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Istituzionalizzazione: un’opportunità da interpretare e agire

24/10/2008

Il commento di Emanuele Invernizzi, raccolto in un’interessante intervista rilasciata a conclusione del Congresso internazionale Euprera.

“L’istituzionalizzazione delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione d’Impresa” atteso tema del 10° Congresso Euprera – che quest’anno ha fatto tappa in Italia, a Milano nel campus dell’Università IULM dal 16 al 18 ottobre – promosso da Euprera (l’associazione europea degli accademici e ricercatori di Rp) Ferpi e Università IULM.


Il Congresso, considerato uno dei più importanti incontri internazionali per studiosi e professionisti di Relazioni pubbliche, si è rivelato un evento di altissimo livello che ha affrontato un tema sicuramente rilevante per la professione, rappresentando un’irripetibile opportunità di crescita professionale per tutti gli operatori coinvolti.


Abbiamo intervistato Emanuele Invernizzi, President Elected Euprera, nonché organizzatore del Congresso, insieme a Toni Muzi Falconi, per raccogliere i commenti a caldo alla fine di questa tre giorni densa di incontri a cui hanno partecipato i più autorevoli professionisti e studiosi a livello internazionale.



Per dare una sintesi schematica, ma il più possibile esaustiva, è possibile articolare i concetti più importanti che sono emersi dal Congresso intorno ai tre temi che sono stati quelli centrali delle tre sessioni plenarie. Il primo è sulla concettualizzazione del tema del convegno, che è appunto l’istituzionalizzazione. Cosa è emerso?


Su tema dell’istituzionalizzazione c’è stata una forte convergenza da parte di tutti i relatori, che tra l’altro sono giunti da tutte le parti del Mondo: dagli Stati Uniti al Sud Africa, oltre che da tutta l’Europa. C’è infatti una sostanziale convergenza sul fatto che l’attività di Relazioni Pubbliche – che coincide con quella di Corporate Communication – sta effettivamente acquisendo un’importanza strategica all’interno delle imprese. Quindi quando si dice istituzionalizzazione, si intende proprio l’acquisizione di un’importanza particolarmente rilevante all’interno delle organizzazioni complesse, nel senso che la comunicazione diventa parte di un processo decisionale a livello di top management. È una tendenza importante, non una realtà conseguita, e su questo c’è stato un forte accordo da parte di tutti i partecipanti.



Passiamo al secondo punto, che è stato poi il tema della seconda sessione plenaria: cosa ne pensano le imprese, in particolare cosa ne pensano gli Amministratori Delegati da un lato e i Direttori comunicazione dall’altro?


Direi che da un lato c’è una convinzione sempre più diffusa da parte degli AD dell’effettivo bisogno che hanno della comunicazione. Dall’altro lato c’è anche la convinzione e la consapevolezza che questo spazio che si crea per i Direttori della comunicazione deve essere occupato adeguatamente.


Anche nella seconda tavola rotonda è emerso questo tema. Sono stati infatti portati degli esempi molto interessanti di come la comunicazione rivesta questo ruolo e di come si stia diffondendo. Anche qui parliamo però in termini di best practices: ci sono esempi molto interessanti nello sviluppo della professione, anche se non riguardano la totalità delle imprese.


In sostanza, c’è una consapevolezza da parte delle imprese del grande bisogno della capacità di rispondere adeguatamente e, ci sono esempi positivi in questo senso che lo dimostrano, ma bisogna continuare. Qui entra in gioco anche la formazione dei comunicatori: un elemento fondamentale per i professionisti. Il livello di formazione va crescendo un po’ in tutti i Paesi e in Italia – in particolare negli ultimi anni – abbiamo visto grandi cambiamenti.



I dati delle ricerche confermano o non confermano queste tendenze che ci ha illustrato e di cui avete ampiamente discusso durante il Congresso?


Le ricerche presentate che sono state condotte in Italia, Stati Uniti ed Europa, tendenzialmente confermano l’aumento di rilevanza e di importanza della comunicazione, grazie a vari indicatori che evidenziano diverse situazioni in cui questa evoluzione è in corso. Ancora una volta vorrei fare un esempio: nella ricerca italiana emerge che, nelle grandi imprese italiane è presente un Direttore comunicazione in percentuale sempre maggiore.


Questo dato, per quanto elevato sia, si differenzia molto anche in base al tipo d’impresa. Infatti tanto più il grado di innovatività è elevato nelle imprese, tanto più il top management tende a richiedere questo supporto e tanto più si ha uno sviluppo della comunicazione, tanto più il Direttore della comunicazione è in grado da un lato di rispondere a domanda e dall’altro addirittura di proporre delle novità, dei cambiamenti.



Per concludere che testimonianza lascia il Congresso appena concluso?


Il convegno da un lato ha testimoniato che la tendenza all’istituzionalizzazione esiste e che c’è una convergenza nell’ interpretare questo fenomeno. Erano emerse sul sito anche delle valutazioni da parte di alcuni operatori che dicevano che l’istituzionalizzazione poteva essere intesa come un processo di “ossificazione”, “irrigidimento”: in realtà non siamo ancora a quel punto, magari ci arriveremo tra qualche anno.


Per il momento l’istituzionalizzazione è diffusa ed è interpretata da tutti come un aumento di importanza del ruolo delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione d’Impresa. Nello stesso tempo c’è una forte convergenza sul fatto che questo processo rappresenta una potenzialità sempre più diffusa, che tuttavia deve essere agita e sviluppata da parte dei Direttori della comunicazione.



Un ampio approfondimento sul Congresso e sul tema dell’istituzionalizzazione è contenuto all’interno dell’ultimo numero del Magazine FERPI e ovviamente sul sito del Congresso www.euprera2008.com aggiornato con i video e gli interventi dei partecipanti internazionali. Il sito, che resterà aperto anche dopo la chiusura dei lavori, lascerà la possibilità a tutti i partecipanti al Congresso (e non) di continuare il dibattito avviato sul tema.


(dg)

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