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Le nuove professioni

#Ferpi2Be

09/09/2019

Federica Giordano

Un’Italia digitale in un mercato a forte spinta tecnologica in cui è sempre più evidente il fenomeno del digital mismatch: le aziende ricercheranno sempre più profili tecnologici e digitali, che in pochi saranno in grado di occupare per mancanza di adeguata formazione. L'analisi di Federica Giordano per la rubrica #Ferpi2Be.

L’evoluzione digitale sta creando nuove professioni, dando origine al fenomeno del digital mismatch: le aziende ricercheranno sempre più profili tecnologici e digitali, che in pochi saranno in grado di occupare per mancanza di adeguata formazione.

Ne parla l’ultimo studio dell’Osservatorio Digital Mismatch in collaborazione con Asseprim (Federazione Nazionale dei Servizi Professionali), che mostra come la differenza tra i posti di lavoro creati e persi nel mercato italiano nel periodo 2015-2025 sarà positiva (+4%), con un 34% del totale dei posti di lavoro che sarà però di natura diversa da quella attuale.

Tale stima è giustificata dalla presenza di un mercato in continua innovazione, tale da portare una professione ad evolvere in 3/5 anni, rendendo necessaria la presenza di nuove figure professionali per colmare un gap tecnologico notevole, se si considera che il settore ICT (Information and Communication technology) incide per oltre il 50% sulla produttività dell’Unione Europea.   

L’industria 4.0 si verrà a consolidare e necessiterà di risorse in grado di combinare skill tecniche tradizionali alle nuove digital soft skills, identificabili in 4 categorie: knowledge networking (gestione e analisi dati e contenuti), virtual communication (gestione dell’identità e comunicazione dell’ambiente aziendale interno ed esterno), digital awereness (uso degli strumenti digitali appropriati) e self empowerment (crescita personale in team e nel lavoro).

È interessante osservare come la maggiore concentrazione di nuove realtà lavorative ruoti attorno a quelle professioni che sono a diretto contatto con un pubblico. Infatti, il tasso di incidenza delle skills sopracitate sulla selezione per le singole posizioni di lavoro (lo skill digital rate) è in forte crescita per tutte quelle aree occupazionali legate ad attività di supporto, amministrative e gestionali, HR, marketing e CRM.

Osservando, in particolare, i macro-settori occupazionali lo studio sul Digital Mismatch delinea le posizioni con più alta probabilità di sbocco professionale nelle aziende italiane nell’arco di 5 anni.

I principali prodotti alternativi al pc (smartphone e tablet) ne prenderanno il posto e necessiteranno di esperti di usabilità ed esperti di User Experience, in grado di osservare la percezione del prodotto agli occhi del cliente, delineando migliori esperienze di fruizione al fine di incrementare le vendite.

Conoscere, comprendere e misurare i Big Data sarà essenziale per compiere le adeguate analisi di mercato e rendere i prodotti competitivi e adattabili alle clientele diverse. Stessa procedura per la protezione e la tutela dei dati personali che, data la crescita esponenziale delle reti social e dei contatti uomo-macchina, necessiteranno di professionisti dalle competenze giuridiche (Avvocato dell’Etica Tecnologica e Difensore della Personal Reputation) per stabilire regole morali ed etiche in base al quale le macchine opereranno ed esisteranno, e per salvare la reputazione aziendale dalle “fake news”.

Il mondo del marketing e delle relazioni pubbliche sfrutterà la diffusione dei social media per leggere ed interpretare analisi di mercato e della concorrenza (Digital Marketing Manager), sfruttando dinamiche di viralizzazione e comunicazione ad hoc (Social Media Manager e Growth Hacker). La figura del Marketing Anthropologist, studioso della reazione socioculturale ai fenomeni tecnologici, sarà una fonte di beneficio interessante per i settori sanitari, dell’istruzione, governativi e internazionali.

Infine, nascerà la figura dell’Esperto di Benessere Aziendale, portatore per le aziende di un capitale inagibile quale il know how. Si occuperà di comunicare e rendere condivisibili i valori aziendali, creando un ambiente e un clima di lavoro piacevole, integrando il tutto con competenze di organizzazione del lavoro, formazione, sociologia e psicologia.

Ci troviamo in un mercato del lavoro estremamente dinamico dove le aziende stanno iniziando ad investire sempre più su un personale under 30. L’unica soluzione alla precarietà è un’adeguata e continua formazione. La crescente richiesta viene ad oggi affrontata mediante la sempre più ampia offerta formativa settoriale sia frontale che a distanza (workshop, webinair, corsi online) da parte di università ed enti pubblici e privati, accelerando di fatto la tendenza in atto. Ne è esempio emblematico il primo master a livello nazionale e internazionale in Filosofia del digitale Humanities & Technologies promosso dell’Università degli Studi di Udine, che forma professionalità in grado di comprendere le dinamiche tra tecnologia-personale-azienda e saper dialogare e interagire con gli esperti di tecnologie emergenti quali l’intelligenza artificiale, la gestione dei big data, la blockchain, il web e i social media, l’Internet of things (IoT), l’interazione uomo-macchina.

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