Ivana Termine
Il problema non è il turismo in sé. Sono da pochi giorni in vacanza alle Eolie e vedo flotte di turisti che sbarcano dalle gite giornaliere, vanno a fare il bagno, comprano panini e bibite, buttano tutto insieme senza differenziare e ripartono.
Vivo a Catania, dove sbarcano i crocieristi e tutto il centro storico si è adattato a loro: prima c’erano trattorie particolari dove si mangiava bene e ora è tutto a uso e consumo dei turisti, quindi basato sulla quantità e non sulla qualità. E, tra le decine di persone che ti indicano dove mangiare, ci siamo dimenticati le granite buone, il cannolo farcito all'istante con la ricotta fresca. Tutto sta cambiando. Io, da cittadina che vive in questi contesti, non sono contenta che la mia città e la zona in cui villeggio da sempre perdano a poco a poco la loro anima.
È ovvio che non la pensano così i commercianti che vivono di questo. Ma un turismo troppo “mordi e fuggi” che non assapora veramente nulla di ciò che sono state le nostre eccellenze, che non può capire il nostro territorio, ci sta devastando.
Ma parto da un fatto circoscritto e personale per affrontare una problematica più ampia.
Il contesto nazionale:
L'Italia ha destinazioni turistiche che per dimensione possono accogliere poche persone.
Il contesto europeo:
Nel 2025 c'è stato un campanello d’allarme globale con manifestazioni anti-turismo in Spagna, Croazia e Grecia, che hanno evidenziato un disagio crescente nelle località a vocazione turistica.
Cos’è l’Overtourism? L’agenzia dell’ONU, responsabile del turismo, la UNWTO – World Tourism Organisation – lo ha definito “l’impatto negativo che il turismo ha sulla qualità della vita dei residenti e si ripercuote sull’esperienza del visitatore. I visitatori si ritrovano a condividere con più persone del dovuto la risorsa SPAZIO”.
Le cause?
Quando il numero dei visitatori supera la capacità ricettiva di una destinazione, si producono effetti negativi sulla qualità della vita dei residenti, con il conseguente danneggiamento dell'ambiente e del patrimonio locale.
In Italia, il dibattito sull’overtourism è ancora poco strutturato. Il problema non è il turismo ma il modello di sviluppo turistico non regolato e non sostenibile, non è l’arrivo dei turisti in sé, ma lo sviluppo incontrollato di affitti brevi e locazioni turistiche, spesso a discapito della residenzialità.
Le principali criticità sono:
Questa dinamica trasforma la saturazione occasionale in congestione permanente, con effetti dannosi per la qualità della vita dei residenti e per l’esperienza turistica stessa. Le conseguenze del sovraffollamento creano inevitabilmente tensione tra turisti e residenti.
Ma cerchiamo di analizzare quali sono i problemi strutturali irrisolti:
Sovraccarico dei servizi pubblici (trasporti, rifiuti, sicurezza);
Perdita dell’identità urbana e dello storico tessuto commerciale;
Difficoltà di accesso alle proprie case per i cittadini locali;
Crescente percezione di un turismo “invasivo” e poco rispettoso.
Quindi, le recenti proteste in Europa non erano dirette ai visitatori, ma denunciavano la mancanza di governance delle destinazioni.
Di conseguenza, l’unica via per affrontare l’overtourism è ripensare completamente il modello di sviluppo turistico. Il criterio guida deve essere la sostenibilità, intesa non solo in chiave ambientale, ma anche sociale ed economica.
Tra le soluzioni adottate finora: a Barcellona, dopo le manifestazioni del 2025, sono state bloccate le licenze di appartamenti turistici e incrementate le tasse per proteggere il diritto di abitazione dei residenti.
In Giappone stanno incrementando le rotte rurali alternative alle mete di Tokyo e Kyoto per distribuire i flussi sul territorio nazionale.
Gli obiettivi chiave per una nuova visione del turismo richiedono una comunicazione strategica volta a:
L’aumento dell’interesse per temi come l’overtourism deve essere un'occasione per ripensare l’intero sistema turistico: superare la logica della sola crescita e abbracciare una visione empatica, sostenibile e rigenerativa del turismo.
Le destinazioni che riusciranno a fare questo salto di qualità saranno in grado di tutelare il benessere dei residenti, garantire un’esperienza autentica ai turisti e costruire un modello duraturo e rispettoso.
Dal punto di vista della comunicazione bisogna spostare il focus narrativo dall’esclusività della meta all’unicità dell’esperienza, promuovendo il concetto di “turismo lento”.
La comunicazione deve:
Affermazioni generiche come “eco-friendly” o “green” non sono più sufficienti. Per comunicare un turismo sostenibile in modo efficace bisogna oggi puntare su dati concreti, la comunicazione non deve vendere un servizio, ma educare il viaggiatore a rispettare l’ambiente, la cultura e l’economia delle comunità locali.
Azioni pratiche?
Distribuzione di “vademecum” su come risparmiare risorse durante il soggiorno, promuovere itinerari a piedi, in bicicletta o con l’utilizzo dei trasporti pubblici locali, diffondere per far rispettare le regole per la raccolta differenziata.
Per decongestionare le mete di massa le strategie efficaci di marketing devono deviare i flussi turistici nel tempo e nello spazio.
Destagionalizzare, anche attraverso tariffe dedicate nei periodi di bassa stagione;
Spostare l’attenzione su borghi o aree naturali poco conosciute;
Comunicare che la prenotazione tutela l’ecosistema, trasformando il limite in un valore di esclusività e rispetto.