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«La carta stampata non morirà, cambierà»

07/10/2008

Le previsioni di Parsons, presidente di Time Warner - il primo gruppo multimediale del mondo - testimonial d'eccezione per la nuova edizione del Quotidiano in classe, l'iniziativa che porta nelle superiori italiane alcune tra le più autorevoli testate nazionali.

di Gabriela Jacomella


«Non credo che i giornali moriranno. Cambieranno, piuttosto». Pensiero rassicurante, se ad esprimerlo è — per usare le parole con cui, ieri sera, l’ha presentato Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Giovani-Editori — «non un leader dell’informazione qualunque, bensì del primo gruppo multimediale del mondo». Richard Parsons, presidente di Time Warner, è per la seconda volta ospite dell’Osservatorio, di fronte a una platea di studenti che lo accolgono con un’ovazione da stadio. È lui il testimonial d’eccezione per la nona edizione del Quotidiano in classe, l’iniziativa che porta nelle superiori italiane alcune tra le più autorevoli testate nazionali. Quella che si è inaugurata ieri «si profila come un’edizione da Guinness. Il merito? Dei vostri insegnanti».


Ceccherini incalza, «la società del possesso è stata sostituita dalla società della conoscenza, ma le informazioni possono diventare un bombardamento che stordisce». Ecco, allora, «la missione del Quotidiano in classe: sviluppare lo spirito critico, un filtro individuale che vi permetterà il lusso di diffidare di tutti, affidandovi solo a voi stessi». Sul palco, Emilio Carelli, direttore di Sky Tg24, ricorda un dibattito alle superiori, «meno di un terzo degli studenti ha alzato la mano quando ho chiesto chi, la mattina, leggesse le notizie sui quotidiani». Sulla «sopravvivenza della carta stampata», Parsons è netto: «Da quando esiste l’umanità c’è stato interesse per le notizie. I giornali esisteranno per lungo tempo, il giornalismo esisterà per sempre. Abbiamo solo trovato altre strade per veicolare la stessa informazione». Parsons condivide l’assunto base dell’Osservatorio, «c’è bisogno di gente con un’educazione per avere un senso della democrazia».


Quello che insegna il Quotidiano in classe. «Negli Usa non abbiamo niente di simile, e invece servirebbe». È un Parsons che, punzecchiato dal direttore del Tg3 Antonio Di Bella, porge omaggio a Murdoch mentre rivendica l’informazione «bilanciata, accurata e chiara» della sua Cnn; che dribbla la domanda sulle presidenziali – lui, afroamericano e repubblicano di lungo corso – con un sorriso, «nessun endorsement, non mi farebbero rientrare…»; che risponde alle domande degli studenti — dall’opinione sui media italiani, «vivaci ed eterogenei», all’etica del lavoro — con un’aria più da zio saggio che da «squalo» dei media. Per il rettore dello Iulm, Giovanni Puglisi, la comunicazione è ormai un «bisogno elementare ed esistenziale», per cui il Quotidiano in classe «è uno strumento importante». La nuova edizione è ai blocchi di partenza. Con più slancio — se possibile — di quelle che l’hanno preceduta.


tratto dal Corriere della Sera del 7 ottobre 2008

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