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Media e volontariato, un rapporto ancora difficile

21/11/2011

Il rapporto tra Terzo Settore e informazione non è mai stato semplice. _Rossella Sobrero_ riflette sui risultati che potrebbero derivare da una migliore relazione tra le parti ed invita a collaborare al tavolo di lavoro _Ferpi Sociale._

di Rossella Sobrero
Tra poche settimane si conclude l’ Anno Europeo del Volontariato, un’occasione importante per dare visibilità ai milioni di persone che dedicano parte del loro tempo agli altri e alle associazioni del Terzo Settore che sono impegnate su vari fronti, dall’aiuto alla persona alla promozione sociale.
Ma, come è noto, il rapporto tra media e volontariato non è mai stato molto felice: anche in questo anno così speciale, lo spazio dedicato al volontariato è stato scarso (e comunque molto meno di quello che le organizzazioni si aspettavano).
Lo sappiamo, la questione è annosa: da una parte le associazioni accusano i media di non dare sufficiente visibilità alle loro iniziative con la scusa che il sociale non fa notizia; dall’altra i giornalisti incolpano le associazioni di non sapersi relazionare con i media e di comunicare in modo poco efficace.
Per cercare di portare un contributo di riflessione su questo tema, proviamo a capire quali sono le ragioni degli uni e degli altri.
Partiamo dal volontariato. Le associazioni riconoscono il ruolo dei media (sanno quanto sia importante intrattenere buoni rapporti con loro) ma accusano i giornalisti di non essere sufficientemente disponibili o di distorcere la realtà. Per esempio, secondo alcune organizzazioni del Terzo Settore l’informazione sul disagio sociale è stata troppo a lungo inserita nel contenitore della cronaca nera finendo con il consolidare rappresentazioni negative senza tentare di indagare le cause che hanno portato a quella situazione di disagio.
Un’altra accusa che da sempre viene fatta ai media è di propendere per la spettacolarizzazione del dramma mentre dovrebbero cercare di contribuire alla formazione di un senso di civile solidarietà.
Una terza accusa è di dare voce sempre alle stesse associazioni e di non rappresentare la ricchezza e l’articolazione del mondo del volontariato.
Cerchiamo ora di capire quali sono le motivazioni più ricorrenti dei giornalisti.
La più classica è che il volontariato non conosce – e quindi non sa accettare – le regole e i codici dei media.
Una seconda accusa è quella dell’eccessiva frammentazione delle associazioni e della concorrenza esistente: per il giornalista, che trova difficile orientarsi, diventa quasi inevitabile rivolgersi alle realtà più grandi e conosciute.
Un altro argomento ricorrente è che il volontariato non sa raccontarsi e quindi non sa rendersi notiziabile.
Ferpi ha da poco avviato il Tavolo di lavoro Ferpi Sociale che ha tra i suoi obiettivi anche quello di contribuire al miglioramento della cultura della comunicazione nelle organizzazioni del volontariato (e del Terzo Settore più in generale). Un’occasione di confronto, un inizio di collaborazione utile – ci auguriamo – per mettere a fuoco i problemi e per cercare di trovare possibili soluzioni.
Si potrebbe partire da una questione banale ma sempre importante: quali potrebbero essere i vantaggi per entrambe le parti se la relazione migliorasse?
Il Tavolo è appena partito ma, soprattutto grazie ai colleghi che hanno già dato la loro disponibilità, il lavoro inizia già a dare i suoi primi frutti.
Porte aperte, naturalmente, a tutti coloro che sono interessati a partecipare.

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