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Rutigliano: bilancio strumento di comunicazione dei valori aziendali

03/12/2014

Patrizia Rutigliano

Cresce l’importanza della rendicontazione, ormai una prassi irrinunciabile nella network society. La riflessione del Presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano, alla cerimonia di premiazione dell’Oscar di Bilancio, che quest’anno compie 50 anni.

La grande attenzione e le adesioni sempre più diverse e qualificate all’Oscar di Bilancio confermano l’importanza che la business community conferisce a questo riconoscimento e ci spronano a proseguire sulla strada del confronto, della trasparenza e di quella completezza di informazione che Ferpi ha inteso stimolare sin dalla prima edizione dell’Oscar nella consapevolezza di poter offrire un contributo sostanziale alla crescita non solo delle imprese, ma anche dei loro stakeholder, che ne condividono giustamente aspirazioni e successi.

Nel tempo, e con un’accelerazione più marcata negli ultimi anni, il bilancio si è evoluto come strumento di comunicazione del complesso di tutti i valori di cui un’azienda è portatrice – non solo quelli strettamente contabili – ed è diventato una “casa di vetro” attraverso la quale poter osservare il funzionamento dell’impresa, la sua solidità e la sua capacità di creare valore. Qualunque organizzazione vive, cresce o muore sulla base della qualità delle relazioni che è in grado di stabilire con i propri portatori di interesse, siano essi gli azionisti, i fornitori, i clienti, i partner, i media, i dipendenti. Questo insieme così variegato, che riunisce tante esigenze e profili diversi, è però accomunato da una caratteristica che in questi ultimi anni è particolarmente spiccata, ovvero la tendenza a esigere credibilità e affidabilità.

Nuove chiavi di lettura


Il valore che viene riconosciuto alle realtà più “attractive” – per usare un termine anglosassone che è difficile rendere in italiano – passa anche attraverso un buon bilancio, che ha anche il compito non semplice di aiutare ad attrarre investimenti di qualità e capitali nuovi, anche e soprattutto dall’estero, tenendo a mente anche il contesto sociale complesso e delicato come quello che sta vivendo il Paese. Si tratta dunque di proporre nuove chiavi di lettura e rappresentazione verso l’esterno delle modalità e del grado di efficacia con cui l’azienda persegue gli obiettivi di creazione e condivisione del valore, e di fornire a tutti gli stakeholder una visione più completa dei rischi delle opportunità e delle sfide che oggi affrontano le aziende.

A questo proposito, credo che ciò che genericamente viene definito come “mercato”, e in linea più generale tutta la platea degli stakeholder, apprezzino sempre più il valore creato attraverso un agire responsabile e sostenibile. Non è solo un fatto etico. I grandi fondi internazionali, così come i piccoli risparmiatori, vogliono sapere con chiarezza come un’azienda realizza i suoi profitti e se sarà in grado di mantenerli nel tempo. Queste legittime aspettative coinvolgono sempre più aspetti sociali, ambientali e di governance, e ciò ha spinto molte società a sviluppare, soprattutto nel management, la consapevolezza che l’allocazione di risorse e la loro rendicontazione debba avvenire tenendo a mente molteplici indicatori, e non più solo i classici KPI prettamente economico-finanziari. Rischi e opportunità sono infatti legati non solo alla dimensione economico-finanziaria, ma anche a processi e contesti che impattano sul business: ambiente, governance, dimensione sociale ed etica. Avere una rappresentazione di tali dimensioni, anche dal punto di vista della rendicontazione, non risponde semplicemente a un dovere di trasparenza, ma ad una necessità degli stakeholder soprattutto finanziari – non solo i fondi di investimento accreditati come “socialmente responsabili” – di comprendere la capacità dell’impresa di creare valore nel breve medio e lungo termine e, in ultima istanza, di decidere se investirci o meno.

Da questo punto di vista, l’integrazione della sostenibilità nelle strategie di business è un elemento fondante per la visione e la strategia di lungo periodo. Di fronte alle richieste del mercato, delle autorità e dell’opinione pubblica di ricevere un’informativa aziendale più ampia, trasparente e responsabile è necessario attivare un presidio organico basato sull’integrazione dei processi di reporting, fondato sul presupposto per cui “integrated reporting means integrated thinking”. Una sempre maggiore integrazione, al di là dei modelli e degli standard adottati e nella consapevolezza che non essendoci soluzioni preconfezionate ciascuna impresa deve lavorare nell’individuazione del proprio perimetro di “materialità”, rappresenta un nuovo approccio al reporting aziendale che mostra il legame tra strategia, governance, performance finanziaria e contesto sociale, ambientale ed economico nel quale l’azienda opera.

Sostenibilità: un vantaggio competitivo


Per le società, integrare la sostenibilità nella strategia e nei processi decisionali di un’organizzazione può portare a un vantaggio competitivo grazie a fattori quali riduzione dei costi, una migliore gestione del rischio, efficienze operative, differenziazione del brand e innovazione. Inoltre si migliora la collaborazione tra i diversi dipartimenti interni. E infine, ma non meno importante, la società può sviluppare migliori rapporti con i suoi stakeholder grazie a una gestione più attenta delle loro esigenze e aspettative. Anche i vantaggi per gli investitori sono, del resto, notevoli. Quando è ben fatta, la rendicontazione integrata fornisce loro le giuste informazioni, in un formato e con una frequenza che incidono, e non poco, sul processo decisionale. La sempre maggiore importanza rivestita dagli indici di sostenibilità e dagli investimenti socialmente responsabili – in questo senso – è un’attestazione importante di come siano sempre più apprezzati e valorizzati gli sforzi fatti in questo senso dalle realtà diverse tra loro, ma accomunate da una visione che sul lungo periodo risulta vincente.

L’ascolto degli stakeholder


Questa è la ragione per cui sempre più oggi si parla di modelli di coinvolgimento degli stakeholder, di attivazione di azioni di ascolto e confronto sistematiche (la logica dello shared value è una di queste) non più, come ieri, solo in una logica difensiva, di riduzione o prevenzione dei conflitti. Le imprese sono chiamate a un salto di qualità: non più “gestione” degli stakeholder, ma “inclusione degli stakeholder” nei processi decisionali. Lo stakeholder engagement è lo strumento di ascolto, dialogo e coinvolgimento dei principali interlocutori di un’impresa finalizzato a incoraggiare la qualità nei rapporti, attivare processi di ascolto e soddisfazione delle relative istanze e avviare opportunità di partnership innovative. Rappresenta il momento in cui l’impresa, una volta identificati i propri interlocutori chiave, si confronta con essi sui temi significativi, mettendosi in discussione e rompendo il muro dell’autoreferenzialità. Il momento in cui cambia punto di vista.

50 anni di Oscar


L’Oscar di Bilancio compie oggi 50 anni: è un traguardo importante che nella vita – mi racconta chi l’ha già raggiunto – porta a fare le somme e le sottrazioni, a trarre un bilancio (guarda caso!) di ciò che si è fatto e soprattutto di come lo si è fatto, a vedere in ciò che è passato un insegnamento per il futuro: anche noi abbiamo tenuto fede a questa tradizione e lo dimostrano le significative misure che abbiamo messo in atto per rendere questo riconoscimento sempre più credibile. Tra questi mi preme citare, su tutti, la costituzione di un Comitato Promotore, che comprende alcune tra le realtà più all’avanguardia del mondo accademico e istituzionale, e la redazione di un Documento di Governance che ha riguardato in particolare le regole, i criteri e i processi di selezione e valutazione dei Bilanci, a tutela e valorizzazione della trasparenza e della autorevolezza della Giuria, anche al fine di prevenire qualsivoglia conflitto di interesse. Questi nuovi elementi, uniti a molti altri che abbiamo pensato per circostanziare al meglio l’operato della giuria e a un sito web completamente rinnovato, ci hanno consentito di raggiungere i 50 anni – come si dice in questi casi – non solo in “splendida forma”, ma con tutte le carte in regola per migliorarci ogni anno che passa. Grazie.

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