/media/post/gcu7ef3/italianoaizar2603.png
Ferpi > News > L’italiano dell’IA: riconoscerlo per usarlo meglio

L’italiano dell’IA: riconoscerlo per usarlo meglio

27/03/2026

Federica Zar, Consigliera Nazionale

Il volume di Maria De Cesare analizza le caratteristiche linguistiche dei testi generati dall’intelligenza artificiale.

 

Con la diffusione sempre più rapida dei sistemi di intelligenza artificiale generativa, la produzione di testi scritti sta attraversando una trasformazione profonda. Oggi contenuti generati con l’ausilio di modelli linguistici avanzati vengono spesso percepiti come autentici, indistinguibili da quelli prodotti da esseri umani. Eppure, come dimostrano le prime analisi linguistiche sistematiche, esistono tratti distintivi che caratterizzano questa nuova forma di scrittura.


È proprio su questo terreno che si colloca il volume “L’italiano sintetico dell’intelligenza artificiale generativa” di Maria De Cesare (Franco Cesati Editore) che propone una rassegna chiara e documentata delle principali caratteristiche linguistiche, testuali, pragmatiche e stilistiche dei testi prodotti dall’IA. L’autrice introduce il concetto di “italiano sintetico” per definire questa varietà emergente, offrendo una chiave di lettura utile non solo per gli studiosi, ma anche per chi lavora quotidianamente con le parole.

 

Per il mondo delle relazioni pubbliche e della comunicazione, il tema è tutt’altro che teorico. L’utilizzo di strumenti come ChatGPT è ormai entrato nella pratica professionale: dalla redazione di comunicati alla produzione di contenuti per i social media, fino alla costruzione di discorsi e presentazioni. In questo contesto, comprendere come “scrive” l’intelligenza artificiale diventa una competenza strategica.


I testi sintetici, infatti, tendono a presentare alcune caratteristiche ricorrenti: una maggiore regolarità sintattica, una tendenza alla neutralità stilistica, una certa ridondanza esplicativa e una propensione a evitare ambiguità. Qualità che, da un lato, possono risultare utili in termini di chiarezza e accessibilità, ma che dall’altro rischiano di appiattire il tono e di ridurre la capacità espressiva e persuasiva dei contenuti.


Per i comunicatori questo si traduce in una nuova responsabilità: non limitarsi a utilizzare l’IA come strumento di produzione, ma sviluppare una consapevolezza critica dei suoi output. Riconoscere un testo sintetico significa poterlo rielaborare, adattare e “umanizzare”, restituendogli quella dimensione di intenzionalità, contesto e relazione che è propria della comunicazione efficace.

 

Il lavoro di De Cesare si inserisce in un ambito di ricerca in rapida espansione, a cui l’autrice contribuisce anche attraverso la fondazione della rivista scientifica AI-Linguistica, dedicata allo studio dei testi e dei discorsi generati dall’intelligenza artificiale. Un segnale di quanto il fenomeno sia ormai strutturale e destinato a incidere in modo duraturo sulle pratiche comunicative.


Per chi opera nelle relazioni pubbliche, la sfida non è quindi scegliere tra scrittura umana e artificiale, ma imparare a gestire la loro integrazione. L’“italiano sintetico” non è un’alternativa all’italiano naturale, ma una nuova varietà con cui è necessario confrontarsi. Conoscerne le regole e i limiti significa poter sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’IA, senza rinunciare alla qualità e all’identità della comunicazione. In questo senso, il volume rappresenta uno strumento prezioso per aggiornare il proprio bagaglio professionale: perché, oggi più che mai, scrivere bene significa anche saper leggere – e interpretare – come scrivono le macchine.

 

 

 

Eventi