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La notizia? La si vuole di parte

25/08/2004

Una riflessione di Newsday.com sulla perdita di obiettività dell'informazione americana

Alla ricerca dei fatti perduti. Il giornalismo nordamericano s'interroga su se stesso, rilanciando la necessità di un'informazione oggettiva o neutrale, proprio mentre il panorama mediatico sembra essere esploso in una miriade di fonti e di notizie, per lo più fortemente politicizzate, o comunque partigiane. A preoccuparsi della faziosità delle notizie odierne – delle "news with an attitude", rivestite cioè di un atteggiamento, una presa di posizione, un pre-giudizio – sono soprattutto alcune grandi firme dei media mainstream: da Gorge Stephanopoulos, anchorman della ABC, secondo il quale il pubblico è diventato sospettoso di qualsiasi informazione proveniente da canali ufficiali, che sia il governo o il grande network; a Ted Koppel, conduttore del programma Nightline della stessa ABC, che vede nella volontà degli spettatori di ricevere notizie confezionate con un "attitude" la fine di qualsivoglia residua obiettività. A confermare i timori di questi giornalisti si sono aggiunti i dati di una ricerca del Pew Research Center for the Peolple and the Press: se infatti più della metà degli statunitensi (58%) non sembra badare al colore politico delle fonti d'informazione a cui attinge, esiste una nutrita minoranza (36%) che invece è molto selettiva nella ricerca di notizie. Vale a dire, che gli americani dalla connotazione fortemente liberal sono due volte più propensi ad ascoltare la National Public Radio; viceversa, chi si definisce come conservatore, prediligerà la Fox News. La tesi principale di questi giornalisti è che un simile desiderio di partigianeria della società americana (che alcuni ritengono a sua volta condizionato dalla polarizzazione della politica) induca, da parte dei media, una rincorsa delle aspettative dei pubblici, e quindi un ulteriore deterioramento della qualità dell'informazione. Addirittura c'è chi, come David Shaw del Los Angeles Times, punta il dito contro la "pigrizia intellettuale" dei cittadini, troppo distratti o ideologicamente accecati per voler confrontarsi con articoli critici verso le proprie posizioni.  Paure e osservazioni che curiosamente provengono oggi dai network più potenti, come se questi, oltre a temere per l'obiettività dell'informazione (un concetto, quest'ultimo, di non facile definizione), si sentissero insidiati dal recente dilagare di media alternativi. Rimane inoltre il dubbio se, in ultima analisi, non sia proprio la forte scelta di campo degli stessi media (e dei loro corposi editori) a costringere il pubblico a compiere una selezione altrettanto netta. D'altra parte, come fa notare l'articolo di Newsday.com, incolpare l'uovo o la gallina non porterebbe molto lontano. Dall'attuale babele informativa non è detto che non riemerga, con maggior forza, l'araba fenice delle notizie neutrali. E, insieme a lei, anche gli introvabili fatti. 
Carola Frediani - Totem

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