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L'inno alle RP

27/06/2007

di Phil Hall

Da STRUMPETTE a naked journal of the pr business www.strumpette.com
Mai perdere la fiducia nel relatore pubblico
Alla National Book Expo di New York, dove è stato presentato il mio ultimo libro, The New PR, mi è stato chiesto di firmare le copie, e devo confessare che da quella esperienza ho tratto un fantastico nuovo entusiasmo verso la professione delle relazioni pubbliche. C'è stata un sacco di gente che mi ha chiesto la dedica sulla copia del libro, e molti erano proprio relatori pubblici.
L'argomento decisivo è stato l'entusiasmo espresso da tanti di questi professionisti, alla ricerca di idee e approcci innovativi per la loro professione. Molti hanno preso la loro copia di The New PR convinti che vi avrebbero trovato nuovi stratagemmi da inglobare nello svolgimento della loro professione.
Ne parlo perché queste affermazioni hanno di fatto azzerato un mio pregiudizio verso i relatori pubblici: la rigidità dei professionisti, indisponibili a cambiare per adattarsi ai tempi. Sono troppi coloro che sono o confusi o irritati per come si evolve il settore, e continuano a brontolare ogni volta che si comincia ad accennare al fatto che la linea di separazione tra le rp ed il marketing si va sfaldando.
Le rp sono, in un certo senso, il peggior nemico di se stesse. Troppi relatori pubblici sono così fissati con il concetto delle tradizionali relazioni con i media che ingannano le loro organizzazioni e/o i loro clienti con strumenti sorpassati. Concetti quali web design, guerrilla marketing, produzione di video in-house o promozioni empiriche per loro sono alieni, e non sono interessati a conoscerli perché ritengono che le rp siano un'altra cosa.
E anche peggio, troppi relatori pubblici non vogliono vedere più in là del proprio naso di come le rp incrementino i profitti. L'incapacità di molti di applicare le rp per aumentare le vendite ed assicurare la notorietà della marca finirà per condannarli ad una totale irrilevanza. In The New Pr, Terry Hemeyer, consulente senior della Pierpont Communication di Houston e senior lecturer all'Università del Texas di Austin, lo ha detto anche meglio: "(I relatori pubblici) sono troppo tattici quando redigono un comunicato stampa sono troppo preoccupati di usare lo stile 'da agenzia' e e non tengono conto di quello della società, dei suoi scopi e dei suoi obiettivi".
E non sono certo di aiuto quelle entità che dovrebbero indirizzare il settore verso cambiamenti profondi e coraggiosi: le sfaccendate associazioni di categoria, che sono così attaccate al passato da non riuscire neppure a distinguere il vecchio dal nuovo, e le pubblicazioni di settore, che sono ormai così costanti nel loro non prendere nota dei cambiamenti, che non sono mai passati da un avanzato stato di mediocrità ad un punto di non ritorno nel regno della totale irrilevanza (e la gente paga centinaia di dollari l'anno per quella robaccia!). Meno male che ci sono i relatori pubblici indipendenti che diffondono le loro opinioni sui blog e sui pod perché il futuro del settore è on line e (più importante ancora) ad accesso libero.
Non so proprio se qualcuno dei potenziali lettori che ho incontrato all'Expo di New York seguirà effettivamente le nuove idee e strategie. Ma anche se non lo faranno, mi ritengo soddisfatto sapendo che sono aperti a prendere in considerazione qualcosa di diverso. E già questo, secondo me, è un passo nella direzione giusta!
 
F.C.
 (Phil Hall è stato presidente della Open City Communication, un'agenzia di relazioni pubbliche di New York, e direttore di PR News. Il suo ultimo libro "The New PR" sarà pubblicato alla fine dell'anno da Larstan Publishing)
 

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