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Il marketing è morto. Viva il marketing!

06/04/2009

Mattia Camellini nella rubrica "il Diretto", parla di marketing, segnalando novità e consigli utili per chi comunica "direttamente". Nelle sue riflessioni porta alla ribalta la crisi del marketing tradizionale e la necessità di nuove, vere, relazioni tra imprese e consumatori.

Il marketing doc, quello delle 4P di kotleriana memoria, è in crisi profonda. Era ora.
Espressioni militari come target, conquista, penetrazione, campagna non riescono più a definire e a comprendere una realtà complessa che sta creando le sue nuove regole, spesso in totale autonomia, lontano da Scuole e Università blasonate.


Di fronte ad una rivoluzione tecnologica e culturale che avanza tanto silenziosamente quanto impetuosamente da anni, il distacco tra società reale e marketing rischia di diventare perfino imbarazzante.


A denunciare questa inadeguatezza, non molto ascoltato in verità, ci aveva pensato già otto anni fa Seth Godin, con il suo “Permission Marketing” (2001). Non a caso il sottotitolo del suo libro, suonava pressappoco così: “Come trasformare sconosciuti in amici, e amici in clienti”.


Godin aveva già chiaramente evidenziato che la progressiva mancanza di tempo delle persone e la sovraesposizione ai messaggi promozionali avrebbero vanificato il valore degli investimenti pubblicitari. Invece che sulla quantità, le aziende avrebbero dovuto puntare sulla qualità della relazione, beninteso, “liberamente” scelta dal consumatore.
La rete, con le sue enormi possibilità di relazione e di auto-informazione, avrebbe potuto essere il luogo ideale in cui far nascere questo rapporto paritario.


A dare il colpo di grazia al marketing tradizionale ci ha pensato qualche mese fa il sociologo Giampaolo Fabris, con il suo ultimo libro “Societing”. Un documento che vuole anche essere il Manifesto di una rivoluzione copernicana che intende riportare l’individuo e la società al centro del sistema, e dove i mercati devono essere al servizio di questi soggetti e non viceversa.
In realtà i cittadini-consumatori lo sanno già, e in parte anche le aziende perché lo sperimentano quotidianamente sui propri prodotti e lo apprendono dai blog che parlano di loro.


Servono dunque nuove relazioni e nuovi approcci tra imprese e consumatori. Servono soprattutto nuove competenze per comprendere le infinite potenzialità delle nuove tecnologie e delle social community. E’ quindi urgente che anche il marketing prenda umilmente e definitivamente atto che intorno tutto è cambiato, se vuole riprendersi quel ruolo strategico che gli compete


Mattia Camellini
tratto da Comunicazione Italiana

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