Assia Viola, delegata FERPI Campania
Dalla Twin Transition alla cultura della rendicontazione: perché misurare, comunicare e costruire fiducia sono oggi responsabilità inseparabili.
C'è una differenza sostanziale tra raccontare ciò che un'organizzazione intende fare e dimostrare il valore di ciò che ha realmente fatto. Una differenza che oggi, nel dibattito sulla sostenibilità, assume un significato ancora più profondo e interroga direttamente chi si occupa di comunicazione e Relazioni Pubbliche.
È questa una delle riflessioni che porto con me dalla tappa napoletana del Roadshow dell'Oscar di Bilancio FERPI 2026, dedicata al tema “Tracciare il futuro. Il reporting al centro della Twin Transition”, organizzata lo scorso 20 ottobre da FERPI Campania insieme all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli, che ha ospitato l'incontro, e all'Ordine dei Giornalisti della Campania.
Un confronto che ho avuto il piacere di moderare e che ha riunito prospettive variegate: quelle dell'industria, dell'innovazione tecnologica, dell'informazione, delle professioni economiche, dell'università e dell'innovazione sociale.
Ad aprire i lavori, Antonella La Porta, Co-delegata della Commissione Sostenibilità dell'ODCEC di Napoli, ha richiamato il valore della trasparenza attraverso l'esperienza dell'Ordine, che ha scelto di rendicontare il proprio impegno e il valore generato per il territorio. Una scelta sintetizzata nell'immagine della “casa di vetro”: un'istituzione che rende visibili e verificabili le proprie azioni, i risultati raggiunti e le responsabilità assunte nei confronti dei propri stakeholder. Un esempio concreto di sostenibilità non soltanto dichiarata, ma praticata e misurata.
A dare una prospettiva nazionale al confronto sono stati anche Filippo Nani, Presidente FERPI, ed Elena Salzano, Consigliera Nazionale FERPI, che hanno richiamato l'importanza di diffondere una cultura della rendicontazione capace di coinvolgere anche le piccole e medie imprese e di valorizzare le eccellenze del Mezzogiorno. Un invito a superare la reticenza nel raccontare e documentare il valore generato dalle organizzazioni, riconoscendo nell'Oscar di Bilancio non soltanto un traguardo, ma un'opportunità di confronto, crescita e miglioramento.
Proprio questa pluralità di sguardi ha restituito, a mio avviso, il significato più autentico della Twin Transition: la trasformazione digitale e quella sostenibile non sono due percorsi paralleli, ma dimensioni interdipendenti di un cambiamento che riguarda il modo in cui le organizzazioni assumono decisioni, generano valore e si relazionano con i propri stakeholder.
Per molto tempo abbiamo considerato il reporting soprattutto come uno strumento destinato a rappresentare risultati già conseguiti. Oggi questa prospettiva non è più sufficiente.
Rendicontare significa certamente misurare, ma significa anche interrogarsi su quali informazioni siano realmente rilevanti, su come vengano utilizzate nei processi decisionali e, soprattutto, su quale capacità abbiano di rendere comprensibili gli effetti delle scelte organizzative. Nel confronto napoletano è emersa con chiarezza la necessità di superare una visione della sostenibilità confinata negli adempimenti normativi. Il contributo dei professionisti dell'ODCEC ha evidenziato quanto la qualità del dato, l'analisi di materialità e l'integrazione degli indicatori ESG nella governance siano condizioni essenziali per trasformare la rendicontazione in uno strumento di gestione. Ma un dato, per quanto accurato, non genera automaticamente fiducia. Perché questo accada occorre inserirlo in una relazione, renderlo accessibile e comprensibile, spiegarne il significato e, quando necessario, riconoscerne anche i limiti. È qui che, a mio parere, entra in gioco una responsabilità specifica delle Relazioni Pubbliche: contribuire a costruire quel collegamento tra informazioni, comportamenti e percezioni senza il quale anche il reporting più rigoroso rischia di rimanere un esercizio destinato a pochi specialisti.
Le esperienze industriali presentate durante l'incontro hanno offerto una rappresentazione concreta di questa evoluzione.
Il contributo di Danilo Cannoletta, SVP Digital Transformation & Sustainability della Divisione Aeronautica di Leonardo, ha mostrato come digitalizzazione, efficienza energetica, economia circolare e sviluppo delle competenze possano concorrere a una strategia industriale integrata. Dalle smart factory al progetto NEMESI, fino all'Aerotech Academy, emerge un elemento che considero particolarmente importante: la tecnologia acquista valore non soltanto per ciò che consente di automatizzare, ma per la capacità di migliorare processi, sviluppare competenze e coinvolgere le persone nella trasformazione.
Allo stesso modo, le applicazioni di Digital Twin, Intelligenza Artificiale e Realtà Estesa illustrate da Pasquale Baldassarre di MARE Group hanno evidenziato come le tecnologie digitali possano rendere conoscibili fenomeni complessi, simulare scenari e supportare decisioni più consapevoli, dalla prevenzione dei rischi alla valorizzazione del patrimonio culturale. Sono esempi che ci invitano a superare una lettura puramente tecnologica dell'innovazione. La questione non è soltanto quanto un'organizzazione sia digitale, ma quale valore economico, ambientale e sociale riesca a produrre attraverso la digitalizzazione. E quanto sia capace di dimostrarlo.
Un altro passaggio sul quale credo valga la pena soffermarsi riguarda il linguaggio della sostenibilità.
Marco Frittella, direttore di Make Different Magazine, ha richiamato un rischio che chi lavora nella comunicazione conosce bene: la progressiva standardizzazione delle narrazioni, nelle quali parole come innovazione, responsabilità e sostenibilità finiscono per perdere forza proprio a causa del loro utilizzo ricorrente. A mio avviso, il problema non è soltanto il greenwashing, ma anche una forma di sovraccarico comunicativo che rende sempre più difficile distinguere gli impegni autentici dalle dichiarazioni di principio.
Eppure, la credibilità di un'organizzazione non dipende dall'assenza di criticità. Dipende anche dalla capacità di riconoscerle, affrontarle e raccontare con trasparenza il percorso intrapreso.
Questo implica un cambiamento culturale per la nostra professione. Non possiamo limitarci a rendere più efficace la narrazione di decisioni assunte altrove. Dobbiamo contribuire a porre le domande giuste, favorire il dialogo con gli stakeholder, individuare le aspettative rilevanti e sostenere una comunicazione coerente con le evidenze disponibili.
In questo senso, la reputazione non è semplicemente il risultato di ciò che un'organizzazione comunica, ma della relazione tra ciò che promette, ciò che realizza e ciò che gli altri possono effettivamente verificare.
Tra i contributi più significativi del confronto, quello della Cooperativa Sociale La Paranza ha introdotto una prospettiva diversa, ma complementare, rispetto alle esperienze industriali.
La rigenerazione del Rione Sanità di Napoli, attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale, la creazione di opportunità lavorative e il coinvolgimento della comunità, dimostra come la sostenibilità possa manifestarsi in trasformazioni concrete della vita delle persone. In questo caso, parlare di impatto significa considerare non soltanto indicatori economici, ma anche opportunità educative, inclusione, occupazione e capacità di generare nuove prospettive per un territorio.
È un esempio che ci ricorda quanto la dimensione sociale della sostenibilità meriti attenzione e quanto sia importante individuare strumenti capaci di rappresentarne il valore. La riflessione proposta dal professor Mauro Sciarelli sulla complessità della misurazione, soprattutto nelle piccole e medie imprese, si inserisce proprio in questa prospettiva: misurare l'impatto richiede metodo, consapevolezza e capacità di riconoscere le caratteristiche specifiche delle organizzazioni.
In questa direzione si inserisce anche il contributo di Tullia Cautiello, Presidente dell'Associazione For Human Community, parte del network Comunicazione Italiana, che ha illustrato l'esperienza del Blue Green Economy Award. Un'iniziativa che, anche nel quadro della partnership tra FERPI e Comunicazione Italiana, contribuisce a valorizzare le buone pratiche, promuovere il confronto tra organizzazioni e diffondere una cultura della sostenibilità fondata su risultati concreti e misurabili. Un percorso che non si esaurisce nella premiazione, ma accompagna le imprese verso una maggiore consapevolezza del proprio impatto e forme più strutturate di rendicontazione, anche nella prospettiva dell'Oscar di Bilancio.
Per il Mezzogiorno, dove convivono importanti eccellenze industriali, competenze tecnologiche e iniziative di innovazione sociale, credo che questa rappresenti anche un'opportunità strategica.
Non si tratta di costruire una narrazione celebrativa del territorio, ma di rafforzarne la capacità di documentare e condividere il valore che genera.
La presenza allo stesso tavolo di comunicatori, giornalisti, commercialisti, imprese e mondo accademico non è stata soltanto un elemento distintivo dell'iniziativa. Ha reso evidente che nessuna di queste competenze, da sola, può esaurire la complessità della rendicontazione. La qualità delle informazioni richiede competenze tecniche e metodologiche. La loro interpretazione richiede conoscenza dei contesti economici e sociali. La costruzione della fiducia richiede invece ascolto, continuità, responsabilità e capacità di relazione. È in questa convergenza che vedo uno spazio di crescita importante per le Relazioni Pubbliche.
La nostra professione può contribuire a fare della rendicontazione non soltanto un documento da pubblicare, ma un processo attraverso il quale le organizzazioni rendono conto delle proprie scelte, ascoltano le aspettative degli stakeholder e rafforzano la coerenza tra identità, strategia e comportamenti.
Il valore dell'Oscar di Bilancio, richiamato anche da Mara De Donato nel corso dell'incontro, risiede proprio nell'invito alle organizzazioni a confrontarsi con l'esterno, riconoscendo nella trasparenza un percorso di miglioramento continuo.
E l'esperienza dell'ODCEC di Napoli, che ha scelto di misurare e rendicontare anche il proprio impegno come istituzione professionale, dimostra come questa responsabilità possa essere assunta da realtà differenti per natura, dimensione e finalità.
Porto via da questa giornata soprattutto una convinzione: la comunicazione della sostenibilità non può essere separata dalla sostenibilità dei comportamenti.
Nell'epoca della Twin Transition, in cui disponiamo di strumenti sempre più sofisticati per raccogliere, analizzare e rappresentare informazioni, la sfida non consiste nel produrre più dati o più contenuti.
Consiste nel dare loro significato, renderli comprensibili e trasformarli in occasioni di confronto.
Perché il futuro non si traccia soltanto attraverso gli obiettivi che dichiariamo, ma attraverso i risultati di cui siamo disposti a rendere conto. Ed è proprio in questa disponibilità a misurarsi, spiegarsi e confrontarsi che si costruisce la fiducia.
Questa è la riflessione che porto con me dal confronto napoletano: uno stimolo a continuare a interrogarci sul ruolo della comunicazione e delle Relazioni Pubbliche nei processi di trasformazione delle organizzazioni.
Per ripercorrere più nel dettaglio i temi affrontati e i contributi dei protagonisti, condivido di seguito il comunicato stampa dell'iniziativa, che ha ottenuto un significativo riscontro mediatico, con pubblicazioni su svariate testate tra cui Il Mattino, la Repubblica, Metropolis e Il Roma.