Ferpi > News > Conferenza programmatica, la discussione si scalda

Conferenza programmatica, la discussione si scalda

15/03/2005

Ancora nuovi commenti sul dibattito La Ferpi che verrà iniziato le scorse settimane: intervengono Stefano Fait, Alberto Mancinelli, Mario Rodriguez e Sissi Peloso

Per ripercorrere gli interventi precedenti vedi questa notizia.Suggerimenti in attesa della conferenza programmatica
Trovo molto interessante sviluppare questa discussione sulla Ferpi che verrà in attesa di una conferenza programmatica che indichi il futuro dell'associazione.Sono iscritto da pochi mesi e faccio ancora fatica a delineare la situazione, i rapporti che intercorrono tra i soci, i programmi, le opportunità che Ferpi offre ai suoi associati.Nei scorsi giorni si è svolto a Gorizia un corso "Costruire Eventi di Comunicazione" organizzato dall'Associazione Culturale Prospettive di cui sono socio fondatore: a tale corso, patrocinato Ferpi, erano presenti come relatori Giampietro Vecchiato e Mariapaola La Caria (che colgo l'occasione per ringraziare!). Mi piace riproporre un concetto esposto da Vecchiato in cui sottolineava il passaggio da "comunicazione" a "relazione" in merito ai messaggi pubblicitari che ogni giorno ci bombardano.Nel mio ideale Ferpi dovrebbe divenire un non-luogo dove costruire relazioni tra i soci.E, seguendo questo concetto, condivido l'idea di "motore regionale" proposta dal gruppo "Fuori Orario" (F. Famoso, E. Fantaguzzi, B. Frondoni, S. Vazzoler). Soprattutto per i nuovi soci, come il sottoscritto, può essere difficile sentirsi "protagonista" o, per meglio dire, socio attivo in una programmazione a livello nazionale.Solo qualche mese fa, durante una riunione svoltasi a Trieste, si era parlato, proprio con  La Caria e Vecchiato, di un gruppo Triveneto per promuovere nuovi progetti ed iniziative: era per me il primo approccio con il "mondo Ferpi" e non mi sentivo ancora pronto a parlare, a farmi avanti, a mettermi in gioco. Naturalmente sbagliavo!Penso che un movimento capillare a livello regionale potrebbe aumentare i momenti di relazione tra i soci incrementando sensibilmente il senso d'appartenenza a Ferpi.Trovo inoltre fondamentale il ruolo degli studenti nella Ferpi che verrà e per questo motivo è giusto elogiare Marco Bardus e Simona Schina per il gran lavoro che stanno svolgendo. Aumentare la presenza di momenti Ferpi sul territorio potrà senza dubbio sensibilizzare gli studenti ed avvicinarli al mondo associativo.Stefano Faitstefano@raindrops.it


Esisterà la Ferpi nel 2006??Questo è il contributo con il quale sostengo l'idea di svolgere la conferenza programmatica e dove il titolo sintetizza meglio la mia opinione "attuale"sulla nostra associazione. Oltre l'opinione esiste la preoccupazione per la crisi strutturale in cui versa la Ferpi.Ecco la lista degli argomenti da affrontare nell'incontro:Aspetti interni- Depauperamento della base sociale (non sappiamo le vere cause e motivazioni d'uscita dei soci)- Esiguità numerica dei soci, oggi siamo circa 950 iscritti, che senso ha chiamarsi con una sigla così importante... Se rappresentiamo l'1% degli operatori del settore? Il dato lo riporto così come lo conteggia TMF che stima in 70.000 addetti alle relazioni pubbliche. Meglio allora un club!! Oppure confluire in altri organismi.- Confrontiamoci sulla Ferpi un'oligarchia travestita da democrazia, in mano a qualcuno,  con i medesimi sclerotizzati interessi.- Non si vive solo di Oscar di bilancio e di WPRF, anche se riconosco a questi il merito straordinario di dare notorietà e far confluire contributi economici straordinari (non penso assolutamente di non sostenere i due eventi), ma forse è bene interrogarci sul perché non si sviluppano idee e eventi nuovi o se esiste la volontà di lasciare le cose come sono.- Non c'è servizio effettivo per i soci e il servizio attualmente reso è generalizzato e non, invece, erogato per fasce di esperienza o per settori.- Distanza tra socio e associazione- Scarsa crescita territoriale e occasioni perdute di sviluppo associativo, ripensare quindi al sistema di delegazioni regionali.- No a presidenti d'immagine, no a presidenti sottotutela, sì a presidenti di struttura e sì a vice-presidenti con ampio mandato visto che un presidente seppur bravo non può oggettivamente sostenere, da solo, la mole di lavoro attuale che il mercato ci richiede.- Avviare un nuovo dibattito sulla figura di un direttore generale della FerpiAspetti esterni- Problema riconoscimento- Scarsa  e inefficace  la politica relazionale con altre associazioni o organismi di interesse Ferpi- Carente politica nelle relazioni con le università- Mancanza di un ruolo di garante della qualità sul mercato italianoAlberto Mancinelli


Considerazioni critiche sulla preparazione all'assemblea nazionaleCari amici ho atteso un po' a reagire all'invito inoltrato dal direttore della Ferpi a casa del socio Prandi per un aperitivo assieme ad un'altra ventina di soci senior perché non vorrei essere frainteso. Ma anche dopo un paio di giorni le perplessità che mi ha destato la telefonata di Vodopivec permangono e quindi mi sono deciso a metterle in comune.Ho due perplessità.La prima è formale: non mi pare corretto che il direttore di una associazione, della nostra associazioni, si attivi per convocare incontri privati tra soci. Chi l'ha deciso? Mi si dirà che è noto che Prandi si è candidato alla Presidenza della Ferpi o che forse pensa di farlo e per questo vuole incontrare soci. Venti giovani in via Larga, venti senior a casa sua a Milano, i soci romani attraverso "microfoni spenti". Ma questa cosa aumenta le perplessità formali. Se si è aperta, come potrebbe essere giusto che si apra, la preparazione dell'assemblea nazionale perché non farlo ufficialmente: decisione del CE, notizia sul sito e dichiarazione di disponibilità di sostenere tutti coloro che vorranno candidarsi alla presidenza attraverso la direzione Ferpi. Così si offrono pari opportunità, altrimenti a che titolo il tempo del direttore, così prezioso e scarso, viene dedicato ad un socio per incontri privati? E se nella nostra associazione invece che la rincorsa di un  Presidente dovessimo affrontare una sana competizione tra due o più candidature? Sintetizzo: a che titolo il direttore opera in favore di un (forse e per ora non ufficiale) candidato? A me non pare una cosa da poco.Chiuso il primo punto veniamo al secondo. Anche io consiglierei a chi si vuole candidare presidente ma conosce poco l'associazione ed è poco conosciuto, di avviare una serie di incontri, ma gli direi1. fallo in prima persona (se non ha tempo nemmeno di inviare un mail ai soci che ritiene importanti per gestire il suo mandato dove troverà il tempo necessario per presiedere la Ferpi?)2. è vero che ci occupiamo di credibilità e non di verità, ma proprio per questo la fase di ascolto del candidato Presidente deve essere almeno credibile, fatta da un professionista di relazioni personali e pubbliche: venti persone in salotto con un aperitivo non è la partenza giusta, almeno per il sottoscritto.Ultima considerazione: non abbiamo bisogno di king maker. Abbiamo bisogno di uno di noi che si dichiari e ci faccia capire di essere interessato a rappresentare le nostre aspirazioni professionali, i nostri tormenti culturali (e le nostre paturnie senili aggiungerà qualcuno dopo aver letto questo mail).Mario Rodriguez


Ed ecco la replica di Sissi Peloso all'intervento di Rodriguez:Con riferimento alla nota del socio Mario Rodriguez sopra riportata desidero sottolineare che, fra i tanti compiti del direttore, il più importante è sicuramente quello di favorire e far crescere le relazioni fra i soci. In questo caso -e magari fossero più frequenti!- un socio ha chiesto al direttore di essere messo in relazione con altri soci attivi della federazione per valutare con loro il senso di una sua eventuale candidatura al nuovo consiglio nazionale che, come tutti sanno, dovrà essere eletto entro giugno 2005.Va da sé, ma in questo senso il richiamo di Rodriguez è un utile ricordo, che qualunque socio, in qualsiasi momento, può richiedere analoga assistenza. Tutti sappiamo  che il Direttore passa ogni giorno quasi la metà del suo tempo al telefono con i soci e non si è mai tirato indietro. In questo caso specifico il Direttore ha ritenuto di procedere poichè della eventuale candidatura di Andrea Prandi si era già parlato in comitato esecutivo e nessuno, tantomeno Mario Rodriguez che era presente, aveva sollevato obiezione a questa eventualità.Quindi, ritengo che il direttore abbia agito, come d'abitudine, nell'interesse dell'associazione, pur concordando che una maggiore attenzione ai passaggi formal/istituzionali -soprattutto in tempi elettorali- non avrebbe certo nuociuto.Sissi Peloso

COMMENTI

Eventi