/media/post/rtdctbu/GettyImages-12085043541.jpg
Ferpi > News > Covid-19: per gli italiani ritorno alla normalità tra 22 settimane

Covid-19: per gli italiani ritorno alla normalità tra 22 settimane

17/04/2020

Redazione

Il 72% percepisce in modo diverso il Paese e l’84% l’importanza dei lavoratori essenziali, il 56% cambia visione su aziende e il 64% sulla politica. La preoccupazione economica (83%) supera quella per la salute (80%) e il 53% vede l’e-commerce come mezzo per conservare posti di lavoro. Gli italiani primi nel confronto internazionale per propensione al risparmio (42%) e volontà di donare tempo e denaro (21%). A dirlo una ricerca di Omnicom PR Group.

A circa due mesi dalla diagnosi dei primi casi di Covid-19 nel nostro Paese, gli italiani hanno ripensato le loro priorità e i loro acquisti, nonché la relazione con i brand, le aziende e le istituzioni. È quanto emerge dalla ricerca “Mindset COVID-19: come la pandemia sta cambiando i consumatori globali e il virus sta rimodellando le nostre percezioni, comportamenti, valori e società” realizzata in 6 Paesi (Italia, Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Cina e Sud Corea) da Omnicom PR Group. Di seguito alcuni tra i principali risultati emersi.

1. L’impatto e la severità della crisi in Italia: non ci si aspetta di uscirne prima di 22 settimane
Gli italiani hanno visto la pandemia trasformarsi prima in una crisi del sistema sanitario e poi del sistema economico e sociale del Paese con impatto drammatico su tutte le attività di business quotidiane, nonché stili di vita e di consumo:

  • gli italiani stimano che un ritorno alla vita normale non avverrà prima di 22 settimane e uno su quattro (28%) prevede che ci vorranno dai cinque mesi a un anno di tempo. Il dato è il più pessimistico confrontato alle stime in Cina (9 settimane), negli Stati Uniti (15 settimane), in Germania e Sud Corea (17 settimane)
  • il 33% degli italiani ha un membro della famiglia o un amico colpiti dal COVID-19, di cui purtroppo il 13% ha visto morire una persona cara
  • il 50% degli italiani è ad alto rischio di complicazioni dovute al virus, a causa dell’età o di patologie pregresse o per entrambe le motivazioni
  • l’80% degli italiani è preoccupato per la propria salute e l’83% per la propria situazione finanziaria.


2. Cambiamenti nella società, nella cultura e nei valori. Nello scenario europeo, l’Italia registra i cambiamenti più significativi nella visione del Paese, dell’economia, della politica, dei consumi.
La maggior parte degli italiani dichiara che la pandemia ha cambiato la loro percezione:

  • del mondo (81%), contro il 51% dei rispondenti in Germania, il 71% negli USA e l’87% della Cina
  • del Paese (72%), del sistema economico nazionale (71%) e del sistema politico (64%)
  • delle aziende come datori di lavoro (56%)
  • dell’importanza dei lavoratori del comparto sanitario (90%) e di quelli essenziali (84%)
  • della salute: il 47% degli italiani non la percepisce più come scontata e sicura
  • del tempo – il 39% degli italiani sente un cambiamento nel vissuto del tempo a fronte di un 22% dei tedeschi – e del senso di libertà (52%), contro il 45% in UK e il 39% della Germania


“In Italia le persone stanno vivendo una fase di profondo cambiamento. Il confinamento ha mutato più che in altri Paesi la percezione circa il trascorrere del tempo e il senso libertà. Questi due fattori concorrono ad accelerare una digitalizzazione diffusa, vista come attualmente indispensabile per acquistare beni primari, vincere la solitudine della quarantena e aiutare le aziende a mantenere posti di lavoro. Un passaggio forzato ma in cui si sta testando de facto un nuovo modello economico-sociale", afferma Massimo Moriconi, Amministratore Delegato di Omnicom PR Group Italia.

3. Ognuno ha un ruolo: chi viene percepito come più importante nella risposta alla pandemia? Aziende e istituzioni sotto osservazione in questa fase di grande cambiamento.
Nessuna istituzione riesce a soddisfare pienamente le aspettative degli italiani. Quelle con i migliori risultati – i governi nazionali e locali, le aziende farmaceutiche – vengono valutate "eccellenti" da 2 italiani su 5 (il 39%).      


ISTITUZIONE

ASPETTATIVA:

“IMPORTANTE”

PERFORMANCE:

“ECCELLENTE”

DELTA ASPETTATIVA VS. PERFORMANCE

Governo nazionale

96%

39%

57%

Regioni

96%

39%

57%

Aziende farmaceutiche

95%

39%

56%

Governo locale/comuni

95%

35%

60%

Datori di lavoro

92%

19%

73%

Commercio al dettaglio

89%

29%

60%

Media nazionali

87%

24%

63%

Cittadini

86%

23%

63%

Grandi aziende

82%

21%

61%

GDO

82%

32%

50%

Media locali

81%

21%

60%

Istituzioni formative

76%

33%

43%



 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo contesto, è cambiato il modo di vedere le aziende come datori di lavoro (56% degli intervistati). I brand che prendono decisioni sbagliate rischiano di mettere in pericolo i propri clienti e dipendenti.

L’84% degli italiani comprende che le aziende saranno costrette a ricorrere a cassa integrazione e tagli del personale, ma nove su dieci si aspettano che i datori di lavoro mitighino l’impatto della crisi sui loro dipendenti.

L’89% dei consumatori è disponibile ad agire in prima persona affinché le aziende possano aiutare i propri lavoratori, questo anche grazie agli acquisti on-line (53%).

4. I comportamenti degli italiani sono cambiati, alcuni anche nel lungo periodo
Quello che le persone in Italia stanno facendo adesso:

  • il 66% sta posticipando acquisti o viaggi
  • il 42% sta risparmiando più di quanto non faccia normalmente e in modo significativamente più alto rispetto agli altri paesi (Germania 25%, Stati Uniti 32%, Regno Unito 33%, Cina 19%, Corea 10%) confermando gli italiani come “popolo di risparmiatori”
  • il 27% sta posticipando scelte di vita decisive


Quello che le persone dicono che continueranno a fare dopo la fine della crisi:

  • il 53% continuerà a adottare gli stessi comportamenti d’acquisto
  • il 35% prenderà più seriamente le scelte di vita decisive
  • il 37% pensa di comprare i prodotti e servizi dalle aziende che si sono prese cura dei propri dipendenti durante la crisi
  • un italiano su due pensa che si prenderà cura di sé (50%) e della propria famiglia (44%) a livello psico-fisico, più di prima vs rispettivamente il 35% e 28% dei tedeschi che cambieranno comunque meno il loro stile di vita in chiave benessere.

“Le tragedie causate dall’epidemia ci danno l’opportunità di riscoprire valori umani attorno ai quali costruire una società migliore e uno sviluppo realmente sostenibile. Persone, brand e tecnologia saranno le forze trainanti di una nuova era che è iniziata prima della pandemia e che oggi è diventata a tutti visibile” conclude Moriconi.

Dalla negazione alla paura, fino al cambiamento
Gli italiani in Europa si dichiarano virtuosi nei comportamenti attuali: il 97% degli italiani pratica il distanziamento sociale a fronte dell’89% in Germania, il 95% del Regno Unito, il 91% negli Stati Uniti e il 44% in Cina.
Il 38% intende continuare a praticarlo in futuro quando parteciperà ad eventi sportivi o musicali (vs. Germania 31%, Stati Uniti 31%, Regno Unito 27%).
Visto che la fiducia sociale rimane alta (solo il 22% degli italiani pensa che gli altri costituiranno un pericolo) nella pratica del distanziamento sociale prevale il senso di responsabilità individuale sulla paura (58%, dato più alto di tutti gli altri paesi).

COMMENTI

Eventi