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L’autismo ci sfida a trasformare il dolore in impegno condiviso

02/04/2026

Marco Sabatini Scalmati

L’autismo è lo sforzo che compiamo ogni giorno per risollevarci e reagire al destino trovando la forza dentro di noi. Una forza individuale che resiste, ma cresce solo se sentiamo di non essere soli.

 

Oggi 2 aprile si celebra la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo.

Questa sindrome condiziona anche in modo significativo la vita delle persone che ne sono colpite e le loro famiglie. Riprendo, per FERPI,  la mia riflessione scritta per Huffingtonpost.

Buona lettura!

 

Il 2 aprile si celebra la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo per promuovere informazione, inclusione e rispetto verso le persone nello spettro autistico. Una data che rappresenta un richiamo concreto alla responsabilità di tutti noi. L’autismo quando entra nella vita di una famiglia è un pugno in faccia a cui si deve reagire. Destino, sfortuna, ‘dono del Signore’: ognuno cerca una ragione per motivare ciò che spiazza: perché l’autismo rappresenta una sfida concreta, quotidiana, rabbiosa.

 

Una rabbia che non va giudicata. Perché è amore che non si arrende. È la reazione di chi non si dispera e non fa finta di niente. È il tentativo di dare un senso a un dolore che non si è scelto ma che si decide di attraversare. Oggi si parla spesso di “amore speciale”. Ma non c’è nulla di speciale in una persona che non parla, che fatica a comunicare, che ha bisogno di supporti adeguati. C’è invece qualcosa di profondamente umano: il diritto al rispetto, all’ascolto, alla comprensione. La richiesta, silenziosa, di una persona che chiede di essere accettata e capita per ciò che è, non per ciò che dovrebbe essere.

 

La sofferenza di chi vive l’autismo è quella di chi non si arrende. Trasformare il dolore in parola, la fatica in racconto condiviso. Compiere un gesto politico: spostare l’autismo dall’astrazione delle linee guida alla concretezza delle vite. Ricordare che dietro ogni diagnosi ci sono famiglie che cercano un equilibrio, operatori che costruiscono percorsi, servizi che devono servire davvero.

 

L’autismo legittima emozioni contraddittorie, dà dignità alla fatica, a volte allo sconforto. L’autismo è un richiamo alla responsabilità a saper ascoltare i bisogni clinici ma anche quelli esistenziali. Per i decisori politici è un monito: l’inclusione non è uno slogan, è una scelta di investimento nei valori e nella visione di saper essere comunità.

 

L’autismo è lo sforzo che compiamo ogni giorno per risollevarci e reagire al destino trovando la forza dentro di noi. Una forza individuale che resiste, ma cresce solo se sentiamo di non essere soli. Cresce se si sviluppano politiche coerenti, servizi accessibili, sostegni economici concreti per queste persone e i loro familiari, comunità competenti e accoglienti. Cresce quando la rabbia viene conosciuta e riconosciuta come parte di un percorso consapevole e non come espressione di una colpa che non esiste ma che troppo spesso ci accompagna.

 

Parlare e raccontare l’autismo senza filtri offre l’occasione di ascoltare e provare a trasformare l’emozione di un dolore troppo grande da accettare in impegno condiviso. Un impegno responsabile, comunitario, capace di perdonare, l’unico che ci può davvero salvare.

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