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CSR e comunicazione: un rapporto complesso

11/07/2012

Responsabilità sociale e comunicazione sono, almeno apparentemente, legate a doppio filo. Ma è davvero così? In che modo vengono trattati i temi ambientali e sociali? _Sergio Vazzoler_ invita i professionisti di Rp ad unirsi al dibattito pubblico.

di Sergio Vazzoler
Sostenibilità e comunicazione: apparentemente una “coppia di fatto”, se si guarda alla letteratura, alla convegnistica e alla “buona stampa” che godono concetti quali la green economy, le smart cities, gli indici e le buone pratiche socio-ambientali delle imprese e via dicendo. Ma è proprio così?
Poche settimane fa, mentre a Rio de Janeiro era in corso il vertice delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, avevo dato conto dell’appello dei giornalisti di settore che invocavano maggiore attenzione e serietà circa la notiziabilità dei temi ambientali e l’apertura di un dibattito pubblico, a cui Ferpi non può sottrarsi.
Ora ci torno su. Per evitare di commettere il rischio di evidenziare le storture del sistema informativo soltanto quando si svolgono grandi eventi. Sì, perché la superficialità e la disattenzione dell’agenda informativa sui temi dello sviluppo sostenibile fa ancora più rumore quando ignora sistematicamente i segnali che emergono lontani dai riflettori e dai grandi palcoscenici.
Alcuni esempi emblematici degli ultimi giorni. La drammatica alluvione che ha devastato la regione russa del Krasnodar, tra i monti del Caucaso e il Mar Nero, ha riscosso ancora una volta qualche timido interesse soltanto per la componente di cronaca nera: il numero dei morti, essenzialmente. Ed è subito svanita nell’anonimato: resiste qualche fotogallery sui siti dei quotidiani online, magari associata a quelle che testimoniano “Il Grande Sudore”, come è stato soprannominato il caldo eccezionale che ha colpito gli Stati Uniti. Anche qui sembra valere più il fatto di costume che l’analisi, più le statistiche e i titoli sugli eventi atmosferici record che il dibattito sui cambiamenti climatici e i suoi effetti. Eppure il National Defence Resource Council ha presentato uno studio nei giorni scorsi dove, oltre ai devastanti effetti sulla vegetazione e sull’industria agricola, si dà conto del costo elevatissimo di vite umane negli USA nel prossimo futuro come conseguenza del “climate change”.
Forse, per un vizio tutto italiano, ci si esercita poco su questi fatti perché troppo lontani da noi? E allora veniamo all’Italia. Possibile che a poco più di un mese dal terremoto in Emilia-Romagna, passi pressoché inosservata (eccezione fatta per un piccolo trafiletto sul “Sole” e qualche blog di settore) la lettera-appello del Consiglio Nazionale dei Geologi al Premier Monti circa i rischi derivanti dalla decisione assunta dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici di eliminare la cosiddetta “relazione geologica”? Cioè di quell’elaborato progettuale fondamentale che contiene in sé le conoscenze fondamentali per operare scelte compatibili con l’assetto del territorio.
Dalle parole del Presidente del CNG, Gianvito Graziano, si leva un vero e proprio grido di dolore: “Non siamo contrari alle semplificazioni, tutt’altro, ma siamo contrari, questo sì, a qualunque deroga ai concetti di sicurezza e di benessere dei cittadini. Si può costruire un edificio “semplice” o “modesto” in un’area in frana o in un’area di possibile esondazione di un fiume o in un’area di possibile liquefazione dei terreni o in tanti altri scenari di rischio. Non per questo possiamo permettere che esso crolli e arrechi danni a persone e a cose”.
Ecco, allora, che al di là del giudizio di merito sulle diverse opinioni in campo, colpisce l’indifferenza verso alcuni protagonisti del complesso quadro che contribuisce alla prevenzione e alla sicurezza del territorio. E anche noi comunicatori ci dobbiamo sforzare di incrementare la nostra attenzione sulla comunicazione della prevenzione, spesso più trascurata perché meno “appealing” rispetto agli interventi sulla comunicazione di crisi.
In Ferpi proprio sul tema del terremoto è al lavoro il gruppo dei volontari della comunicazione: ottima occasione per impegnarci a fare “rete” con gli altri attori dell’informazione ambientale e ad alimentare il dibattito pubblico sulla comunicazione sostenibile (quella vera…).

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