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Stefanini: ogni azienda ha anche una dimensione sociale

08/06/2018

Daniele Chieffi (ha collaborato Rossella Sobrero)

Ogni azienda è un soggetto che produce valore economico ma è anche un organismo che ha una forte dimensione sociale, che opera in una comunità. Bisogna partire da qui. Ne è convinto Pierluigi Stefanini, Presidente del gruppo Unipol, che ha raccontato a Daniele Chieffi la sua visione della CSR e della sostenibilità.

Le imprese devono restituire valore alle comunità in cui operano e non per obiettivi di marketing ma perché svolgono un ruolo sociale importante e se ne devono assumere la responsabilità. Pierluigi Stefanini, Presidente del gruppo Unipol, è netto nel considerare la CSR e la sostenibilità come strumenti fondanti del ruolo delle aziende nella società e come perno della costruzione della reputazione delle imprese presso i propri stakeholder. Responsabilità sociale e reputazione che sono inscindibilmente legati alla costruzione di valore per i portatori d’interesse. In questo la comunicazione e i comunicatori assumono un ruolo centrale e strategico.




 

Presidente, partiamo dalle definizioni: che cosa sono la Corporate Social Responsibility e la Sostenibilità e c’è una differenza fra i due concetti?
La CSR vuol dire interrogarsi, farsi carico e quindi rispondere alle esigenze sociali che il nostro lavoro, come imprese, determina. Ogni azienda è un soggetto che produce valore economico ma è anche un organismo che ha una forte dimensione sociale, che opera in una comunità. Bisogna partire da qui. Operiamo, svolgiamo un ruolo, otteniamo risultati grazie a una comunità larga di persone. Abbiamo quindi il dovere di assumerci questa responsabilità e di declinare il nostro lavoro, con lo scopo di creare benefici e benessere per le persone che compongono la nostra comunità. È un approccio necessario, non solo dal punto di vista etico ma anche per rafforzare qualitativamente la relazione con la comunità stessa e la nostra presenza sul mercato. Sempre più, devo dire, l’attenzione e l’impegno delle imprese va in questa direzione, integrando la CSR nell’attività economica e superandone la dimensione di semplice operazione di marketing. La Sostenibilità, invece, è un’evoluzione di questo concetto ma ne è parte fondante. È un approccio di cultura manageriale che parte dalla domanda che tutti ci dobbiamo porre ovvero come duriamo nel tempo come imprese. È una visione strategica che consente alle imprese di essere durevoli, sia per visione generale sia, coerentemente, per le attività che promuovono.

La sua visione della CSR è strettamente legata alla restituzione di valore delle imprese alla comunità in cui operano. In questo le nuove forme digitali di comunicazione disintermediata hanno un ruolo nel condurre le aziende a rafforzare il senso della loro responsabilità sociale?
Hanno avuto e hanno un ruolo importante se non decisivo. Sempre di più ci si sta orientando verso strategie multi stakeholder, ovvero l’identificazione dei vari segmenti di interlocutori e lo sviluppo di strategie che abbiano un ingrediente fondamentale: essere credibili, ovvero fare ogni sforzo per avvicinarsi il più possibile e rendere coerente ciò che promettiamo e quel che facciamo.

Quindi la CSR è una sorta di promessa mantenuta agli stakeholder?
Necessariamente deve essere così. Poi, nonostante io sia un inguaribile ottimista, so che da soli non cambiamo il mondo ma in tanti lo possiamo fare. Ne sono convinto.

La CSR e l’approccio sostenibile sono leve di comunicazione e di costruzione della reputazione?
Lo sono e sono decisive. Il nostro settore e Unipol hanno un bisogno fondamentale di comunicazione, devono rappresentarsi in maniera diversa da come sono percepiti. È necessario allora costruire una strategia di comunicazione integrata che permetta in primo luogo di sconfiggere i luoghi comuni, quel modo pigro di pensare e di definire il nostro settore. Abbiamo il dovere di rappresentare il nostro mestiere sottolineandone il ruolo sociale. Noi tuteliamo e supportiamo le persone nella loro vita e nella costruzione del loro futuro, questo ha un impatto sociale enorme. Quando riusciremo a dare questa immagine avremo ottenuto un grande risultato. Dall’altra parte, è aumentata molto la sensibilità e la capacità critica delle persone, quindi abbiamo il dovere di essere reputati, credibili e seri nelle cose che facciamo.

Ma secondo lei le persone hanno voglia di cambiare la propria idea riguardo un settore così complesso come quello finanziario? Qual è la chiave giusta per modificarne la percezione e quindi la reputazione?
Bisogna andare oltre l’attuale dinamica impresa-cliente, basata o percepita sulla costruzione di valore unilaterale, ovvero solo sul fronte dell’azienda. La chiave è alimentare quei comportamenti virtuosi che ci permettano di coinvolgere direttamente il cliente, di trasformarlo in partner. Creare una vincente dimensione di reciprocità. E tutto basato sulla capacità delle imprese di costruire valore per gli stakeholder. L’esempio delle scatole nere nelle auto è rilevante. Ne abbiamo installate 3,5 milioni riuscendo a costruire un vero rapporto win-win nel quale l’assicurazione costa meno, l’assicurato è soddisfatto, così come l’azienda.

Qualche altro esempio nel quale Unipol abbia costruito valore per i propri clienti?
Abbiamo fatto un lavoro per cercare di trasferire ai nostri clienti, nell’ambito delle polizze vita, quei concetti di trasparenza ed equità e di serietà che per noi sono fondamentali e siamo arrivati a una certificazione quasi integrale di tutti i prodotti che mettiamo in vendita. Abbiamo costruito da tre anni con altri partner un progetto europeo, rivolto alle piccole imprese. Le aiutiamo a misurare il rischio collegato al cambiamento climatico e ai disastri naturali, aiutiamo gli enti locali a conoscere le dinamiche del territorio e i bisogni di prevenzione e di monitoraggio e su questa base costruiamo prodotti assicurativi specifici. Terzo esempio il progetto di formazione nelle scuole contro il gioco d’azzardo, che abbiamo sviluppato però solo dopo aver eliminato qualsiasi legame del Gruppo con qualsiasi attività economica collegata direttamente o indirettamente con il gioco d’azzardo stesso.

Torniamo ai valori, se lei mi dovesse elencare i valori di riferimento di Unipol?
Abbiamo elaborato la nostra carta dei valori, non pensando a un foglio che finisse nascosto in un cassetto ma alla vera base culturale del nostro modo di lavorare. Noi nasciamo 55 anni fa su impulso del mondo cooperativo. Il legame col mondo del lavoro è per noi fondamentale ed è quello che ci ha permesso di diventare la prima compagnia ramo danni e la seconda compagnia d’assicurazione in Italia. Cerchiamo di non dimenticare mai da dove veniamo, le nostre radici, il nostro modo di essere, l’umiltà, la capacità di essere coi piedi per terra. Siamo persone serie, che fanno della serietà il tratto fondamentale del proprio lavoro. D’altronde ci prendiamo la responsabilità dei soldi e delle vite delle persone e per questo dobbiamo essere estremamente seri e rigorosi.

Presidente mi fa un bilancio delle attività dell’AsVis, dopo due anni dall’avvio?
L’AsVis nasce nel febbraio del 2016. In due anni si sono associate oltre 200 realtà dalla Cgil a Confindustria, da Legambiente a Fondazione Agnelli, oltre 40 università italiane, centri di ricerca, onlus, il terzo settore. Direi che siamo riusciti a costruire una vera alleanza. La cosa importante è come sia cresciuta la sensibilità di queste organizzazioni nel voler costruire uno sviluppo serio e duraturo basato necessariamente sulla dimensione della sostenibilità. Chi fa attività economica deve restituire valore alla comunità in cui opera, deve contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e deve contribuire ad avere una governance a livello istituzionale, più efficiente di quella che abbiamo oggi. Un ulteriore elemento è che una tale pluralità di soggetti riescano a lavorare efficacemente insieme perché condividono l’agenda stilata dall’Onu che definisce gli obiettivi da raggiungere da qui al 2030. Il mondo non sta andando bene e dobbiamo smettere di avere un ruolo passivo e assumerci la responsabilità di un atteggiamento attivo e costruttivo. Ad esempio, abbiamo il primato negativo di abbandoni scolastici in Italia. Porsi l’obiettivo di ridurre questo fenomeno, con il contributo di tutti, è fondamentale per contrastare l’impoverimento dell’intero Paese.

Come è presente Unipol nel Festival della Sostenibilità?
Si tratta di un Festival che vuole trattare temi importanti attraverso l’arte, la musica, lo sport. Unipol è uno dei partner principali ed è impegnata in prima linea. Siamo partiti a Roma con il primo evento al Maxxi, ma saremo presenti direttamente in molte occasioni, a partire da un convegno sulla salute a Bologna il primo giugno, che, a partire dall’obiettivo 3 dell’agenda 20/30, affronterà le disuguaglianze che ci sono nell’accesso alle cure mediche. Faremo un convegno a Milano sul lavoro, uno sulla cultura, un seminario sulla finanza e lo sviluppo sostenibile, promuoveremo eventi culturali a Roma, Bologna e a Torino.

Cosa potrebbero fare, cosa non stanno facendo e cosa dovrebbero fare i comunicatori per la CSR?
Il lavoro del comunicatore è un lavoro molto difficile, preziosissimo e non sempre le aziende lo riescono a valorizzare nel modo giusto. Ci deve essere maggiore consapevolezza del valore della comunicazione e supporto a chi fa questo mestiere. Sarebbe importante e auspicabile che ci fosse più racconto dei temi e dell’impegno delle aziende nella responsabilità sociale. Riuscire a connettere l’opinione pubblica ai progetti e all’impegno delle imprese nella CSR e nella sostenibilità è davvero il contributo che manca, la vera sfida che i comunicatori potrebbero e dovrebbero accettare.

 




 





PIERLUIGI_STEFANINI_15534_highPierluigi Stefanini
 nato nel 1953, è il Presidente del Gruppo Unipol e Vice Presidente della controllata UnipolSai Assicurazioni.

Ha ricoperto ruoli nel comparto bancario, assicurativo e nel movimento cooperativo.

Dal 1990 al 1998 è Presidente della Legacoop di Bologna e dal 1998 al 2006 di Coop Adriatica Soc. Cooperativa.

Nel 1998 entra nel Gruppo Unipol in qualità di Consigliere di amministrazione di Finsoe, società finanziaria del movimento cooperativo, carica che ricopre tuttora.

Contestualmente viene nominato Consigliere di Unipol Assicurazioni SpA e a seguire, nel 2002, Consigliere di Unipol Banca SpA.

Nel 2006 è nominato Presidente di Unipol Assicurazioni, e, nel 2007, assume la carica di Presidente di Unipol Gruppo Finanziario SpA, a seguito della sua costituzione. Ricopre contestualmente anche la presidenza della Fondazione Unipolis.

Attualmente Stefanini ricopre anche la carica di Presidente di Euresa, network europeo di quattordici mutue e cooperative di assicurazione, nonché quella di Presidente dell’Assemblea ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile costituita da organizzazioni no-profit per supportare lo sviluppo dell’Agenda italiana per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).




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