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Image Building: nessun coinvolgimento nel caso Parmalat/Lactalis

18/05/2011

Nei giorni scorsi è stato pubblicato sul sito un articolo contenente informazioni inesatte su un caso di attualità che ha visto coinvolti _Image Buiding_ e _Lactalis._ Porgiamo le nostre scuse ai diretti interessati e forniamo la corretta versione dei fatti.


Ferpi si scusa per la pubblicazione nell’ambito del proprio sito di affermazioni errate e lesive della onorabilità di Image Building. Image Building non è indagata nè è indagato il cliente di Image Building, Lactalis. C’è solo stata “un’acquisizione di documentazione presso terzi” nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano, inchiesta che non riguarda il comportamento di Image Building, advisor di comunicazione di Lactalis, nè la stessa Lactalis.
Sono pertanto errate le affermazioni contenute nel sito:
Image Building… accusate di avere favorito attività di insider trading sul caso Parmalat/Lactalis… le agenzie Image Building e… sono state coinvolte nello scandalo Parmalat/Lactalis.
Ce ne scusiamo con Image Building e con Giuliana Paoletti
Riportiamo per trasparenza il pezzo originale.

E’ tempo di regolamentare le Rp?
Anche Burson Marsteller inciampa con Facebook. In Italia, secondo quanto riportato dai media, le agenzie Image Building e Brunswick sono state coinvolte nello scandalo Parmalat-Lactalis. Due casi degli ultimi giorni che hanno coinvolto agenzie e professionisti di Rp spingono Toni Muzi Falconi a ipotizzare una regolamentazione delle Relazioni pubbliche.
di Toni Muzi Falconi
Non riesco neppure a immaginare, a novantanni suonati ( l’ho incontrato qualche giorno fa e mi è parso vispo come sempre, con quella sua aria ironica, affettuosa e sorridente ), quanto possa essersi arrabbiato e infastidito.
Parlo di Harold Burson, personaggio fra i più iconici e rispettati della storia delle relazioni pubbliche.
La sua creatura è incappata in uno di quegli incidenti che nessuno di noi vorrebbe subire.
Due senior publicist dell’agenzia hanno intrapreso da qualche settimana un programma di smear pr contro Google per conto di Facebook ma, solo a domanda e neppure spontaneamente, si sono rifiutati di rivelare il nome del cliente. La vicenda è scoppiata con l’ articolo pubblicato dal Dailybeast del 12 maggio seguito da un articolo dello stesso giorno su Fast Company
Anni fa una cosa del genere era successa ad Edelman con il suo cliente WallMart. Eravamo appena agli esordi dei social media. In 24 ore dallo scoppio dello scandalo Richard Edelman emise un duro comunicato di scuse e richiamò Michael Morley dalla pensione, per un giro di vite formativo interno in ogni paese del mondo ove aveva uffici per evitare che la cosa si ripetesse.
La Burson invece, gestita ora da Mark Penn (già consigliere politico di Hillary Clinton), ha riconosciuto in tarda serata del 12/5 il proprio errore con un comunicato che appare un capolavoro di ipocrisia.
Peccato davvero, perché ho sempre ritenuto la Burson un modello di agenzia di relazioni pubbliche.
Ho scritto prima che il tipo di programma avviato da Burson per Facebook in sé non è illegale. Parlare male di un concorrente non si fa (lo scrivono tutti i codici etici di tutte le nostre associazioni in ogni parte del mondo), ma non è vietato dalla legge (naturalmente se i fatti attribuiti al concorrente sono provati e dimostrabili, non come la Moratti che dice il falso nei confronti di Pisapia… per capirci). C’è quindi una sostanziale differenza fra illegal pr e smear pr.
Resta però il fatto che le smear pr (l’uso delle relazioni pubbliche per mettere in difficoltà altri e non per costruire una migliore reputazione di sé…) sono sempre più uso comune nella nostra professione.
A partire dalla politica, ma certamente anche nelle imprese (ricordate il caso Marcegaglia?). Insomma è quello che da qualche tempo da noi si chiama il metodo Boffo, e vale per le persone, per i prodotti, per i servizi, per le idee.
Un altro caso, sostanzialmente diverso e questa volta in Italia, chiama in causa due agenzie di relazioni pubbliche italiane accusate di avere favorito attività di insider trading sul caso Parmalat/Lactalis. I giornali parlano di Image Building per Lactalis e di Brunswick per i fondi avversari.
Naturalmente i due casi sono molto distanti l’uno dall’altro e la sola cosa che li accomuna è che si tratta di agenzie ben note e che scoppiano nello stesso periodo in due paesi diversi.
Non credo sia utile deprecare e reiterare che ognuno di questi casi fa assai più male alla professione che non alle persone direttamente coinvolte. Non credo sia utile invitare le associazioni professionali ad abbandonare le proprie abitudini alla reticenza, alla pavidità e trincerarsi dietro l’alibi del silenzio. Non credo neppure sia utile, in realtà, scrivere queste parole se non per invocare un ferma presa di posizione sia di Assorel (di cui peraltro Burson è socia mentre Brunswick e Image building non ne fanno parte) e di Ferpi (che rappresenta tutta la professione) in un dibattito pubblico, magari in coincidenza con l’assemblea elettiva Ferpi?

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