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Le Relazioni pubbliche secondo De Bortoli

14/02/2011

“L’informazione corretta identifica e rende trasparenti interessi e responsabilità. Altrimenti vi è reticenza e manipolazione”: sono alcune delle parole utilizzate da _Ferrucio De Bortoli_ nell’introduzione al libro di _Stefano Lucchini_ e _Gianni di Giovanni,_ _Niente di più facile, niente di più difficile._ Parole che offrono importanti spunti di riflessioni ai professionisti delle Rp, come suggerisce _Toni Muzi Falconi_ nel suo commento.

di Toni Muzi Falconi
Ho come l’impressione che pochi di noi abbiano letto su questo sito, il testo della prefazione di Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, al bel libro dei colleghi Stefano Lucchini e Gianni di Giovanni dal titolo Niente di più facile, niente di più difficile.
Commentiamone insieme qualche brano:
Confondere il ruolo dei comunicatori con quello dei giornalisti è un grave errore. Per tutti. Separare le due professioni non vuol dire classificarle, far precedere l’una all’altra. Significa semplicemente rispettarle. Se il primo, il comunicatore, s’identifica troppo nelle necessità del secondo, il giornalista, magari per ingraziarselo o fargli dire ciò che non si ritiene di rendere pubblico direttamente, commette nello stesso tempo due passi falsi. Con il primo, viene meno alla sua missione di dirigente o funzionario di una società che ha regole, contratti e obblighi morali precisi; con il secondo inquina il rapporto con il mondo dei media, disperde nell’ambiente una polvere sottile che rimane. Non si vede, ma rimane. L’informazione corretta identifica e rende trasparenti interessi e responsabilità. Altrimenti vi è reticenza e manipolazione. Allo stesso modo, se il giornalista si identifica troppo nel ruolo del comunicatore, infrange una norma deontologica e tradisce il rapporto fiduciario con il proprio lettore (e anche con il proprio editore). Insomma, fa un altro mestiere: da clandestino.
Non mi pare un paragrafo privo di spunti interessanti e anche nuovi. Uno per tutti: quando De Bortoli scrive che il comunicatore talvolta chiede al giornalista di dire ciò che non ritiene di rendere pubblico direttamente tocca un tasto molto, molto delicato. Il direttore del Corriere ci va già duro. Così, continua inquina il rapporto con il mondo dei media, disperde nell’ambiente una polvere sottile che rimane. Non si vede, ma rimane. Come non interpretare questo come un anatema contro il “pappa e ciccia”, contro le veline, contro i pettegolezzi riferiti ai concorrenti o ai nemici del capo? Infatti, continua l’autore: L’informazione corretta identifica e rende trasparenti interessi e responsabilità. Altrimenti vi è reticenza e manipolazione.
Francamente non avevo mai letto una descrizione così tranciante e semplice di cosa sia una informazione corretta, neppure da un nostro collega.
A me pare un testo importante che dovrebbe essere utilizzato da tutti i docenti di informazione, comunicazione e relazioni pubbliche, che dovrebbe essere analizzato e studiato nei nostri corsi di aggiornamento professionale, che dovrebbe essere appeso in tutti gli uffici e delle agenzie.
Voi che ne dite?

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