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Un accento contagioso

19/04/2010

Anche attraverso una campagna di comunicazione virale si può provare a cambiare il mondo. E’ quello che è accade in Libano dove l’agenzia _Leo Burnett_ ha creato per l’ _Hariri Foundation_ una campagna per livellare le differenze tra i sessi. Lo racconta dalle pagine del suo sito _Mariella Governo_.

di Mariella Governo
Khede Kasra è una campagna coraggiosa in un paese come il Libano nel quale il numero delle donne velate è triplicato negli ultimi trent’anni. L’accento Khede Kasra nella lingua araba trasforma al femminile le parole abitualmente usate al maschile.
L’agenzia Leo Burnett Beirut ha creato per l’ Hariri Foundation, una campagna di comunicazione virale che ha fatto presa: per l’intento sociale di modificare con un semplice gesto le differenze tra i sessi ma anche per la sua leggerezza e allegria.
La grafica del segno si imprime nella memoria come il taglio netto del coltello in una tela di Lucio Fontana. E il colore rosso fuoco dà forza all’idea che la campagna di comunicazione vuole esprimere: le donne libanesi sono un valore e visto che pochi lo riconoscono è meglio sottolinearlo ovunque, nella lingua madre e nei luoghi dove la gente vive, lavora e si diverte.
L’agenzia ha costruito un puzzle di comunicazione integrata e multicanale (dai manifesti, agli adesivi, a Facebook) con una ricaduta mediatica straordinaria. L’idea di applicare nei più svariati modi l’accento Khede Kasra per evidenziare il genere femminile si è propagata nelle vie della città, in televisione, in rete: contagiosa come una risata o come il karaoke di alcune iniziative di guerrilla marketing.
L’Italia potrebbe imparare da Khede Kasra almeno per due motivi:
• le nostre campagne a favore delle pari opportunità sono grevi e poco efficaci. Quando mai un headline quale “La violenza sulle donne avvelena il mondo” (campagna 2009 del Ministro per le pari opportunità) ha cambiato qualcosa nell’immaginario dei lettori?
• la volgarità e disprezzo nei confronti della donna ha raggiunto da noi livelli altissimi: dalle battute di Silvio Berlusconi su Rosy Bindi e su Mercedes Bresso alla recente campagna della Diesel Be stupid: qui la creatività e la libertà che le immagini rappresentano sono fatte solo di corpi nudi, sesso e tante smorfie. E’ forse parità questa?
La pubblicità e la comunicazione non possono cambiare il mondo. Ma un gesto sì perché equivale al “battito di ali di una farfalla in grado di scatenare un uragano dall’altra parte del globo.”
Non fu forse un semplice gesto, il rifiuto di Rosa Parks di cedere il posto sull’autobus a un bianco, a spianare la strada cinquant’anni dopo a un afroamericano alla Casa Bianca?
PS Questo testo è il mio piccolo contributo al libro di Rossella Sobrero e Francesca Romana Puggelli dal titolo Comunicazione sociale: istruzioni per l’uso, in uscita a breve
da Carocci editore.
Tratto da www.mariellagoverno.it
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