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Banche: è ora di puntare sulla Csr

18/04/2009

La crisi economica che stiamo vivendo ha eroso profondamente la credibilità delle banche. L'unico modo per recuperare reputazione e la fiducia dei clienti è puntare con decisione sulla rendicontazione e la responsabilità sociale.

di Marco Galdiolo


Viviamo in un contesto di mercato che sia sul piano finanziario che economico ed industriale nel 2008 si è sostanzialmente rivoluzionato.


E’ una rivoluzione di relazione, è una rivoluzione nel patto sociale che equilibria le società e le generazioni, è una rivoluzione negli scambi commerciali sia tra Paesi dell’area Euro sia da e verso i cosiddetti Paesi emergenti, è una rivoluzione nei processi di fornitura, produzione e distribuzione del tessuto manifatturiero, è una rivoluzione negli approcci di finanziamento ed investimento delle imprese, delle famiglie e della pubblica amministrazione.


E’ così una rivoluzione nel modo di fare ed essere banca, dove è necessario avere maggiore flessibilità, capacità di lettura ed interpretazione di un nuovo contesto, scegliere strategie nuove di servizio del cliente, e di compartecipazione del capitale umano.


Adesso emergeranno, nelle logiche della competizione, quelle imprese che hanno fatto della responsabilità sociale una reale strategia di impresa e non una semplice operazione di facciata. Adesso chi crede in questa logica è chiamato a dimostrare la propria animosità, il coraggio anche di essere anticiclici, investendo ancora di più sulla relazione con il cliente, con il capitale umano, con la collettività, con il territorio. Perché solo con un gioco di squadra che veda coinvolti tutti gli attori, economici e non, presenti nel processo di evoluzione di una società, si può vincere la sfida del cambiamento, si può guardare con il giusto ottimismo alle sfide di domani.


Così, trasportati dalla convinzione che essere attore socialmente responsabile sia la via per tutelare nel lungo periodo la sostenibilità del posizionamento aziendale sul mercato, sarà opportuno analizzare la rendicontazione sociale per l’anno 2008 che gli operatori stanno in questo periodo presentando al mercato, con una particolare attenzione alle seguenti linee guida:


1. verificare la trasparenza e condivisione nei rapporti con gli stakeholder con un occhio vigile alla esistenza di processi consolidati, ripetitivi, biunivoci e formalizzati tra l’azienda ed i suoi portatori di interesse;


2. valutare la logica del fare e dell’aver già fatto, giudicando positivamente quelle realtà che presentano lo stato delle iniziative concretamente assunte anche in termini di impegni economici e temporalità. Opportuno è che tali impegni siano dettagliati per ciascuna categoria di stakeholder: cliente, capitale umano, azionista, fornitori, territorio e comunità;


3. analizzare in profondità la riclassificazione del conto economico in termini di valore aggiunto generato e distribuito a tutti gli stakeholder, perché solo una equa e corretta ripartizione del valore aggiunto prodotto, genera consenso e vitalità nel lungo periodo al business;


4. accertarsi che il bilancio sociale abbia la pari dignità del bilancio civilistico: deve cioè essere approvato dall’assemblea dei soci e deve essere consegnato sempre assieme al bilancio civilistico, così da offrire una unica visione di insieme dell’impresa.


Il coraggio di presentarsi nell’attuale congiuntura economica implica, per dovere di trasparenza, la spiegazione di come si è operato in termini di finanziamento alle imprese e alla clientela privata, per testimoniare con numeri alla mano (ogni affermazione in questa sede deve essere provata da evidenze empiriche) se c’è stata un’effettiva azione di restrizione del credito ed in che termini, e come sono stati accompagnati e consigliati i risparmiatori nella gestione degli investimenti in un quadro dei mercati finanziari che nel 2008 è stato improntato alla negatività.


Questo è il punto di partenza per dimostrarsi attori economici che producono servizi, dove, quindi, la fiducia, la reputazione, la trasparenza e la serietà negli affari sono le basi fondamentali del successo, che per essere duraturo e sostenibile deve essere condiviso con tutti gli stakeholder.


Con questo approccio credo vadano realizzati e letti i bilanci sociali, quale momento di rendicontazione della csr, ma soprattutto quale momento per testimoniare quanto la responsabilità sociale di impresa sia o meno effettivamente parte integrante delle strategie aziendali.


Dobbiamo essere tutti, per intercettare la reale portata della csr (elemento portante delle attività di relazioni pubbliche), maggiormente analisti di bilancio, perché anche la contabilità dei valori intangibili (cioè il bilancio sociale) deve essere oggetto di analisi e valutazione da parte della comunità dei relatori pubblici. E questo vale ancora di più nei periodi di crisi, dove la sfida delle relazioni pubbliche viene vinta dalle aziende che rinforzano ulteriormente le proprie concrete iniziative di responsabilità sociale, dimostrando così nei fatti, e non solo a parole, che ne fanno reale e fattivo elemento strategico.

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