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Litigation PR: quando la realtà supera la teoria

23/11/2017

Andrea Colagrossi (*)

Le ultime settimane hanno visto sotto i riflettori il più grande scandalo mediatico mondiale degli ultimi 20 anni: il sexgate partito da Hollywood e rapidamente approdato anche nel nostro Paese. Per i comunicatori alle prese con le Litigation PR rappresenta un caso di scuola perfetto, con tanto di differenti approcci nel mondo anglosassone e in quello italiano. Il commento di Andrea Colagrossi, tra gli autori del volume "Litigation PR", edito da Pacini Giuridica.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a quello che potremmo definire il più grande scandalo mediatico mondiale degli ultimi 20 anni: il sexgate iniziato ad Hollywood e rapidamente e viralmente diffusosi in tutto il mondo occidentale, anche in Italia.

Per noi comunicatori alle prese con le Litigation PR rappresenta un caso di scuola completo in tutte le sue parti e sfumature, abbiamo infatti i personaggi pubblici da accusare, il presunto potere esercitato sulle vittime, le accuse esplicitate a mezzo media che hanno immediatamente, senza alcun contraddittorio legale, reso colpevoli gli accusati agli occhi dell’opinione pubblica.

Si è discusso ampiamente sulle molestie e sulla loro definizione, su quali siano i confini da non oltrepassare, sulle sensibilità violate, sulla dignità oltraggiata, tralasciando tuttavia la necessità di riscontri concreti che solamente l’azione giudiziaria può porre in essere, tutelando la dignità e la reputazione sia degli accusati che degli accusatori .

Quanto detto è ciò che gli accusati ed i loro legali hanno dovuto fronteggiare nell’immediatezza della crisi, rispetto ad accuse che sicuramente troveranno conferme, magari parziali, nelle aule giudiziarie con i lunghi tempi della giustizia, e con l’unico scopo di gestire i media per far coincidere la verità mediatica di oggi con la verità giudiziaria che verrà accertata domani.

E qui sono apparse subito le differenze di approccio alla crisi ed alle Litigation PR tra il mondo anglosassone e quello italiano.

Gli studi legali anglosassoni hanno immediatamente definito delle strategie di comunicazione per affrontare le accuse subite con la stessa efficacia e diffusione virale degli accusatori, valutando contenuti, anche dirompenti per un personaggio pubblico – l’outing di Kevin Spacey – per disinnescare almeno parzialmente la portata dei danni afferiti dalle accuse ricevute.

Si è data priorità alla comunicazione sulla difesa legale, riconoscendo i diversi tempi di efficacia e la possibilità che le accuse da affrontare in sede giudiziaria possano essere parzialmente disinnescate e magari eliminate da una efficace strategia di Litigation PR.

In Italia abbiamo assistito invece ad interventi non strutturati, improvvisati, spesso posti in essere direttamente dagli accusati, senza alcuna strategia di comunicazione, legale e di crisi mirata a sminuire le accuse e attenuare i danni reputazionali oggi e quelli giudiziari domani.

La Realtà storica che viviamo, l’oggi, conferma che l’avvento dei comunicatori nei team legali in Italia sia ormai necessaria, direi addirittura inevitabile, per affrontare con efficacia  un mondo ed una società sempre più veloce, connessa, virale e disposta a dare credito a qualsiasi fonte di informazione diffonda notizie, accuse nei confronti di personaggi, aziende ed istituzioni minandone reputazione e credibilità.

 




 

(*) Autore del libro LITIGATION PR, Pacini Giuridica

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