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Corporation americane: tolleranza zero

05/04/2005

Dopo i casi Enron e simili, le corporation e i loro board stanno adottando una politica di tolleranza zero nei confronti dei propri dirigenti e impiegati, ai quali si richiede comportamenti personali e deontologici impeccabili. Il risultato è una “frenesia regolatoria” e un'ondata di licenziamenti.

Ne va della credibilità delle aziende, anche nei confronti dei propri creditori, motivo per cui nulla viene più perdonato. Del resto va riconosciuto che l'America ha dato da subito una risposta seria all'ondata di corruzione che si è abbattuta dal caso Enron in poi. Nonostante la Enron non fosse un'azienda qualsiasi pizzicata a truccare i bilanci, bensì la lobby benefattrice di Bush, quest'ultimo ordinò a suo tempo un'inchiesta ufficiale e da quel momento in poi l'America ha scelto la linea dura.Il caso Enron, il fallimento più costoso della storia americana, ha inaugurato un periodo che secondo l'editore di Business Ethics magazine Marjorie Kelly corrisponde a una nuova ondata di puritanesimo. Thomas M. Coughlin, manager della Wal Mart, è stato appena licenziato per abuso di spese. Stessa sorte è toccata a due manager dell'American International Group che hanno rifiutato di collaborare con la giustizia per alcuni bilanci che non quadravano. E c'è addirittura chi perde il posto di lavoro perchè ha una relazione consensuale con una collega. Nell'articolo del New York Times una fotografia del dopo Enron e un articolo denso di esempi e storie di ordinaria intolleranza verso possibili sbagli. Del resto le aziende non hanno scelta: è l'unica via per potersi riprendere un po' di quella credibilità andata perduta e ottenere nuovamente crediti, rimettendo in moto un meccanismo inceppato.Emanuela Di Pasqua-Totem

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