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Marketing telefonico: scattano i divieti del Garante alle chiamate indesiderate

02/09/2008

Le società specializzate in banche dati non potranno rivendersi i numeri di telefono senza un consenso informato degli interessati. Una vittoria per i cittadini tartassati da chiamate sgradite.

di Carola Frediani


A tutti sarà capitato di ricevere, spesso a orari improbabili, magari a cena, una telefonata promozionale inaspettata, e soprattutto non gradita. E’ il marketing telefonico, che negli ultimi anni in Italia ha assunto una fisionomia sempre più invasiva, alimentato dalla concorrenza degli stessi operatori tlc, impegnati a rubarsi clienti l’un l’altro. Bene, ora a tutto questo il Garante della privacy ha posto un freno. L’Autorità – con alcuni provvedimenti presentati da Mauro Paissan, sempre molto attento a difendere la nostra riservatezza – ha vietato ad alcune società specializzate nella creazione e nella vendita di banche dati l’ulteriore trattamento delle informazioni personali raccolte su milioni di persone. Ciò significa che non potranno rivendere ad altre aziende i numeri telefonici degli utenti, raccolti e utilizzati illecitamente, senza un consenso informato degli interessati.


Il divieto vale per società come Ammiro Partners, Consodata, Telextra, ma anche per alcuni loro clienti: stiamo parlando di Wind, Fastweb, Tiscali, Sky, che hanno acquistato le banche dati delle prime allo scopo di promuovere i loro prodotti attraverso i call center. Infatti le aziende, nel momento in cui comprano questo genere di dati, dovrebbero sempre accertarsi che gli abbonati abbiano acconsentito alla comunicazione degli stessi a terzi.
“Se qualcuno vuole entrare in casa nostra – commenta Paissan – deve bussare. Così, se qualcuno vuole chiamarci per vendere un prodotto o un servizio, deve avere il nostro consenso per usare il nostro numero telefonico. Il Garante vuole difendere i cittadini che si sentono molestati da telefonate non desiderate. In questo modo si tutelano anche gli operatori di telemarketing che si comportano correttamente”.


Qualche tempo fa lo stesso Garante aveva già bloccato un imprenditore milanese che aveva messo in vendita sul proprio sito web intere banche dati con indirizzi di posta elettronica, numeri di fax e di telefono: anche se le informazioni erano state lecitamente estratte da registri pubblici, l’uomo non aveva informato le persone alle quali quei dati appartenevano.
Ora con quest’ultimo provvedimento si ribadisce l’importanza del consenso degli utenti e della delicatezza dei dati personali. Una goccia nel mare digitale che sempre più tende a sommergere la nostra privacy. Speriamo che ne piovano altre.


tratto da Visionpost

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