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Fiducia, reputazione accountability: un intervento di Ferruccio De Bortoli nell'ambito del Forum del

01/11/2004

Solo la trasparenza costituisce la via maestra per ricostruire un clima di serenità. Solo l'ammissione di errori e colpe rinsalda il rapporto più importante che un'economia possieda per edificare il proprio futuro: il circolo virtuoso fra risparmio e imprese.

Forum del risparmio gestito Milano, 21 ottobre 2004"Fiducia, reputazione accountability" - Key note speech, Ferruccio de BortoliIl risparmio gestito, tra fondi comuni, gestioni patrimoniali, assicurazioni, fondi pensioni, è quadruplicato di valore in dieci anni. Oggi può essere stimato in mille miliardi di euro. Mai vi era stata nella storia del Paese una così massiccia delega fiduciaria a un così ristretto seppur qualificato sistema di imprese e di professionisti. La domanda principale che ci poniamo in questa sessione è la seguente: una fiducia meritata o gli ultimi avvenimenti ci inducono a riflettere in profondità sul rapporto fra promotori e risparmiatori, sul ruolo degli enti di controllo e sullo sviluppo della nostra legislazione? Può sembrare una domanda retorica con una risposta obbligata. E lo è se pensiamo alle imperdonabili lentezze della legge sul risparmio. La Sarbanes-Oxly, legge bipartisan, entrò in vigore negli Stati Uniti a pochi mesi dallo scandalo Enron. L'affaire Parmalat venne timidamente alla luce già alla fine del febbraio 2003. Quando avremo in Italia una normativa di una qualche efficacia, seppur stralciata e minimalista?Una risposta tempestiva e sostanziale è importante non solo perché introduce un nuovo sistema di controlli e di sanzioni ma anche perché restituisce a delusi e truffati la loro condizione di cittadini. Provoco: più dei risarcimenti materiali, individualmente e familiarmente indispensabili, sono necessari i risarcimenti morali. I primi limitano in misura più o meno soddisfacente il danno emerso. I secondi circoscrivono ferite più gravi ma meno visibili: quelle inferte alla cittadinanza dei risparmiatori, alla loro condizione di soggetti di una democrazia. I primi, i risarcimenti materiali, sono importanti, i secondi, i risarcimenti morali, sono vitali. I primi fanno giustizia (si spera) del passato. I secondi costituiscono una forma di manutenzione della democrazia e un investimento sul futuro, senza il quale il danno economico si trasforma in guasto genetico permanente.Quello che ci dovrebbe colpire della condizione del pubblico del processo Parmalat non è solo la perdita economica che hanno sofferto molte, troppe famiglie, ma il fatto che di fronte a una mancata risposta del sistema, quelle persone sono cittadini sospesi. Apolidi del diritto. Privi della fiducia, non solo nella giustizia ma nelle istituzioni nel suo complesso, nelle imprese, nelle banche, nel prossimo. Voi e non solo voi. Noi tutti. Questo è il danno maggiore. E non si elimina con un risarcimento generoso.E allora torniamo al tema di questa sessione: la fiducia. La fiducia si difende con buone leggi e con buoni regolamenti, d'accordo. Ma la si difende ancora di più se a questo insieme di norme vi collaborano attivamente i soggetti che devono nella pratica quotidiana interpretarle: le reti, le banche, i professionisti del risparmio gestito. Ai quali, certo, è chiesta una preparazione maggiore, un diverso senso etico e una migliore cultura della trasparenza.  Ma la responsabilizzazione attiva è la forma più efficace di accountability. La massima garanzia per un cliente. Soprattutto perché crea un'etica non legale, che è quella di cui noi manchiamo drammaticamente. E in particolare perché è l'ingrediente base del concetto di reputazione. Occorrono norme severe, condivise, ma anche amiche del mercato.  Regole vissute come "idem sentire", non come "camicie di forza". Sanzioni giuste e immediate, ma senza  alcuna vena persecutoria o superficiale "presunzione di colpevolezza".L'etica non legale non ha bisogno di codici. Ce ne sono troppi che nessuno conosce nonostante l'abbia approvato in più consigli di amministrazione. Ha bisogno di interpreti consapevoli, non di guardiani fondamentalisti. Ha bisogno di una business community che sappia, al di là della modernità del suo impianto legislativo, emarginare i colleghi scorretti colpendoli con la peggiore delle sanzioni: la perdita della reputazione. Spesso invece prevale il codice medievale della colleganza, una malcelata ammirazione per furbi e avventurieri, un perdonismo cieco e complice. Domandiamoci se whistleblower ha da noi una traduzione che si avvicina più al buon cittadino o alla spia.Le corporazioni opache non avranno mai la fiducia totale dei risparmiatori. Solo la trasparenza costituisce la via maestra per ricostruire un clima di serenità e ripristinare una corretta cultura del rischio, che è calcolo consapevole, non sofisticata acrobazia matematica o azzardo esoterico. Solo l'ammissione di errori e colpe (li commettono tutti!) rinsalda il rapporto più importante che un'economia possieda per edificare il proprio futuro: il circolo virtuoso fra risparmio e imprese, che il sistema del risparmio gestito ha saputo in questi anni garantire nella maggioranza dei casi.  Un circolo virtuoso che non esisterebbe senza fiducia e reputazione. Valori spesso non quotati. Ecco un' Ipo che ci manca, insieme alle leggi di cui parliamo ormai da troppo tempo.

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