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Dirigenti, docenti, studenti e famiglie: la comunicazione scolastica ai tempi del Covid-19

#Nonprofit

16/07/2020

Carlo Maccanti, Dir. Scolastico I.S. Einaudi – Ceccherelli Piombino

Il lockdown ha messo in evidenza l'assenza di una strategia di comunicazione nella scuola italiana e durante l'emergenza la voce del mondo scolastico è rimasta isolata e spesso dimenticata. ll compito dei comunicatori è quello di essere più attenti verso questa realtà, che dovrà trovare un ruolo di protagonista degli obiettivi della ripartenza perché la linfa di un Paese passa dalla formazione e dalla preparazione dei propri cittadini.

Premessa

Negli ultimi decenni la scuola italiana è stata attraversata da una serie ininterrotta di cambiamenti, alcuni dei quali ne hanno radicalmente trasformato l’organizzazione, ma sul piano della comunicazione sia interna che esterna si è rimasti molto indietro.

Lo si costata ancora di più se si è genitori con i figli a scuola. Oltre il Ministro, le circolari dei dirigenti e le comunicazioni degli insegnanti non vi è una vera strategia che metta al centro la comunicazione, nonostante che ci siano delle eccezioni sia da parte del Ministero che dagli Uffici Scolastici Regionali e dalle singole scuole.

Il lockdown ha messo in evidenza maggiormente questo stato di fatto, la voce della scuola e dei suoi numerosi componenti è rimasta isolata e spesso dimenticata. I

ll compito dei comunicatori è quello di essere più attenti verso questa realtà, che dovrà trovare un ruolo di protagonista degli obiettivi della ripartenza italiana. La linfa di un Paese passa dalla formazione e dalla preparazione dei propri cittadini, altrimenti si avrà futuro impoverito.

Dirigenti, docenti, studenti e famiglie: la comunicazione scolastica ai tempi del Covid-19

Solo fino a pochi mesi fa, parlare di didattica a distanza evocava scenari avveniristici. Fra tutte le scuole disseminate sul territorio nazionale, soltanto alcuni casi sporadici potevano vantare una dimestichezza con questo strumento. Vi erano istituti che avevano provveduto a sperimentare le nuove tecnologie per alcuni casi specifici come, ad esempio, alunni in ospedale o costretti a casa con patologie invalidanti, studenti isolati dal punto di vista abitativo, specie a seguito di calamità naturali, ecc., ma pur sempre circoscrivendo l’esperienza a condizioni di straordinarietà.

Negli ultimi mesi abbiamo scoperto, però, che lo straordinario è diventato condizione quotidiana, feriale. Si è reso necessario rimboccarsi le maniche ed attingere a quelle esperienze sperimentate episodicamente, trasformando l’eccezionalità in ordinarietà.

Compito non facile, sia per quelle stesse scuole che un po’ di dimestichezza in questo campo l’avevano già maturata, sia, e soprattutto, per quegli istituti che mai avevano affrontato il problema e che, nel nostro Paese, rappresentano la maggioranza.

Piombino e Portoferraio: due facce di un’unica emergenza, due diverse risposte a un’identica sfida

Nelle scuole che dirigo, l’istituto superiore Einaudi Ceccherelli di Piombino e l’Istituto Comprensivo di Portoferraio, in quest’ultimo come reggente, si sono presentate entrambe le situazioni.

Il contesto che caratterizza i due istituti è molto diverso. Diversità dovuta non tanto alla condizione geografica  - peninsulare per l’uno, insulare per l’altro - né al differente grado di studi, quanto alla situazione economica e socioculturale che vede il primo al centro di un promontorio storicamente a vocazione industriale, grande polo siderurgico che in passato ha significato benessere per una popolazione prevalentemente operaia, fortemente provato ormai da vari anni dalla crisi del settore, mentre il secondo, ormai da vari decenni, ha fatto del turismo la propria fonte di ricchezza e concentra soprattutto sulla costa lo sviluppo e la fortuna delle proprie attività.

L’attuale situazione di pandemia ha fatto emergere i punti più deboli di questi due sistemi.

L’Isola d’Elba: situazione di partenza e interventi adottati

Il Comprensivo di Portoferraio è stato, tra le due realtà scolastiche, quello che ha risentito di più dell’improvviso passaggio dalla didattica tradizionale alla modalità “a distanza”, trovandosi impreparato a questo cambiamento repentino. Bisogna tenere conto della tenera età degli utenti coinvolti: alunni delle scuole medie inferiori, ma anche bambini delle scuole primarie e dell’infanzia, che più di altri richiedono un rapporto didattico improntato alla prossimità e al coinvolgimento di tutti i cinque sensi.

Anche i docenti, dal canto loro, non si erano mai posti sufficientemente il problema di una formazione specifica verso certe modalità didattiche, sia perché quasi tutti i corsi di formazione fino ad allora proposti dal Ministero si svolgevano in presenza sulla terraferma, in città distanti e difficilmente raggiungibili per gli isolani, sia perché il problema non si era mai presentato con tale prepotenza.

La natura balneare dell’Isola ha poi presentato il conto in quest’emergenza comunicativa, riportando alla luce le grandi differenze tra i residenti sulla costa, dove i collegamenti internet arrivano e funzionano meglio, e il popolo dell’entroterra, che spesso si è trovato isolato, fortemente svantaggiato per tenere il passo richiesto dalla didattica a distanza.

In questo caso, è stato necessario intervenire sulle famiglie che manifestavano disagi più evidenti. Laddove la difficoltà di comunicazione era causata dalla mancanza di postazioni informatiche a disposizione degli alunni, situazione non rara per queste fasce d’età, la scuola ha immediatamente messo a disposizione i propri PC, concessi in comodato d’uso alle famiglie che ne facevano richiesta. Inizialmente si è sopperito con i computer in dotazione alla scuola, prevalentemente postazioni fisse, resettate e ritirate presso la segreteria. In seguito, grazie agli stanziamenti ministeriali, è stato possibile acquistare una partita di portatili, recapitati direttamente presso le famiglie da un assistente tecnico, assunto appositamente mediante specifico finanziamento in considerazione dell’emergenza sanitaria.

Importante è stata la collaborazione con il Comune di Portoferraio che si è adoperato per arrivare laddove la scuola non aveva possibilità, attivando i servizi sociali, sia per l’assistenza alle famiglie segnalate, sia fornendo facilitazioni per la connessione e per l’incremento di giga, soprattutto nelle frazioni più isolate e meno collegate.

Grazie a questo impegno condiviso, la didattica ha potuto proseguire anche nel modello a distanza; per permettere ciò è stato tuttavia necessario consentire che ogni docente utilizzasse le forme e gli strumenti tecnologici a lui più congeniali, senza poter approntare un’unica piattaforma didattica, condivisa da tutto il corpo docente, sia per la mancanza di tempo a disposizione - visto che si è dovuto sopperire a necessità impellenti senza la disponibilità di strumenti adeguati – sia per le diverse esigenze di intervento didattico da calibrare su fasce d’età diversificate, dalla materna alla Secondaria di I grado.

L’Istituto Superiore di Piombino: strategie territoriali e pianificazione della risposta didattica

Diversa la situazione su Piombino, non tanto riguardo alle disponibilità economiche di studenti e famiglie, quanto per l’impostazione dell’Istituzione Scolastica.

Un’utenza più grande per età e per familiarità con determinate forme di comunicazione, come pure la presenza dell’indirizzo per tecnici informatici tra i corsi forniti dalla scuola, hanno favorito l’approccio alle nuove modalità della didattica, resesi necessarie a seguito del DPCM del 4 marzo.

Diverso anche l’approccio iniziale da parte del corpo docente che, in questo caso, aveva già attuato alcuni dei passi propedeutici previsti dalla riforma della cosiddetta “buona scuola”. Con la L. 107 del 2015, infatti, la Scuola italiana ha sottolineato l’importanza di un sensibile rinnovamento dell’azione didattica nell’ottica di un potenziamento delle competenze informatiche, sia fra i docenti che fra gli studenti, avviando un Piano Nazionale per la scuola Digitale (PNSD), al cui interno spiccano le figure chiave dell’Animatore Digitale e del Team per l’Innovazione Digitale.

La prima figura identifica un docente con particolari competenze, non necessariamente certificate, capace di mettere al servizio della didattica le proprie conoscenze tecnico-informatiche e la propria capacità di coinvolgere l’intera comunità educante in un progetto di rinnovamento.

Al Team Digitale spetta invece il compito di tradurre le disponibilità informatiche dell’istituto, tecnologie, laboratori, ma anche know-how di docenti e studenti, in Unità Didattiche di Apprendimento (U.D.A.) a vantaggio di una didattica multimediale e interattiva.

Ad oggi, gli istituti che hanno saputo valorizzare queste figure ne hanno tratto vantaggio in termini di velocizzazione amministrativa e didattica, hanno sperimentato metodologie laboratoriali attraverso spazi virtuali che possono superare i confini dell’aula e anche del gruppo-classe. Sono gli istituti che, in questa emergenza sanitaria che ci ha stravolto le vite in pochi giorni, hanno saputo rispondere con prontezza, dimostrandosi all’altezza della sfida.

L’istituto Einaudi Ceccherelli di Piombino risulta tra questi casi fortunati, grazie alle intuizioni previdenti di uno staff di docenti che ha affiancato le scelte Dirigente Scolastico, ma grazie soprattutto al lavoro competente e minuzioso dell’Animatore Digitale e del Team per l’Innovazione. E, ovviamente, anche grazie alla risposta generosa e in certi casi inaspettata da parte dell’intero corpo docente che, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria, si è rimboccato le maniche, superando anche quelle riottosità e talvolta quei preconcetti nei confronti del mezzo informatico che, fino ad oggi, avevano trattenuto alcuni dal cimentarsi con le nuove tecnologie.

Per tutto il tempo che ha perdurato l’emergenza sanitaria, compreso il periodo degli esami e, probabilmente anche a settembre, l’ISIS Einaudi Ceccherelli ha svolto regolari lezioni quotidiane e pomeridiane, dal lunedì al venerdì, mediante connessione internet, sulla piattaforma G-Suite, un ambiente specifico offerto da Google per la didattica. Attraverso le applicazioni Classroom e Meet, i docenti hanno potuto gestire da casa propria le classi virtuali, ed effettuare collegamenti con i propri studenti per spiegazioni e interrogazioni, direttamente nelle loro abitazioni.

Anche qui, come all’Elba, molti studenti hanno ricevuto dalla scuola gli strumenti informatici necessari, mediante concessione in comodato d’uso, grazie ai fondi appositamente stanziati dal Ministero.

La sfida attuale e le sfide di domani

Se si vuole trovare un lato positivo in questo scenario tremendo che ha colpito e sta colpendo tanti Paesi e tante vite umane, si può notare un impulso all’utilizzo di certi strumenti di comunicazione e uno sviluppo, anche se forzato, delle competenze informatiche per tanti professionisti del mondo scolastico e per gli studenti, ai quali è stata fornita una cassetta degli attrezzi più ampia delle due o tre applicazioni comunemente conosciute e praticate dal mondo giovanile.

Occorrerà d’ora innanzi insistere su una gestione autonoma e consapevole di questo cruscotto tecnologico, da parte dei nostri studenti, ricordando sempre che tutto ciò non potrà mai sostituire validamente l’azione didattica quotidiana, che è molto di più.

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