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Meeting ecofriendly, la cassetta degli attrezzi

23/07/2013

Fra gli strumenti più efficaci per dialogare con gli stakeholder ci sono eventi: perché allora non organizzarli in modo sostenibile? Delle competenze necessarie per organizzare un evento green si è trattato nel corso del primo Summit dei Direttori della Comunicazione, che si è tenuto lo scorso 11 luglio a Milano,primo evento italiano certificato Iso 20121.

di Emanuela Taverna
È un dato di fatto che, nelle imprese italiane, la sostenibilità sia spesso posta tra le aree di competenza della funzione comunicazione. Ma se ai corporate communication manager è chiesto di allargare il proprio raggio d’azione, è necessario un ulteriore impegno formativo per poter trasmettere al meglio le strategie messe in atto dall’azienda sul fronte della sostenibilità e per fare proposte innovative.
Uno degli strumenti più efficaci per dialogare con gli stakeholder, per esempio, sono gli eventi: perché allora non organizzarli in modo sostenibile, visto che gli strumenti a disposizione delle imprese non mancano? Purtroppo, ancora pochi hanno intrapreso questo percorso. Perdendo così quella che sarebbe un’occasione privilegiata di contatto diretto con il pubblico, uno strumento di marketing innovativo, capace di rafforzare il posizionamento aziendale.
Non solo. Il rischio reputazionale di realizzare un evento che non sia sostenibile o che non soddisfi specifici standard è proprio l’effetto boomerang: deludere le aspettative e ottenere una comunicazione controproducente. Si parla, cioè, dell’evento, ma in maniera negativa.
Iso 20121, strumento recente, ma già collaudato
Delle competenze necessarie per organizzare un evento green si è trattato nel corso del primo Summit italiano dei direttori della comunicazione, svoltosi lo scorso 11 luglio a Milano per iniziativa di Communication Experience.
L’evento, di cui Green Business era media partner, è stato il primo del suo genere in Italia e, per scelta di coerenza da parte dei promotori, era certificato Iso 20121, lo standard introdotto nel 2012 e che ha già un precedente di primissimo piano: è infatti stato usato per le Olimpiadi di Londra. «Gli eventi sostenibili sono considerati best practice di Csr – assicura Cesare Buffone, responsabile del settore in Punto 3 – perché permettono di mettere in atto scelte concrete che dimostrano l’attenzione all’ambiente da parte dell’azienda. Lo standard internazionale, in questo caso, è di tipo gestionale: mette in campo un percorso a più fasi, realizzato quasi su misura dell’evento, che prevede il coinvolgimento di tutto lo staff nella progettazione. Per il Summit, per esempio, che ha un impatto ambientale limitato, abbiamo lavorato più sugli aspetti organizzativi ed etico-sociali, creando tre comitati (scientifico, promotore e organizzatore), che convergessero su scelte innovative».
I vantaggi di questo percorso, piuttosto impegnativo, sono molteplici. «Il principale plus è la coerenza tra gli strumenti di comunicazione utilizzati e le politiche di Csr dell’azienda – elenca Buffone. Inoltre c’è un’ottimizzazione gestionale che consente il controllo della catena di fornitura, e quindi la riduzione dei rischi organizzativi e degli sprechi: in una parola, l’ottimizzazione delle risorse. Bisogna poi considerare il coinvolgimento attivo dei partecipanti e dei partner. Infatti, anche i fornitori di eventi e le aree espositive si possono certificare Iso 20121, aumentando così l’appetibilità sul mercato». Non da ultimo, l’uso dello standard Iso 20121 consente ulteriori accrediti per il Dow Jones Sustainability Index, un aspetto non trascurabile per le grandi imprese.
Un esempio eccellente: l’Ora della Terra
La Iso 20121 non è l’unico strumento a disposizione di chi vuole certificare il proprio evento come sostenibile. Il focus sugli aspetti gestionali si è però rivelato adeguato a grandi manifestazioni di caratura internazionale e ripetibili nel tempo, come la presidenza danese della Ue, lo stadio del Manchester United, il Sidney Festival. Le aziende che fanno ricorso a questo strumento danno quindi credibilità e visibilità internazionale al proprio evento.
Non a caso, è certificata Iso 20121 l’Ora della Terra, edizione italiana del Earth Hour che il Wwf organizza da nove anni, e che a partire da un gesto semplice come lo spegnimento simbolico delle luci di monumenti e città è diventata una mobilitazione globale contro il riscaldamento globale e per un futuro sostenibile. All’evento italiano si è associato un concerto, alimentato da energia interamente sostenibile, come quella prodotta ‘dal vivo’ tramite 128 biciclette. «Abbiamo scelto lo standard Bsi perché coerente con gli obiettivi di sostenibilità del Wwf che mirano all’effettiva riduzione degli impatti ambientali e non a semplici azioni di compensazione delle sole emissioni di carbonio, spesso promosse come risolutive – spiega Federica Penna, responsabile comunicazione di Wwf Italia. Rispetto al sustainability business engagement il Wwf promuove una visione complessiva che mira a una concreta e rendicontabile riduzione degli impatti ambientali, con la trasformazione di intere filiere e prodotti. L’impegno per la sostenibilità deve passare per una trasformazione culturale e un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese. Il Wwf le supporta in un percorso che coinvolge tutta la strategia aziendale, di cui l’evento, quando è previsto, costituisce solo ‘una punta dell’iceberg’. Perché un evento di comunicazione, per quanto reso meno insostenibile, se non prosegue con un impegno autentico e quotidiano diventa solo greenwashing».
Come comunicare, quindi, la coerenza ambientale che sta dietro le scelte? «Per essere efficaci, bisogna che la sostenibilità diventi un ‘evento nell’evento’ – assicura Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente – con tutta una serie di dettagli che ‘raccontano’ che il peso ambientale di trasporti, elettricità, acqua, è stato calcolato e ridotto o compensato. Ovviamente nel modo meno noioso possibile, per esempio montando un pannello solare che alimenta il palco per rendere evidente in modo inoppugnabile che l’energia usata è rinnovabile». Per chi vuole approfondire i dettagli, vanno messi a disposizione strumenti come il sito, il codice Qr, tramite i quali chi è più esperto di sostenibilità può verificare la serietà dell’impegno intrapreso. Che non si trasmette in maniera univoca: «L’azienda deve avere chiaro quali valori vuole comunicare per poter scegliere i dettagli – spiega Poggio. Nell’offrire un buffet, per esempio, potrò privilegiare prodotti fairtrade che mettano in evidenza l’attenzione sociale alle produzioni, oppure preferire specialità a Km zero o un menu senza carne, se invece voglio porre l’accento sul ridotto impatto ambientale. Non esistono scelte perfette, bisogna che l’azienda abbia le idee chiare sulle priorità».
Fonte: Green Business

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