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Freedom House: Italia a libertà di stampa parziale

08/05/2009

Il sorprendente verdetto del rapporto 2009 vede l’Italia come unico paese europeo, insieme alla Turchia, a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà è “parziale”. A limitare la libertà di parola le nuove leggi, i tanti processi per diffamazione a carico dei giornalisti e le intimidazioni che questi subiscono dalla criminalità organizzata ma, soprattutto, l'eccessiva concentrazione della proprietà dei media.

La libertà di stampa in Italia? Secondo Freedom House è parzialmente libera. Il sorprendente verdetto è contenuto nel rapporto annuale dell’organizzazione non profit americana, fondata nel 1941 da Eleonor Roosvelt, che monitorizza la libertà di stampa in 195 paesi fin dal 1980.


Il rapporto 2009, presentato a Washington, vede l’Italia come unico paese europeo, insieme alla Turchia, a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà è “parziale”. Non certo un bel record per il bel Paese che, nella classifica generale, si trova al 71simo posto insieme al Benin e ad Israele.


Tra le cause della retrocessione, il rapporto cita il ritorno al governo di Silvio Berlusconi collegandolo ai timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida, ma anche l’aumento di azioni legali contro i giornalisti e le minacce, fisiche e non, rivolte alla categoria da parte del crimine organizzato.


Dando un’occhiata fuori dai nostri confini, la libertà di stampa sembra avere radici soprattutto nel nord Europa e in Scandinavia: l’Islanda, la Finlandia, la Norvegia, la Danimarca e la Svezia occupano, nell’ordine, le prime cinque posizioni della classifica mondiale. Critica, invece, la situazione nell’est asiatico, in medio oriente e in nord Africa, dove paesi come Corea del Nord, Turkmenistan, Birmania, Libia e Eritrea si contendono le ultime posizioni della graduatoria. Solo al ventiquattresimo posto compaiono gli Stati Uniti, a pari merito con la Repubblica Ceca e la Lituania.


In generale la situazione mondiale non è positiva. Poco più di un terzo dei 195 Paesi esaminati garantiscono attualmente la libertà di stampa: sono classificati “free” solo 70 Stati, il 36% del campione. Sessantuno (il 31%) sono “parzialmente liberi” e 64 (il 33%) sono “non liberi”. Secondo l’indagine, solo il 17% della popolazione mondiale vive in Paesi che godono di una stampa libera.


Sull’argomento è intervenuto anche il presidente della Fnsi, Roberto Natale, che ha commentato: “Piuttosto che liquidare queste analisi come indizi di un improbabile complotto contro l’Italia, conviene prendere atto che le società pienamente democratiche si regolano diversamente da noi e tornare a ragionare su indispensabili regole di equilibrio per l’informazione italiana. Gli osservatori internazionali nemmeno sanno che la nostra situazione può persino peggiorare, visto che la legge Gasparri consentirà a Mediaset, dal gennaio 2011, di entrare nella proprietà di giornali quotidiani o di fondarne di nuovi: con ciò accrescendo ulteriormente una concentrazione che già all’estero sembra esorbitante”.


tratto da Informa

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