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Marzetta Alberto

16/06/2008

La questione della regolamentazione della lobby

L’attività di lobby deve la sua importanza al fatto che il soggetto con cui instaura le proprie relazioni è speciale: il decisore pubblico. Tramite continuate attività di comunicazione, che la rendono parte delle relazioni pubbliche, tende a influenzarne l’azione ovvero le scelte che compie. La relazione tra lobby e decision maker assume un’importanza decisiva per gli equilibri sociali e democratici, considerato che una decisione pubblica ha una portata generale e non solo particolare, in grado di mutare i destini e gli equilibri non solo di un’organizzazione (pubblica, privata o no-profit che sia), ma anche di un intero settore. È necessario, considerata la possibile influenza di soggetti esterni sulle decisioni, che il rapporto tra lobbisti, o rappresentanti di interesse in genere, e decision maker sia regolamentato e trasparente.
La regolamentazione assume importanza per questo motivo, ma anche per altri.. Le lobby hanno conquistato un ruolo determinante all’interno delle società che si definiscono pluraliste, in altre parole in quelle società in cui l’interesse generale si è spezzettato in molteplici interessi particolari. La necessità di avere rappresentanza presso i decisori per ottenere la tutela dei propri interessi ha sviluppato le lobby, fino a farle diventare il canale preferenziale attraverso cui il decisore si informa e prende coscienza dei bisogni sociali. Questo ruolo, se attuato nei limiti della legge, è sostanzialmente democratico. Le lobby potenzialemente possono assicurare la rappresentanza di tutti gli interessi presso il decisore e quindi far si che la decisione presa sia equa. Legittimare questa azione significa fare delle conquiste sulla strada della democrazia e della libertà. Tuttavia il metodo attraverso cui l’influenza delle lobby è stata attuata si è dimostrato spesso illegale. La corruzione è stato un mezzo molto utilizzato per interloquire con i decisori e influenzarne le scelte.
Tramite la regolamentazione è possibile giungere a una soluzione per questa questione tanto importante. Regolamentare significa rendere trasparenti i rapporti tra lobbisti e decisori pubblici, indicando i soggetti che agiscono, su quale issue, mobilitando quali capitali. Questo viene incontro al bisogno di tutelare sia l’operato del decisore pubblico, sia i cittadini, o i terzi in generale, che sono coinvolti nella decisione che viene presa. La trasparenza delle relazioni è un buon deterrente contro la corruzione.
Regolamentare permette inoltre la legittimazione e il riconoscimento effettivo dell’importanza che questa attività detiene come elemento democratico delle società moderne. L’attività di lobby ha difatti un riconoscimento costituzionale, ma non una vera e propria legittimazione sociale. Regolamentrala significa invece riconoscerla. Non dimenticando che una regolamentazione effettiva dà riconoscimento anche al professionista di relazioni istituzionali. Riconoscimento che non ottiene se ritenuto un corruttore, dalla parte di pochi e contrario a molti.
La tesi si muove analizzando la regolamentazione, o meglio i tentativi di regolamentazione, che sono stati portati avanti in Italia. Questo permette di cogliere quale sia la strada intrapresa per rendere trasparenti e legali le relazioni con i decision maker, legittimare un’azione democratica e una professione delle relazioni pubbliche. Comprendere la tipologia delle proposte fatte e il percorso che esse hanno seguito significa studiare le influenze che hanno avuto, quelle che potrebbero avere. L’analisi dopo una prima parte in cui si tratta della definizione di attività di lobby, passa allo studio della realtà che maggiormente si intende di lobby e regolamentazione: gli Stati Uniti. Negli States la cultura dominante è sempre stata a favore delle lobby, viste proprio come elemento della democrazia e di espressione sociale. La maniera di trattarle come strumento della democrazia, ma anche di regolamentarle, visti gli eccessi corruttivi che hanno vissuto, è stato da esempio per le proposte di regolamentazione italiane. Comprendere, invece, le possibili influenze future significa studiare cosa è stato fatto in materia dall’Unione Europea. Il potere residuale che i Trattati lasciano ai Paesi membri presuppone che le regolamentazioni si adeguino a quelle dell’Unione.
Concludendo è proposto un modello di regolamentazione, sviluppato sulle conoscenze che sono sorte dalla ricerca, che tiene conto del modello americano, della possibile influenza europea e delle evoluzioni che caratterizzeranno la nostra realtà.

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