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I comunicatori aiutano le imprese a ri-raccontarsi

05/05/2020

Anna Romanin

Il mondo è cambiato. Siamo cambiati noi e la narrazione delle imprese, tema che riguarda da vicino i comunicatori che possono aiutare le imprese a ri-raccontarsi e ad essere traghettate verso un futuro più corrispondente a quello che siamo diventati. Ce lo racconta Federico Favot al nono CafFERPI, che di mestiere scrive storie.

Messaggi nuovi per un pubblico nuovo

Il mondo è cambiato in poche settimane ad una velocità a cui fatichiamo a tenere il passo. Il racconto stesso di questo mondo, deve cambiare. Ce lo spiega con calma convincente Federico Favot, che di mestiere scrive storie: è sceneggiatore, headwriter e creative producer. Dall’alto delle sue 80 ore di prime serate TV, e della scrittura di webserie, film, libri, ci dice che le storie sono e continuano ad essere importanti, e proprio per il loro valore non devono essere più le stesse.

Abbiamo assistito in due mesi di lockdown ad un’evoluzione sociale verso direzioni inaspettate, con obiettivi incerti e ritmi disorientanti. Siamo cambiati, e con noi le nostre priorità. Mentre raccolgo l’ispirazione del nuovo CafFERPI, incappo nella foto di Nicolas Frey in un quotidiano nazionale che rilascia un’intervista in quarantena non sul campo da calcio ma mentre fa “una specie del gioco dell’oca intorno a casa” scoprendosi un papà a tempo pieno. Siamo cambiati, tutti coinvolti e intrecciati in un grande effetto domino.

Migliori? Sicuramente diversi
Quando questa crisi sarà finita il mondo ne verrà fuori cambiato. La questione non è morale - Saremo più buoni? - ma più pratica: Saremo diversi? Forse ci concentreremo sui bisogni primari: «Saremo probabilmente consumatori più attenti e forse – dice Federico - avrà maggiore successo chi avrà la capacità di reinventarsi.» Deve cambiare anche la narrazione delle imprese: alberghi, aziende, PMI, devono avere nuove idee rispetto a prima, perché in questo momento nessuno vuole sentire le stesse storie. Non servono messaggi neutri ma messaggi coraggiosi e sinceri, e buone idee capaci di diventare contagiose.

Reinventarsi a partire dalla creatività
Mentre il nostro quotidiano è imbrigliato nella contingenza e l’orizzonte futuro ancora poco chiaro, possono arrivare in soccorso immaginazione e innovazione. “Uno choc come quello in corso può far affiorare l’innovazione che abbiamo nel sangue”, come dopo la seconda guerra Mondiale o dopo la crisi degli anni ’80 l’ha raccontato in questi giorni al Corriere Luca Corazzini, docente di Economia con all’attivo studi su benessere e felicità. Quello italiano è in fin dei conti un popolo poco abituato ad esprimersi con la creatività, ma pur sempre creativo.

Per stare al passo al cambiamento repentino è necessario re-inventarsi e ri–raccontarsi, in buona parte attraverso la creatività, che non si insegna a scuola ma si può allenare. «Siamo tutti creativi a livelli diversi. – continua Federico. L’abitudine ad aprire la testa ad ascoltare, può cambiare in meglio la vita».

Libri, stimoli visivi, meditazione, l’ascolto e relazioni
La creatività è attitudine ma si alimenta con libri, stimoli visivi, relazioni, con la meditazione e l’ascolto (tema principe dei relatori pubblici). Aprire tutti i sensi e mettersi in ascolto custodisce la possibilità di vivere in pieno il momento.

Finito il lockdown più stretto, lasciata la fase più serrata di maratone live, meeting virtuali, call, lasceremo anche le nostre case-studio, dove abbiamo riscoperto il piacere delle librerie non solo come sfondo alle video conferenze. Nella nuova fase dovremo dotarci della pazienza dei saggi perché i tempi saranno raddoppiati per ogni cosa. Tutto probabilmente costerà molto di più in termini di denaro e di tempo. Tanto vale allora nelle attese a cui ci dovremo almeno per un po’ abituare, armarci di buone letture.

Federico Favot ci consiglia: Il Potere di Adesso di Eckhart Tolle 

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