Federica Zar, Consigliera Nazionale con delega alla Comunicazione
E se il problema non fosse capire la Generazione Z, ma imparare ad ascoltarla?
È una delle domande che attraversa il libro Il meglio deve ancora venire, nato dal confronto tra il nostro socio Ruben Abbattista, e tre giovani studenti dello IED di Torino, Marco Corbo, Andrea Conti e Nico Gulino. Un dialogo iniziato nel 2020 intorno alla comunicazione digitale e diventato progressivamente qualcosa di più: un confronto tra generazioni su valori, lavoro, linguaggi, tecnologia e futuro.
Un tema che riguarda da vicino anche chi oggi lavora nella comunicazione. Perché la Generazione Z non rappresenta soltanto un nuovo pubblico da raggiungere attraverso nuovi canali. È anche una generazione che sta entrando nelle organizzazioni, modificando aspettative e modalità di lavoro e portando con sé un diverso rapporto con la tecnologia, i contenuti e le relazioni.
Il libro diventa così il racconto di un’esperienza concreta di ascolto, ma anche lo spunto per superare alcune semplificazioni con cui spesso si guarda ai più giovani. Non una generazione da definire attraverso stereotipi, ma persone con cui costruire un confronto.
È stato questo il filo conduttore della recente presentazione allo IED del volume, durante la quale Abbattista ha dialogato con gli stessi tre giovani protagonisti del percorso. A moderare l’incontro Franco Amato. Quasi due ore di conversazione su come stanno cambiando i mestieri della comunicazione, sui linguaggi che evolvono e sulle competenze necessarie per entrare nel mercato del lavoro e, soprattutto, per continuare a essere professionisti capaci di affrontarne le trasformazioni.
Sul tavolo anche una questione ormai ineludibile: l’intelligenza artificiale. L’AI sta modificando il lavoro creativo e i processi attraverso i quali si producono contenuti, ma non elimina la necessità di pensiero, responsabilità, capacità critica e comprensione delle persone. Al contrario, rende forse ancora più importante ciò che una macchina non può sostituire: la capacità di dare senso alle informazioni, interpretare i contesti, costruire relazioni e assumersi la responsabilità della comunicazione.
È qui che il confronto tra generazioni diventa particolarmente interessante per chi opera nelle relazioni pubbliche e nella comunicazione. Conoscere nuovi strumenti e nuovi linguaggi è necessario, ma non sufficiente. Occorre anche saper cambiare prospettiva, mettere in discussione abitudini consolidate e accettare che l’esperienza non coincida necessariamente con una maggiore capacità di leggere il futuro.
Del resto, come ricorda la frase di Julio Velasco scelta per il libro: «I ragazzi dobbiamo elogiarli, criticarli ma non giudicarli». Una lezione che vale anche per la comunicazione. Perché prima di comunicare con una nuova generazione, forse dobbiamo imparare a dialogare con essa.