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Libere professioni e concorrenza: l'Europa punta sulla qualità

18/10/2006

Il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza la risoluzione Ehler sulla concorrenza delle libere professioni. Tra i punti votati anche il superamento delle tariffe fisse o minime, l'eliminazione degli ostacoli alla concorrenza ingiustificati, l'adozione di un codice di comportamento per i prestatori di servizi.

Da Marketpress.info del 16 ottobre 2006:Il Parlamento europeo sollecita il superamento dell´obbligatorietà di tariffe fisse o minime e del divieto di contrattare compensi nei servizi professionali e chiede l´eliminazione degli ostacoli alla concorrenza ingiustificati. I deputati, inoltre, appoggiano un´autoregolamentazione che non danneggi i consumatori o l´interesse generale e chiedono l´adozione di un codice di condotta dei prestatori di servizi. Le regolamentazioni speciali nel campo della pubblicità devono limitarsi a casi eccezionali. Adottando la relazione d´iniziativa di Jan Ehler (Ppe/de, De) con 534 voti favorevoli, 62 contrari e 9 astensioni, il Parlamento sostiene che i servizi rappresentano il «principale motore della crescita nell´Ue» ed hanno un ruolo importante da svolgere nel miglioramento della competitività dell'economia europea. Nel fare poi riferimento alla relazione Kok, che sottolineava l´importanza di liberalizzare i mercati e sopprimere la regolamentazione non necessaria, afferma che «gli sforzi di riforma devono includere i servizi professionali», in quanto settore chiave dell´economia europea. D´altra parte, precisa che spetta allo Stato membro decidere se disciplinare le professioni in modo diretto mediante norme nazionali oppure consentire l´autoregolamentazione da parte degli organismi professionali. In ogni caso, ritiene che «la priorità fondamentale» della riforma dev´essere quella di assicurare un più ampio e agevole accesso dei consumatori, garantendo nel contempo la qualità e il contenimento del costo di questi servizi. La relazione, inoltre, plaude al dialogo fra la Commissione, gli Stati membri e le associazioni di categoria dei prestatori di servizi professionali, finalizzato ad eliminare gli ostacoli alla concorrenza «che non sono giustificati o che nuocciano all´interesse generale» nonché le regole «che sono contrarie agli interessi dei consumatori e, in ultima istanza, degli stessi prestatori». Invita quindi i partecipanti al processo di riforma a proseguire in modo costruttivo. D´altra parte, facendo proprio un emendamento avanzato dal Ppe/de, il Parlamento riconosce il diritto di emanare regolamentazioni legate a peculiarità tradizionali, geografiche e demografiche e, in tale contesto, sottolinea «che si deve optare per le regole che limitano il meno possibile la concorrenza. Tuttavia, sostiene anche che resta ferma «la necessità di portare avanti il processo di riforma» nell´ambito del vigente sistema «per contribuire al conseguimento degli obiettivi di Lisbona». Fanno poi notare che la suddivisione della tutela normativa a seconda delle diverse categorie di consumatori «trascura la circostanza che le regolamentazioni devono la loro legittimazione al fatto che nella prestazione di servizi professionali possono verificarsi esternalità e che taluni servizi professionali possono essere considerati beni pubblici». Facendo proprio un emendamento proposto dal Pse, il Parlamento sostiene che l´obbligatorietà di tariffe fisse o minime e il divieto di contrattare compensi legati al risultato raggiunto «potrebbero essere di ostacolo alla qualità del servizio per i cittadini e alla concorrenza». Invita quindi gli Stati membri a superare questi vincoli «con misure meno restrittive e più adeguate al rispetto dei principi di non discriminazione, necessità e proporzionalità», attivando meccanismi di consultazione con tutti le parti interessate. Con un solo voto di scarto (279 voti favorevoli, 280 contrari e 46 astensioni), il Parlamento ha respinto un emendamento del Pse con il quale si affermava che i requisiti stabiliti da molti Stati membri in materia di registrazione presso organismi, associazioni e camere professionali sono accettabili «solo se utili a tutelare l´interesse pubblico» e devono essere rifiutati se sono basati «su pratiche discriminatorie». L´emendamento respinto sottolineava poi che detti organismi, associazioni e camere «dovrebbero standardizzare e semplificare le condizioni per la certificazione con l´obiettivo costante di fornire ai consumatori servizi accessibili e di alta qualità». Nell´invitare poi la Commissione a garantire il rispetto effettivo, nel settore delle libere professioni, delle norme del trattato in materia di tutela della concorrenza e di mercato interno, i deputati ritengono che l´autoregolamentazione o la regolamentazione efficiente e trasparente dei prestatori di servizi professionali «sia un mezzo idoneo a soddisfare le esigenze della strategia di Lisbona». A loro parere, infatti, ciò consente di valutare in anticipo le conseguenze degli interventi, di controllarne l´impatto e, se necessario, di modularle. Gli Stati membri, d´altra parte, dovrebbero avere la responsabilità di controllare la portata dell´autoregolamentazione nazionale «per impedire che essa danneggi gli interessi dei consumatori o il perseguimento dell´interesse generale». La relazione, inoltre, sottolinea l´idea che «si può rinunciare in larga misura alle regolamentazioni speciali nel campo della pubblicità» e che, in futuro, «esse andranno limitate a casi eccezionali debitamente giustificati». I deputati, ritengono infatti che la riduzione della regolamentazione deve puntare a consentire ai professionisti di informare gli utenti sui servizi da essi offerti, attraverso la pubblicità, e a fornire ai consumatori informazioni sulle loro qualifiche e specializzazioni professionali e sulla natura e il costo dei servizi offerti. Ritengono inoltre importante «rafforzare gli standard etici e la protezione dei consumatori nell´ambito dei servizi professionali» e, in proposito, sostengono l´adozione di codici di condotta da parte dei prestatori di servizi professionali, da elaborare con la partecipazione di tutti i soggetti interessati. Considerano, inoltre, che sia necessario eliminare le restrizioni alle possibilità di collaborazione e favorire l´avviamento dei prestatori di servizi interprofessionali al fine di garantire il rafforzamento delle imprese di medie e piccole dimensioni e una maggiore capacità d´innovazione e competitività dei servizi professionali. Gli Stati membri, d´altra parte, sono invitati a garantire accesso e mobilità nell´ambito dei servizi professionali e ad agevolare il passaggio dalla formazione universitaria e post-universitaria alle professioni. La relazione, infine, sollecita la Commissione ad approfondire l´analisi delle differenze che sussistono, in termini di apertura al mercato, tra le diverse tipologie di categorie professionali in ciascuno Stato membro, nonché dell´impatto che ci si attende dalla completa eliminazione degli inutili ostacoli alla concorrenza, compresa una valutazione degli impatti attesi su settori professionali dotati di risorse limitate o circoscritti a determinate regioni. 

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