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Buone notizie dal fronte: una visione diversa delle relazioni pubbliche si diffonde nel mondo, e anc

24/01/2006

Merito anche del lavoro di Ferpi e della Global Alliance.

Il più autorevole settimanale del mondo, The Economist, pubblica questa settimana un articolo dedicato alle relazioni pubbliche (ripreso anche nelle news mondo della settimana). Siccome non accade di sovente, conviene leggerlo con attenzione per capire cosa bolle in pentola. Ebbene, insieme alla consueta (ma questa volta non distruttiva..) descrizione della nostra attività come la ricerca di una copertura positiva sui media via conferenze stampa, relazioni dirette con il singolo giornalista, organizzazione di eventi che attirino l'attenzione, realizzazione di interviste, e distribuzione di prodotti gratuiti vi sono un paio di novità che il settimanale sottolinea e che indicano qualche interessante linea di tendenza:- la prima si riferisce a un recente studio interno della Procter & Gamble, la maggiore azienda mondiale di beni di largo consumo, la cui conclusione è che il ritorno sull'investimento è assai superiore nelle relazioni pubbliche che non nelle altre forme di marketing e di pubblicità (echeggiando così il libro di Al e Laura Ries di qualche anno fa dal titolo 'The Fall of Advertising and the Rise of PR' che Ferpi annunciò e recensì alla vigilia della sua uscita nelle librerie americane);- la seconda (ed è la prima volta!) sta dove l'articolo dice che 'naturalmente' non tutti i relatori pubblici si occupano di marketing pr o di brand communication. E il settimanale cita il recente studio del Chartered Institute of Public Relations britannico in cui si dice che oltre l'80% dei professionisti lavorano fuori dalle agenzie, nelle imprese, nel settore pubblico e nel sociale, svolgendovi ruoli assai più articolati oltre alle media relations.E' confortante osservare come gli sforzi delle associazioni professionali orientati ad indicare una diversa e più articolata identità della nostra professione, raggiungano anche le testate più influenti (ricordate il pezzo di Lina Sotis sul Magazine del Corriere?).La ricerca CIPR, per quanto non priva di difetti, è soprattutto il frutto della discussione in corso da un paio di anni all'interno della Global Alliance. Una discussione nata in Ferpi e su questo sito proprio cinque anni fa, intorno ai criteri con i quali è giusto valutare l'impatto e i numeri della nostra professione.E, a quest'ultimo proposito è importante sottolineare non solo come anche la commissione di ricerca internazionale dell'Institute for Public Relations ha nei giorni scorsi deciso di avviare un nuovo filone di ricerca proprio sul tema degli indicatori più adatti per misurare l'impatto economico e sociale della professione, ma anche che la stessa Global Alliance sta per lanciare, attraverso i suoi membri, una grande ricerca mondiale sullo stesso tema.Ancora, sempre in merito alle iniziative lanciate dalla Ferpi, è con grande soddisfazione che vi informiamo che il già citato Institute for Public Relations, ispirato dal successo del Festival di Trieste, ha anche deciso di avviare una ricerca interdisciplinare sull'impatto della diversità, inteso nella sua più ampia accezione, sulle relazioni pubbliche.Batti e ribatti, i risultati arrivano... non bisogna demordere.(tmf)

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