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India: lo stato delle relazioni pubbliche nella più grande democrazia del mondo

06/12/2005

1,2 miliardi di abitanti e una professione consolidata e in forte crescita. Un articolo di Toni Muzi Falconi.

Lo stato dell'arte delle relazioni pubbliche in India ha poco o nulla da invidiare rispetto a quello delle democrazie più consolidate.
Tre intense giornate di dibattito a Nuova Delhi fra oltre trecento partecipanti provenienti dall'intero subcontinente, mi hanno mostrato come le relazioni pubbliche siano una disciplina e una funzione consolidata del management delle maggiori organizzazioni private, pubbliche e sociali della più grande democrazia del mondo (1,2 miliardi di abitanti) e quella, tra l'altro, che progredisce economicamente con la maggiore rapidità (+8,1 % di crescita annuale).
Un paio di giorni prima dell'inizio della conferenza, a Jaipur per una visita turistica, ho potuto leggere sulla prima pagina del giornale locale un articolo in cui l'opposizione al governo della città attaccava la maggioranza perché l'industria turistica locale era cresciuta "solo del 34%" rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso! L'articolo imputava questa "deludente crescita" alla decisione delle autorità di investire l'equivalente di 6 milioni di euro in pubblicità sui media locali (per supposte ragioni di natura elettorale...) anziché aggiungere quella cifra agli altrettanti 6 milioni di euro investiti in attività di comunicazione turistica nel resto dell'India, in Malesia e Singapore per attirare nuovi flussi.Insomma, tutto il mondo è Paese, salvo che da noi le critiche sono per il segno negativo e in India invece per un insufficiente segno positivo...
Il direttore della comunicazione della società che realizza a Delhi la nuova linea metropolitana ha raccontato con dovizia di particolari come le relazioni pubbliche sono riuscite a ridurre, per i 16 milioni di abitanti della capitale, l'impatto di quella ondata di disfunzioni e di irritazioni quotidiane che ogni megametropoli impone ai suoi abitanti quando implementa una grande infrastruttura; il presidente del movimento cooperativo indiano (il maggiore del mondo) ha illustrato come le relazioni pubbliche hanno aiutato la costruzione di una forte coesione fra le cooperative agricole delle diverse regioni, lingue, culture del subcontinente e come un applicazione a tappe forzate delle muove tecnologie della comunicazione, coordinata da colleghi relatori pubblici, stia accelerando la trasformazione della maledizione contadina e della vita nei villaggi in via di trasformazione in centri di conoscenza (si prevedono oltre dieci anni perché il progetto passi ad una seconda fase...); la numero uno della maggiore agenzia di relazioni pubbliche indiana ha tracciato un panorama della professione proiettata al 2005 che avrebbe potuto essere simile -salvo che nell'accentuazione degli aspetti di responsabilità sociale non solo delle imprese private ma anche del settore pubblico e sociale- a qualsiasi leader professionale di Occidente.Lo sviluppo della educazione in relazioni pubbliche è impressionante.  Il primo corso universitario di relazioni pubbliche risale al 1933, il primo dottorato in relazioni pubbliche al 1990, oggi ne sono in corso oltre sessanta; per non parlare dei corsi di laurea breve e specialistici, molti dei quali sono a distanza, tutti in lingua inglese e sfruttano le applicazioni di banda larga e di sofisticata telefonia mobile.Insomma, il nostro lavoro in India è moderno, apprezzato e in fortissima crescita.C'è ovviamente molta curiosità per l'Italia (oh, Italy! Like Sonja Gandhi...dicono tutti) e intensa volontà di scambi e di condivisione di esperienze.Ecco il testo della relazione che ho presentato anche a nome di Ferpi e che ha suscitato un vivace dibattito fra i partecipanti.
(tmf)

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