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Preghiera di fine anno di un relatore pubblico miscredente

31/12/2008

Torna l’appuntamento annuale con la preghiera “laica” di Toni Muzi Falconi che fa il bilancio dell’anno appena concluso e prospetta alcuni scenari per il 2009.

In effetti, il 2008 non è stato poi così male… e – forse proprio per questo? – abbiamo evitato di riflettere (e agire) sulle nostre debolezze, come invece mi auguravo l’anno scorso.


Peccato, perché ora sarà tutto più difficile…
Infatti:


1.
Chi crederà ai nostri clienti e datori di lavoro quando, anche utilizzando i nostri servizi, racconteranno i loro risultati e diranno le loro intenzioni?


Dovremmo ricordarci di far loro sapere che i loro pubblici hanno assai più fiducia in quel che dicono i dipendenti (il doppio rispetto agli amministratori delegati… secondo l’Edelman Trust Barometer 2008)… i quali oggi sono tutti giustamente e legittimamente preoccupati di perdere il posto di lavoro. Una bel percorso in salita!


2.
Chi crederà ancora alle nostre rendicontazioni di sostenibilità che più retoriche di così non si può…
(Lettura obbligatoria: Il barbiere di Stalin di Paolo D’ Anselmi)


Possibile che nessun vertice organizzativo capisca la semplice logica che affrontare in pubblico le proprie magagne e rendicontare su cosa si sta facendo per evitarle o ridurne l’impatto non fa che rendere più credibili anche gli altri contenuti?


Ma siamo proprio sicuri di essere noi in prima linea con questi argomenti? Oppure facciamo la moina per mettere a posto la coscienza, e prontamente ritiriamo la mano appena scorgiamo l’ombra di una smorfia sul viso del nostro cliente/datore di lavoro?


Eppoi… quando la finiremo di sovrapporre lo stakeholder engagement allo stakeholder involvement, che non sono per nulla la stessa cosa?


L’involvement (il cosiddetto ascolto coinvolgente) lo si fa con tutti gli stakeholder che, ricordiamolo, sono loro a scegliere di essere tali e non noi a decidere chi sono.
L’engagement, invece, implica una sorta di ‘fidanzamento’ (to engage= fidanzarsi) negoziale, ma comunque non necessariamente amichevole.


In questo caso siamo noi a scegliere con chi farlo, e non in base alla simpatia e neppure al grado di adesione alle nostre posizioni, ma in base alle finalità e agli obiettivi specifici che l’organizzazione che rappresentiamo intende perseguire.


3.
Chi crederà ancora alla rilevanza, che abbiamo sempre attribuito o comunque subito, della presenza delle organizzazioni sui media? Ma chi li legge? Chi li ascolta? Chi li segue? Leggete quanto ha scritto qualche giorno fa Italo Vignoli sul nostro sito (leggi il commento della notizia).


A chi cambiamo le opinioni? E quante di queste opinioni si traducono in comportamenti? (La disfatta dei sondaggi pre-elettorali)


A che serve misurare i centimetri colonna?
Verrà il giorno in cui si cominceranno a misurare la qualità della relazione con i pubblici influenti per dimostrare il valore aggiunto che le relazioni pubbliche portano all’organizzazione?


E poi, sempre più stancamente, come non ripetere anche quest’anno (Preghiera di fine anno 2007) che:


4.
E’ un fatto confermato: la maggior parte dei lettori di questo sito non è associata alla Ferpi.
Questo implica che, se in qualche modo pensate di fare il relatore pubblico, state producendo un danno a voi stessi e alla vostra professione.
Perché non ci aiutate a migliorare e, tutti insieme, a contare di più?


5.
E’ stato un altro anno in cui le black pr hanno fatto follie anche in Italia. Pensate soltanto alla guerriglia urbana di questi giorni via media fatta dai portavoce, dai consiglieri e dai consulenti dei vari dirigenti del PD sulla questione morale.
Ha prodotto più danni alla reputazione del PD questa che non le iniziative della magistratura. Possibile che non riusciamo a evitare di usare le relazioni pubbliche per distruggere il concorrente o nemico di turno?


6.
E quando è stata l’ultima volta che abbiamo aiutato uno studente di relazioni pubbliche offrendogli uno stage, sistemandogli una tesi, dandogli qualche buon consiglio? Pensiamo davvero che siano solo delle bestie da soma? Ma ci siamo fatti una idea dei corsi che seguono? O pensiamo che stiano li a fare degli studi inutili? In realtà, quegli studi sarebbero utili anche a ognuno di noi.


7.
Pippe, pippe, pippe… ecco cosa molti di noi pensano della ricerca e della costruzione di un corpo di conoscenze delle relazioni pubbliche.
Ma possibile essere così coglioni e buttarsi a mare, quando invece sarebbe importante che le nostre riflessioni (e qualche volta ci capiterà pure di pensare..no?) entrassero a buon diritto a far parte di quel corpo di conoscenze?


Un enorme ringraziamento – non come facilitatore, ma come appartenente alla comunità professionale – a tutti i colleghi che hanno contribuito con la loro presenza, le loro opinioni, le loro esperienze alla produzione del videolibro ‘In che senso: cosa sono le relazioni pubbliche’. Ancora una volta, dopo il lavoro comune sul Gorel e sul lessico realizzatosi in questo sito, avete dato un forte valore aggiunto al nostro corpo di conoscenze.


Perché non immaginare, per il 2009, weekend di ritiro nelle diverse Delegazioni Territoriali per seguire insieme il videolibro, commentarlo e discuterlo in presenza di una telecamera da mettere poi sul sito a disposizione di tutti gli altri? Sarebbe una cosa mai fatta e sicuramente di grande valore.


Buon anno a tutti.
Toni Muzi Falconi

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