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General Electrics spinge per un abbattimento delle imposte

20/07/2004
È al vaglio del Congresso in questo periodo una bozza di legge che potrebbe evitare alle multinazionali statunitensi una doppia tassazione sui redditi prodotti all'estero. In altre parole le loro entrate verrebbero tassate esclusivamente nel Paese di produzione delle stesse e non, come avviene ora, anche negli States. Questa ipotesi è particolarmente interessante per General Electrics (GE), la più grande impresa mondiale per valore di mercato e che ottiene circa il 45% del proprio fatturato all'estero, che potrebbe così portare a casa i redditi guadagnati in nazioni come Irlanda e Singapore, senza essere tassati, con aliquote molte più alte, nuovamente negli USA. È per questo che GE sta sviluppando capillarmente e in maniera massiccia un'intensa attività di lobbying verso i legislatori americani. Da un paio d'anni, da quando cioè si sta dibattendo questa proposta, la multinazionale americana, 'la' big spender in termini di lobbying tra tutte le organizzazioni americane, ha moltiplicato il suo budget per le attività di public affairs e lobbying arrivando a spendere nel 2003 fino a 17,2 milioni di dollari. Tale sforzo è diretto da John Samuels, vice president for taxes di GE. Tra le varie attività intraprese da Samuels ed il suo staff anche presentazioni a meeting del House Policy Committee, conferenze sponsorizzate da gruppi di ricerca come l'American Enterprise Institute e la guida di un'associazione di 36 imprese multinazionali  che richiedono cambiamenti sull'attuale  sistema legislativo di tassazione sui profitti prodotti all'estero da imprese made in Usa. 
Fabio Ventoruzzo - Ferpi

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