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Le aziende cattive vanno avanti nella vita, quelle buone no

01/03/2007

Gli studiosi spiegano perché le aziende più responsabili e più ammirate sono, in verità, quelle che in Borsa guadagnano meno.

"Stocks of Admired Companies and Despised Ones" è il nome dello studio voluto da due università americane (quella del Michigan e quella di Santa Clara, California) insieme a una società di consulenza, che hanno analizzato le grandi aziende Usa considerate da Fortune le migliori dell'anno, dal 1983 al 2006. Queste aziende sono state studiate su due livelli: da un lato si è indagato sulle loro performance di Borsa degli anni citati, dall'altro si è cercato di capire quanto queste aziende fossero amate e rispettate dal grande pubblico.
I risultati hanno di che stupire e di che far riflettere tutti gli specialisti di corporate social responsibility e chi si occupa di immagine più in generale: le aziende meno tirate a lucido infatti risultano quelle che negli anni sono andate meglio. Le aziende bistrattate da Fortune, insomma, hanno avuto percentuali di crescita maggiori.Secondo gli studiosi anzi, il problema è legato all'affettività e alle sensazioni che ogni persona lega alle aziende. Tanto che - incredibilmente se letto con la sola razionalità - chi investe nelle corporation più ammirate finisce per essere penalizzato da un'aura troppo intensa di pensieri positivi. Mentre chi investe nelle aziende meno "simpatiche" lo fa presumibilmente per una questione poco affettiva e molto pecuniaria. Per questo il meccanismo, oltretutto, non si distorce mai: se i primi (chi investe nelle buone aziende) si accontentano di avere in cambio una parte in valore azionario e una in affettività e pensieri positivi sull'azienda in questione, i secondi invece vogliono - e ricevono - tutto in termini di crescita azionaria.La ricerca completa è comunque disponibile online, in pdfEva Perasso - Totem

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