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La PA sul web tra luci e ombre

28/01/2010

Restano esempi di eccellenza Governo, Senato, Polizia e Carabinieri. Nove i siti revisionati o riprogettati ma non sempre questo è garanzia di una migliore qualità. E’ quanto emerge dal monitoraggio 2009 realizzato dal gruppo di lavoro della Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi di Udine (Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche), coordinato da Francesco Pira.

Dieci anni di indagini puntuali sui siti dei Ministeri e delle principali Istituzioni italiane per monitorare anno dopo anno l’evoluzione della comunicazione web con i cittadini. Anche questa edizione del Monitoraggio 2009 realizzato dal gruppo di lavoro della Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi di Udine (Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche), coordinato da Francesco Pira, continua ad evidenziare eccellenze e limiti dei nostri portali istituzionali.


Gli esempi di eccellenza come il Senato della Repubblica, le forze dell’ordine, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Vigili del Fuoco mostrano la strada da percorrere. Servizi online, strumenti di dialogo e trasparenza che rendano comprensibile e vicino ruolo e le funzioni delle Istituzioni. Il proliferare continuo di revisioni e nuovi progetti non sempre si muove nella direzione di offrire maggiore qualità.


Dal monitoraggio emerge come siano stati introdotti nuovi servizi che hanno come obiettivo di aumentare l’interazione e le funzioni eGov. Rientrano nei primi la versione audio in Mp3 della newsletter del sito del Governo, il servizio SMS del Ministero degli Interni, mentre tra i secondi il servizio Permesso di Soggiorno della Polizia di Stato, l’Agenda online dei Vigili del Fuoco. A cavallo tra i due invece il progetto Senato dei Ragazzi, una piattaforma interattiva con obiettivi educativi.


Ma a fianco di novità positive anche diversi problemi.


I portali del Ministero degli Affari Esteri e quello dei Beni Culturali sono accumunati da un restyling non propriamente riuscito delle home page che appaiono più pesanti e meno fruibili. Un progetto grafico non riuscitissimo per il Ministero della Gioventù, che non pare aver trovato un design capace di combinare istituzionalità con linguaggi giovanili, ed ultimo tra i citati “il calimero dei siti istituzionali”, il sito del Ministero delle Pari Opportunità che nel corso degli anni continua a cambiare senza trovare una realizzazione efficace.


Diversi i siti che sono stati riprogettati tra questi il Ministero della Giustizia che dopo molti anni di segnalazioni finalmente ha un progetto efficace e accessibile. Ben riuscito il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, meno bene il sito del Ministero della Salute così come quello dell’Economia e delle Finanze.


Falliti anche i tentativi di utilizzo degli strumenti di social networking. Tre Ministeri: Esteri, Beni Culturali e Gioventù hanno aperto spazi su Youtube, con poco successo. Poche le visualizzazioni ancora meno gli iscritti. Un segno di scarsa capacità di utilizzare le forme di dialogo del Web 2.0.


Indispensabile, secondo Francesco Pira, è una strategia comune per definire quali strumenti debbano essere sempre presenti, quali siano le priorità che ciascun Ministero deve perseguire attraverso il web e quali le risorse debbano essere messe a fattore comune, come stanno cercando di fare Senato e Camera dei Deputati attraverso il progetto, ancora in divenire, di Parlamento.it.


Basta navigare direct.gov.uk per comprendere quale sia il modello a cui tendere, quello nello specifico attuato dal Governo Inglese. “Per questo ci auguriamo, conclude Pira, che Italia.gov.it trovi finalmente una sua dimensione sul web”.


Scarica qui la ricerca completa.


Scarica qui una sintesi del monitoraggio.
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