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Filantropia: quando la beneficienza si trasforma in business

29/01/2008

A Davos è uno dei temi più caldi, mentre è stata studiata una linea, Product Red, appositamente dedicata ai Paesi in emergenza Aids. Uno speciale della webzine CNet sui nuovi protagonisti del capitalismo creativo.

Filantropia e miliardari, aziende etiche e profitto, aiuti umanitari e bilanci: ne parlano tutti in questi giorni, in occasione del World Economic Forum e alla vigilia del ritiro di Gates che, una volta congedatosi da Microsoft, andrà a gestire (con la moglie) a tempo pieno la società no-profit da 33 miliardi di dollari dedicata agli aiuti umanitari. CNet dedica uno speciale al tema, che per altro da tempo si è guadagnato l'attenzione dei media, i quali si chiedono se dietro a questa inedita attenzione ci possa essere anche un bisogno di espiazione da parte di molti magnate apparentemente senza scrupoli. Proprio a Davos, Gates ha coniato la locuzione, ripresa da molti osservatori, di capitalismo creativo, alludendo proprio a un modo di fare business non solo responsabile, ma addirittura umanitario. La questione è che si può trasformare la beneficenza in business, utilizzando le forze che regolano i mercati per aiutare le nazioni più povere, soprattutto provvedendo al loro fabbisogno farmeceutico, per curare o attenuare patologie per le quali esistono i medicinali, ma i costi spesso non sono accessibili. Basta fare ciò che si sa fare insieme ai Paesi in via di sviluppo.
In questa direzione va per esempio l'iniziativa della linea di prodotti Red, la società di branding anti-aids fondata da Bono degli U2: per la vendita di ogni prodotto di questa linea una determinata quota viene destinata ai Paesi più coinvolti da questa emergenza. Micosoft e Dell per esempio commercializzeranno computer con marchio Red, ma non sono le uniche aziende ad aver aderito al progetto filantropico. Insomma non solo è possibile un capitalismo attento e responsabile, ma addirittura le ragioni del profitto possono coincidere con quelle umanitarie. Inutile dire che Bill Gates non è l'unico miliardario che si è fatto trascinare dalle buone cause. Intanto Microsoft rende noti i bilanci trimestrali e porta a casa risultati più che soddisfacenti, snobbando addirittura la débacle borsistica di questi giorni. Evidentemente il capitalismo creativo funziona.
Redazione Totem - Emanuela Di Pasqua

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