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La CSR, leva reputazionale da integrare nelle strategie aziendali

07/10/2016

Fabio Ventoruzzo, Director Reputation Institute

Secondo una recente ricerca del Reputation Institute, il 40% della reputazione di un’organizzazione dipende dalla percezione del suo ruolo sociale. Lavorare sulla CSR diventa quindi un moltiplicatore del valore di quella reputazione. Lo ha raccontato Fabio Ventoruzzo, Director Reputation Institute, nel suo intervento al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale.

La reputazione di un’azienda muove i comportamenti dei suoi stakeholder (comprare/raccomandare un prodotto, investire, lavorare per, dare il beneficio del dubbio…). Oggi, il 40% della reputazione di un’organizzazione dipende dalla percezione che gli italiani hanno del suo ruolo sociale.

È una delle evidenze che emerge da una ricerca del Reputation Institute sulle principali aziende presenti nel nostro Paese, presentata in occasione del recente Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale. Sono 7 gli italiani su 10 che comprerebbero un prodotto/servizio di un’azienda con un’eccellente reputazione. Lavorare sulla CSR, quindi, è un moltiplicatore del valore di quella reputazione. Un aumento di 5 punti nella percezione della CSR dell’azienda genera un aumento di 5,4 punti della sua reputazione. Ma non solo. Lo stesso aumento di 5 punti nella percezione della sua CSR, si trasformerebbe in un incremento di 7,9 punti (circa) della propensione di acquisto di prodotti/servizi dell’azienda.

C’è però un grande gap su cui lavorare: 6 italiani su 10 non sono consapevoli delle attività CSR delle aziende. Esiste un enorme spazio da colmare per rafforzare la percezione del ruolo sociale dell’Azienda, soprattutto in considerazione del fatto che, in caso di crisi, gli stakeholder “incerti” tendono a formarsi un’opinione su contenuti/comportamenti di altri.

Dallo storico dei dati del Reputation Institute su scala globale emerge, infatti, come l’area maggiormente a rischio è proprio quella legata al ruolo sociale: tutti i maggiori rischi reputazionali finiscono per impattare e depauperare significativamente (-16,4%) la percezione del ruolo sociale dell’organizzazione.

Oltre l’80% del valore di una azienda, oggi, dipende da asset intangibili (40 anni fa gli intangibili contavano solo il 15%).  Tra questi, la reputazione, è forse tra i più difficili da gestire perché non appartiene direttamente all’azienda ma ai suoi pubblici: è il giudizio che gli stakeholder esprimono rispetto all’organizzazione.

Lavorare sulla reputazione, in definitiva, non è una semplice questione di gestione. È una questione trasversale che investe la governance delle organizzazioni. E che richiede competenze e professionalità aggiornate, da integrare con i KPI di business, capaci di contribuire alla qualità dei processi decisionali.

 

 

 

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