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Il bilancio è sociale, non pubblico

08/04/2010

Perché un comune dovrebbe fare un bilancio sociale? Un bilancio sociale non è un’operazione pubblica ma non deve nemmeno essere un’operazione di “buonismo”. Il senso del bilancio sociale di un comune risiede nello stakeholder management e nell’impatto allargato di ciò che si fa che non deve necessariamente essere di pubblico dominio.

di Paolo D’Anselmi
Il bilancio sociale di un comune è in primo luogo una operazione di riclassificazione del bilancio contabile. Semplice o complessa che sia, ciò che di essa affascina e lascia perplesso al tempo stesso l’interlocutore non è la tecnicalità, ma è il perché. Perché mai un comune dovrebbe imbarcarsi in una operazione del genere. Ciò che del problema affascina è la politica e la politica si esprime nella domanda perché mai mi dovrei imbarcare a fare questo. Questa domanda sottintende due cose. Prima cosa: a nessuno frega niente del popolo, non al sindaco e alla giunta, non ai consiglieri, meno che mai al segretario comunale o al direttore generale, per non parlare degli impiegati che tirano al 27 del mese, giorno di paga. La seconda cosa che la domanda implica nel sottotesto è che chi propone di fare i conti e di fare il bilancio sociale sia un buonista, un’anima bella, uno scientista che dai conti si aspetta il miglioramento del mondo, che ritiene che il sindaco sia un servitore del popolo e che i dipendenti pubblici siano degli eunuchi che con abnegazione ogni mattina si studiano di servire il popolo stesso. Insomma il sottotesto è che chi propone di fare queste cose è un fesso.
Il modo standard di tentare una risposta a queste domande finisce spesso in una sfida all’ultimo cinismo. Un modo strano – e spero più efficace – è quello di considerare che l’operazione che si propone – la redazione di un bilancio sociale – non è di per sé una operazione pubblica. Non è detto che i conti che si fanno debbano essere messi in piazza, avviati con una delibera di giunta o di consiglio, sbattuti sotto il naso di tutti, che tutti sappiano cosa si sta facendo e che tutti sapranno cosa si sarà saputo.
Per dire che il bilancio sociale non è una cosa pubblica, è utile rendersi conto che per farne un primissimo abbozzo bastano due persone e una domenica pomeriggio. Sindaco e segretario comunale. Due consiglieri un poco versati nelle cose del comune. Qualche conto richiesto nel tempo all’ufficio ragioneria. Due sindacalisti. Se non si soffre di solitudine e si hanno le idee chiare, si può fare pure da soli. Basta poco per farsi una prima idea.
Gli ingredienti base sono: il bilancio a pareggio, nel quale è evidenziato il costo del personale, e la lista dei dipendenti del comune e dei collaboratori occasionali. Ciascuno ha in mente l’organigramma con i diversi uffici. Ciascuno ha in mente i diversi servizi del comune.
Non essendo dunque una operazione necessariamente pubblica, la domanda sul perché farla acquisisce risposte meno buoniste: per sapere dove vanno a finire i soldi. Per fregare. Per ottimizzare. Per tagliare. Per aumentare. Per onestà, per intelligenza, per competenza, per cortesia. Per dire in pubblico solo ciò che conviene. Per manipolare l’opinione pubblica. Per farsi eleggere. Per far fuori qualcuno. Per parare i colpi di chi ti vuole fare fuori. Non certo per bontà del politico o dell’amministratore o dell’amministrativo. Per sete di conoscenza. Non è dalla benevolenza del sindaco che mi aspetto la buona amministrazione, ma me la aspetto dalla concorrenza di interessi contrapposti. Perché c’è una direttiva del ministro della funzione pubblica del 2006 che lo impone o lo consiglia. Perché lo fa il mio vicino confinante. Per avere un serio back-office dell’ufficio stampa. Per tutte le stesse ragioni pessime e ciniche per cui uomini e donne fanno mille altre cose orrende e edificanti, buone e cattive, perché gli va, perché si annoiano. La prima regola dello stakeholder management è che ciascuno è stakeholder di se stesso. Il bilancio è sociale nel senso che tiene conto dell’impatto allargato di ciò che si fa, ma non è pubblico, nel senso che non è detto che tutti devono sapere qual è tale impatto.
E tutto questo non solo per un comune vale, ma vale per tutti: dalle ancelle di Madre Teresa a Wall Street.

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