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Comin: la necessità del dibattito

18/04/2013

A poco più di due mesi dall’Assemblea elettiva di Torino, il past presidente Ferpi, _Gianluca Comin,_ evidenzia l’esigenza di un dibattito sulle strategie, le opportunità, le aspettative e le ambizioni dei candidati alla presidenza della Federazione, auspicando un continuum del mandato Rutigliano.

di Gianluca Comin
Come ogni scadenza di rinnovo della presidenza si apre, in Ferpi, un ampio dibattito sulle strategie, sulle opportunità, sulle aspettative e le ambizioni. Meno male che è così. Il dibattito mostra vitalità e interesse in un momento in cui le organizzazioni di stampo volontaristico soffrono crisi di rappresentanza e di legittimazione. Quando però il dibattito entra in fiumi carsici oscuri e al confronto si sostituisce una battaglia sotto la cintola a pagarne il prezzo è solo la trasparenza, la reputazione e l’autorevolezza dell’organizzazione.
Dopo la mia presidenza, ho scelto l’atteggiamento di un past president attento ma non invadente. La presidenza di Patrizia Rutigliano, in questi due anni, si è dimostrata all’altezza della sfida in un momento estremamente complicato e reso oltremodo difficile dalla crisi economica. Patrizia ha forse faticato a sintonizzarsi sulle onde della nostra associazione. Ma dopo un breve periodo di rodaggio ha saputo gestire Ferpi con capacità di innovazione, di coinvolgimento e con autorevolezza. Ha colto, con la collaborazione di molti validi soci, l’obiettivo decennale del riconoscimento giuridico, che ho inseguito anch’io per quattro anni con fatica. Ha avviato un aggiornamento della governance per adeguare Ferpi alle nuove sfide. Ha avviato il ricambio generazionale negli organismi interni e nei principali appuntamenti della nostra associazione, in primis l’Oscar di Bilancio. Ha rappresentato in molte autorevoli occasioni Ferpi, con appuntamenti su tematiche sempre in linea con le aspettative dei soci e dei nostri stakeholders.
Purtroppo, ancora una volta, alla vigilia del rinnovo si apre una guerra sotterranea, fatta di mezze parole, impegni detti e non detti, cordate e delegittimazioni reciproche. Ricevo telefonate di soci che chiedono cosa succede, quale potrà essere la soluzione, chiedono interpretazioni su questo o quel comportamento. Non ci possiamo permettere come Ferpi una campagna elettorale siffatta. Non noi che dovremmo interpretare le punte più avanzate della responsabilità e dell’accountability, della sensibilità e dell’attenzione verso le nuove forme di rappresentanza. Non ho soluzioni facili. Ma chiedo che il dibattito esca allo scoperto.
Se Patrizia lo desidera credo che sia corretto che continui a rappresentare Ferpi per un nuovo mandato, perché ritengo che abbia fatto bene, perché può unire le diverse anime dell’associazione e perché 2 anni sono pochi per consolidare i risultati avviati. Ma se non fosse disponibile è bene che i veri candidati che vogliono effettivamente rappresentare Ferpi si presentino ufficialmente, con programmi e idee, con squadre e modelli di governance. In modo da capire, alla luce del sole, chi meglio sarà in grado di guidare la nostra associazione nei prossimi mandati.
Una lacerazione non ce la possiamo permettere, soprattutto in questo momento difficile.

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