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Year In Hashtag: intervista a Claudia Vago

28/12/2011

“Twitter è un fiume in piena. Gli hashtag servono a organizzare questo enorme flusso, a permettere di seguire i messaggi su un particolare tema. La cronaca dei fatti attraverso i social media ha bisogno di "curatori", persone in grado di selezionare le fonti e di estrarre le gocce che servono a raccontare un fatto”. Lo afferma _Claudia Vago,_ ideatrice di _Year In Hashtag,_ in una breve intervista in esclusiva per Ferpi.

Un’idea semplice eppure bellissima. Year In Hashtag è uno sguardo sul 2011 da un punto di vista particolare: la Rete e i suoi utilizzatori. Perché il 2011? Perché quest’anno, per la prima volta, la maggior parte degli eventi è stata raccontata prima, meglio o esclusivamente dalla Rete. Uno sguardo sul 2011 che non comprenda tweet, blog, fotografie e video immediatamente caricati online è uno sguardo parziale, incapace di raccontare la vera ricchezza dei tanti eventi che si sono svolti in questo lungo e intenso anno. E’ per rendere omaggio a tutti coloro che in questo 2011 hanno raccontato la realtà intorno a loro che è nato Year In Hashtag, per valorizzare l’impegno di migliaia di persone nel mondo che ogni giorno hanno costruito un pezzo della Storia di questo anno indimenticabile.
Gli eventi della primavera araba, Fukushima, Steve Jobs, Occupy Wall Street… le notizie passano e si diffondono via Twitter. E’ un nuovo media?
In realtà il medium è sempre Internet, che ormai non si può più definire nuovo. Twitter è uno strumento. Quest’anno ha conosciuto un’esplosione, che negli ultimi mesi abbiamo visto anche in Italia, perché attualmente è lo strumento che meglio si presta alla diffusione rapida di informazioni perché è asimmetrico (non è richiesto che due persone siano in contatto tra loro perché una legga i contenuti condivisi dall’altra), il retweet è una funzione che molto facilmente permette di condividere e diffondere un messaggio… Facebook si sta muovendo un po’ in questa direzione, negli ultimi mesi, abolendo la simmetria e permettendo la condivisione degli aggiornamenti di stato, ma resta ancora troppo pesante per poter essere utlizzato “sul campo”.
Nick Bilton, blogger del New York Times, sostiene che Twitter aiuta a dare un ordine alla grande quantità di informazioni che riceviamo ogni giorno. E’ quello che avete fatto con Year In Hashtag, tracciando la strada di quale potrebbe essere il futuro…
Twitter è un fiume in piena. Non a caso Al Jazeera ha un programma che si chiama The Stream e si basa, appunto, su quanto viene condiviso e discusso sui social media. Gli hashtag servono a organizzare questo enorme flusso, a permettere di seguire i messaggi su un particolare tema. Quello che abbiamo fatto con Year in Hashtag è quello che tanti fanno ogni giorno usando strumenti come Storify: abbiamo ricostruito delle storie attraverso materiali condivisi sui social network, da Twitter a Facebook, da Flickr a Youtube. La cronaca dei fatti attraverso i social media ha bisogno di “curatori”, persone in grado di selezionare le fonti e di estrarre, dal fiume in piena, le gocce che servono a raccontare un fatto.
Il trending topic, da cui, fondamentalmente Year in Hashtag discende, è divenuto un modo per monitorare le conversazioni online. Come trarne beneficio? In poche parole, a cosa serve?
Personalmente uso pochissimo i trending topic per orientarmi tra gli argomenti più discussi su Twitter. Innanzitutto perché, per come funziona l’algoritmo che ne è alla base, non sempre ciò che è in trending topic è affettivamente un argomento molto discusso. E poi perché spesso le storie davvero interessanti, quelle che meritano di essere raccolte e raccontate non sono tra gli argomenti più discussi. Anzi, compito di chi fa come me “social media journalism” è proprio quello di scovare e dare voce alle storie che altrimenti non avrebbero visibilità.
Year in Hashtag può essere considerato un modo nuovo di fare informazione?
E’ un nuovo modo di raccogliere e organizzare l’informazione. Diverse sono le fonti, diversi i mezzi con coi i messaggi vengono diffusi, diverso il modo di creare un racconto mettendo insieme quei messaggi.
Twitter è entrato di prepotenza tra i media più seguiti. Cos’è per te e perchè lo consiglieresti in una strategia di comunicazione?
Twitter è un ottimo strumento per diffondere velocemente informazioni, link, immagini. Dall’Appennino reggiano dove abito posso seguire in tempo reale una manifestazione a Melbourne, vederne le immagini, sapere cosa succede. Per me è la possibilità di restare collegata al resto del mondo, scambiare informazioni e opinioni con persone molto lontane, condividere obiettivi. Come ogni strumenti ha le sue regole, le sue funzionalità, e non si adatta a tutti gli scopi. Lo consiglio e lo consiglierei a chi vuole, può e sa costruire un racconto, che è la funzione principale di Twitter.

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