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Il bilancio, una casa di vetro

30/11/2015

Patrizia Rutigliano

Negli ultimi anni gli interessi di shareholder e stakeholder si sono allineati: entrambi chiedono una rendicontazione che non sia mero adempimento normativo, ma offra strumenti adeguati a supporto ai portatori d’interesse. Il bilancio è diventato una “casa di vetro” attraverso la quale osservare il funzionamento dell’impresa, la sua solidità e la sua capacità di creare valore. Lo ha sostenuto il Presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano, durante l’evento dell’Oscar di Bilancio 2015.

 

Col passare del tempo, l’Oscar di Bilancio conta adesioni sempre più numerose e di qualità, a testimonianza dell’importanza che la business community conferisce a questo riconoscimento e a conferma della bontà degli sforzi compiuti finora sulla strada del confronto, della trasparenza e di quella completezza di informazione che Ferpi ha inteso stimolare sin dalla prima edizione dell’Oscar, nella consapevolezza di poter offrire un contributo sostanziale alla crescita non solo delle imprese, ma anche dei loro stakeholder, che ne condividono giustamente aspirazioni e successi.

Nel tempo, e con un’accelerazione più marcata negli ultimi anni, la reportistica si è evoluta come strumento di comunicazione complessiva dei valori di cui un’azienda è portatrice – non solo quelli strettamente contabili – e il bilancio è diventato una “casa di vetro” attraverso la quale osservare il funzionamento dell’impresa, la sua solidità e la sua capacità di creare valore nel medio e lungo termine. Il tema della rendicontazione è divenuto quindi sempre più cruciale per le società che intendono investire nel valore informativo di cui oggi ci troviamo a discutere.

Nel giro di quarant’anni – rivelano dati recenti di IIRC – la percentuale degli asset intangibili nelle aziende è passata dal 20 all’80%. Ciò significa che il reale valore delle stesse, così come viene percepito all’esterno, è ormai costituito in misura prevalente da asset che non trovano rappresentazione nei bilanci tradizionalmente intesi.

A breve, come previsto dalle direttive europee, tutte le società di pubblico interesse con più di 500 dipendenti avranno l’obbligo di inserire nella propria relazione annuale una serie di informazioni non finanziarie e afferenti soprattutto alla sfera sociale, a quella ambientale, all’etica e alla governance. Tuttavia, come ha segnalato nel 2014 CDP – associazione specializzata nella valutazione della disclosure delle aziende in tema di cambiamento climatico – l’interpretazione e l’implementazione di queste misure è lasciata alla discrezionalità dei singoli Stati. Uno sviluppo disomogeneo sarebbe un’occasione perduta.

Sta alle imprese aprirsi sempre di più e attivare un presidio organico e integrato rispetto alle richieste del mercato, delle autorità e dell’opinione pubblica. Negli ultimi anni si è notato un allineamento degli interessi di shareholder e stakeholder: entrambi chiedono una rendicontazione che non sia mero adempimento normativo, ma offra strumenti adeguati a supporto di chi deve operare investimenti di qualità e in generale di tutti i portatori d’interesse.

Negli ultimi anni si è molto discusso, e molto è anche stato fatto, per innovare i sistemi di rendicontazione, per rafforzare la responsabilità sociale delle imprese, per integrare i processi di sviluppo sostenibile nei processi di business, elemento quest’ultimo determinante non solo per forme di reportistica integrata ma anche per le ricadute positive sulle attività di business.

Fondandosi sul presupposto per cui integrated reporting means integrated thinking, l’impresa giunge a una ridefinizione del proprio modello di business, con conseguente integrazione e armonizzazione dei processi. Tutto ciò si traduce in una riduzione dei costi, una migliore gestione del rischio, una maggiore collaborazione tra board e direttori, differenziazione del brand e innovazione, oltre a un ritorno reputazionale in senso ampio.

Nel tempo il concetto di azienda si è evoluto sino a rappresentare un “sistema aperto”, nel quale i perimetri aziendali sono più “mobili” rispetto al passato (si pensi alla catena di fornitura e al rapporto sempre più “integrato” e strategico tra impresa e fornitore). Questo percorso di apertura può essere assecondato e incoraggiato attraverso strumenti molteplici, di cui le forme di rendicontazione sono solo una parte verso un maggiore investimento informato, che concorrono al rafforzamento dello stakeholder engagement.

Uno sforzo in questo senso è necessario anche per superare gli attuali elementi di incertezza nel processo valutativo dei bilanci, dalla definizione dei perimetri di materialità all’assurance, se necessario anche adeguando i criteri per superare rigidità e discordanze.

E’ naturale che le grandi imprese siano “first movers” in questo ambito. Tuttavia, è indispensabile avviare riflessioni per trovare soluzioni che agevolino e accompagnino il cammino anche delle realtà imprenditoriali meno strutturate nel rafforzamento delle strategie di comunicazione e reportistica, assicurando allo stesso tempo uniformità nella valutazione. Aiuterebbe forse ragionare in termini di condivisione di valore, di messa a fattor comune di competenze e conoscenze maturate da chi ha già avviato processi più innovativi in questo senso. Fare rete è quanto mai indispensabile e anche Ferpi può e deve svolgere una funzione di stimolo in questo senso.

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