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Ferpi: quale contributo per rilanciare la reputazione e l’economia del nostro Paese

23/05/2014

L’aggiornamento professionale e l'apporto dei professionisti può contribuire in maniera fattiva a ridefinire il sistema di relazioni tra pubblico, imprese e cittadini. L’analisi del Segretario della Commissione di Aggiornamento e Specializzazione Professionale di Ferpi, _Alessandra Fornaci._

a cura di Alessandra Fornaci
Lo scorso 9 maggio, il Presidente Obama ha firmato il Digital Accountability and Transparency Act, impegnando tutta l’amministrazione USA a realizzare pienamente il modello dell’Open Government, basato sul principio dell’accountability e sull’impegno a rendere conto ai cittadini di ogni centesimo delle loro tasse, speso dall’amministrazione americana, attraverso una rigorosa politica degli open data. E mentre i relatori di questa legge bipartisan twittavano, orgogliosi del loro lavoro, in attesa della firma del Presidente, in Italia l’8 maggio sui giornali si leggeva delle illegalità scoperte negli appalti dell’Expo 2015. Illegalità e corruzione che genera, ancora una volta, dubbio sugli esiti di investimenti e sull’uso di risorse pubbliche, gettando un’ombra anche sull’evento dal quale si attende una spinta importante al rilancio dell’economia e della reputazione del nostro Paese.
Il 69° posto dell’Italia (il Ghana è 60°!) nella classifica di Transparency International sulla corruzione del settore pubblico, determina effetti economici distruttivi per l’economia in termini di perdita di attrattività degli investimenti. E nonostante il leggero miglioramento registrato rispetto al 2012 (72° posto), che la Presidente di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo, legge come ricaduta dei "molti sforzi strutturali per migliorare la trasparenza e l’integrità del settore pubblico, a partire dal decreto 150, fino alla legge anticorruzione 190 e agli ultimi decreti sulla trasparenza e l’accesso civico”, l’Italia resta confinata agli ultimi posti in Europa, assieme alla Romania, seguita solo da Bulgaria (77°) e Grecia (80°). Forse vale la pena di chiedersi cosa culturalmente ci separa dalla Germania (12^), e dalla Francia (17^) o da Danimarca, Svezia e Finlandia, i paesi con il più basso livello di corruzione, per ricostruire su basi diverse un sistema di relazioni che consenta di uscire dalla palude in cui ci siamo infilati.
E se siamo lontani dall’Europa più virtuosa, un abisso culturale, ci separa dagli americani. Una distanza fatta di mancata regolamentazione dell’attività di lobbying, nonostante se ne parli da anni, di sistemi di relazioni ambigue tra politica, imprese e amministrazioni, che favoriscono pochi a danno di molti, prosperando nell’opacità. Governo e amministrazioni non posso più rinviare l’attuazione dell’Agenda digitale da mettere a sistema con le misure del Decreto per la Trasparenza e l’Anticorruzione (n.33/2013), rimettendo mano alla riforma della PA per definire chiari percorsi di formazione, inserimento e carriera. Urge un radicale cambiamento culturale che ridefinisca i sistemi di relazioni tra pubblico e privato, tra cittadini e Stato e un nuovo paradigma di riferimento per la comunicazione, che possa garantire l’engagement reale dei cittadini nei processi di riforma della PA. Comunicazione che possa concretamente far dialogare insieme politica, imprese, amministrazioni in un processo di cambiamento, che includa i cittadini nel segno della trasparenza, della partecipazione e della collaborazione. Perché le riforme vere partono dalla coscienza delle persone, non dalle norme.
In questa fase delicata della vita del nostro Paese, se guardiamo al modello dell’Open Government come modello di riferimento, Ferpi, può candidarsi a “laboratorio aperto per il cambiamento”, favorendo l’integrazione dei idee e prassi operative di professionisti della comunicazione e delle relazioni, operanti in organizzazioni pubbliche e private o nelle università, per contribuire, con cicli di incontri e con un’offerta formativa, rivolta a chi nel settore pubblico lavora a vario livello, a sostenere e orientare l’evoluzione del paradigma della comunicazione pubblica, verso una comunicazione di pubblica utilità, che oggi dovrebbe essere strumento primo di trasparenza e contrasto alla corruzione.
Di qui, la nuova proposta della Commissione di Aggiornamento e Specializzazione Professionale di Ferpi di un percorso articolato in un modulo base dal titolo Open government, trasparenza e comunicazione, la cui prima edizione si è tenuta a Roma in Inps il 16 maggio scorso, che inquadra il modello da tradurre in prassi operative nel percorso advanced, in 5 incontri di approfondimento, dal titolo Verso una social PA: trasparenza e semplificazione in una pubblica amministrazione rinnovata, che partirà il 20 giugno prossimo con il seminario di aggiornamento dal titolo Fare trasparenza, nel quale Marco Barbieri, Delegato Ferpi PA, Direttore Ufficio stampa e Comunicazione e responsabile Trasparenza dell’Inps, condividerà la sua esperienza con l’obiettivo di proporre un vademecum a tutti i professionisti impegnati in questo percorso, che proseguirà con altri incontri fino al mese di ottobre.
Come ci ha evidenziato in aula Ernesto Belisario, (Avvocato amministrativista, esperto di tecnologie, Presidente Associazione Open Government Italia) per attuare i principi dell’Open Government è necessario un programma. Bisogna partire dalle persone che operano nel pubblico, semplificando le norme e facendo chiarezza sugli adempimenti da porre in essere, per garantire sul serio valutazione della performance, trasparenza e contrasto alla corruzione, smontando gli alibi della complessità normativa a coloro che onesti non vogliono essere. E’ essenziale accelerare il processo di completa digitalizzazione della PA e l’utilizzo di nuovi strumenti e tecnologie in linea con la politica degli Open Data, affinché le amministrazioni possano rendere conto davvero ai cittadini tramite il web. Occorre soprattutto promuovere la “cultura del governo aperto”, con iniziative di informazione e formazione di amministratori e civil servant, e con azioni che abbiano l’obiettivo di informare gli stakeholder (cittadini e imprese) degli strumenti normativi assegnati dall’ordinamento per esercitare un’efficace controllo sull’operato delle Amministrazioni (come l’accesso civico). E, altro punto essenziale, la PA deve aprirsi alla società civile. A fronte di compiti complessi e delicati, l’operato di tutte le Amministrazioni deve essere improntato ad un ascolto strutturato dei diversi attori, a cominciare dai tanti esperti, gruppi e associazioni che da tempo lavorano per il cambiamento, per arrivare a coinvolgere attivamente i cittadini con seri meccanismi di partecipazione e non con certe operazioni di facciata viste finora.
Consulta il programma del corso Verso una social PA: trasparenza e semplificazione in una pubblica amministrazione rinnovata.

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