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Miracoli e incognite dell’editoria 2.0

26/06/2014

“E’ possibile assimilare la complessità del lavoro di chi cura l’informazione con quello di un deejay? È vero che la carta e tutto ciò che è vecchio trattiene la vera evoluzione dell’editoria che è tutta nel digitale?”, sono state le provocazioni con cui _Patrizia Rutigliano_ ha animato il dibattito dei relatori intervenuti a _Editoria. L'informazione è caduta nella rete?,_ il convegno organizzato da Agol - Associazione Giovani Opinion Leader a Roma lo scorso 25 giugno.

di Valeria Covato
Come cambia l’agenzia stampa nell’era di Twitter, la difficile sopravvivenza dei piccoli editori all’ombra del gigante Google, la corsa e i tranelli per i canali all news e la sfida della crossmedialità.
Sono stati questi i temi dell’editoria alle prese con la Rete passata al setaccio ieri (N.d.R. 25 giugno) al Museo dell’Ara Pacis di Roma nell’evento organizzato da Agol (Associazione Giovani Opinion Leader). L’evento ha raccolto le esperienze di personalità coinvolte a diverso titolo nel sistema dell’editoria: Gianni Di Giovanni, amministrazione delegato di Agi, Paolo Messa, editore e fondatore di Formiche; Massimiliano Montefusco, direttore marketing e comunicazione RDS e Gianluca Semprini, giornalista e conduttore di Sky TG24.
Provocazioni iniziali
Dopo i saluti e l’introduzione iniziale affidati rispettivamente al presidente dell’associazione, Pierangelo Fabiano e a Maria Ida Moroni del direttivo di Agol, il dibattito è stato stimolato da Patrizia Rutigliano, direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione di Snam, presidente FERPI e presidente Onorario AGOL: “E’ possibile assimilare la complessità del lavoro di chi cura l’informazione con quello di un deejay? È vero che la carta e tutto ciò che è vecchio trattiene la vera evoluzione dell’editoria che è tutta nel digitale?”, sono stati gli spunti offerti da Rutigliano ai relatori.
Il ruolo dei giornalisti 2.0
Nel suo intervento, Gianni Di Giovanni, amministratore delegato di Agi, ha attraversato l’evoluzione della comunicazione, dall’epoca in cui essa viaggiava rapida, ed era pervasiva. Quella in cui i media non potevano essere contraddetti e i loro messaggi inondavano le case.
“Poi un nuovo paradigma ha bussato alla porta e da allora assistiamo ad un travaglio degli addetti ai lavori. Non essendo risultata una moda passeggera, chi non aveva creduto in questo cambiamento ha dovuto reinventarsi – ha spiegato Di Giovanni -. E la risposta di molti editori al web è stata la mercificazione delle notizie”.
La grande opportunità del web per Di Giovanni va però nella direzione opposta: “In Rete è necessario diversificarsi e sfuggire dal “pacchetto preconfezionato”. Perché la vera informazione è ciò che distingue il giornalismo da qualsiasi altra attività commerciale”.
Per Di Giovanni c’è ancora nella società un ruolo cruciale per i giornalisti. Ma nel futuro dell’informazione disegnato dall’amministrazione delegato di Agi i giornalisti “non saranno i sacerdoti di questa realtà ma coloro che possiedono gli strumenti per spiegarla”.
Ma come cambia il ruolo delle agenzie stampa all’epoca di Twitter? “I social disintermediano l’informazione ma se noi facciamo una bella torta non c’è twitter che tenga”, ha risposto Di Giovanni spiegando il compito ancora insostituibile delle agenzie attraverso la metafora della “cheesecake”: “C’è una base molto tenace che è la notizia, precisa, efficace. Poi c’è la parte che dà sostanza al tutto, una spiegazione semplice e molto ragionata della notizia. Per finire c’è il retroscena, quello che tutti sono curiosi di sapere”.
La corsa dei canali online
I social arrivano quindi prima delle agenzia stampa, ma la loro tempestività batte oggi anche i canali all news. E quanto e come essi incidono sui canali di informazione 24 ore su 24 è stato spiegato da Gianluca Semprini, giornalista e conduttore di SkyTg24.
Tra i temi toccati dal suo intervento all’Ara Pacis ci sono stati i pericolosi “tranelli” dei social network in cui ad uno sguardo superficiale possono cadere anche i canali all news nella rincorsa frenetica alla notizia e la condotta dei giornalisti sui profili privati: “Non c’è ancora una regola precisa su come i giornalisti debbano comportarsi quando twittano o postano un commento personale su Facebook”.
La riflessione che Semprini spinge a fare è sul tipo di commistione ci può essere tra i social e l’informazione: “Se essa si limita a coinvolgere gli utenti a commentare sui social su alcuni temi proposti l’innovazione è minima. Io penso che ci sia qualcosa di diverso, di più complicato e interessante ancora da sviluppare”.
L’editoria all’ombra di Google
Partendo da un dato di fatto, ovvero che in Italia il sistema dell’informazione è sempre stato più che altrove collegato con la politica e i grandi interessi economici facendo perno dal dopoguerra in poi sulla televisione pubblica, Paolo Messa, editore e fondatore di Formiche, ha descritto “quell’equilibrio fatto di pubblicità da una parte e sussidi pubblici dall’altra che ha portato il nostro Paese ad avere edicole strapiene e di prodotti e bilanci statali non più sostenibili e quindi una condizione di crisi”.
Tra gli sconvolgimenti del settore Messa ha ricordato l’arrivo in Italia del nuovo player televisivo e il più recente dominio di Google, forse la più grande rivoluzione per tutti gli addetti del settore: “Google in Italia oggi raccoglie, con un numero di dipendenti inferiore a quelli di una testata media della Rai, poco più di un miliardo di euro in un mercato pubblicitario che si è profondamente ristretto. Il suo trend in crescita verosimilmente l’anno prossimo lo proclamerà primo player per capacità di raccolta pubblicitaria”, ha spiegato il fondatore della rivista Formiche.
Ma secondo Messa il tema da riconoscere è un altro: “Non c’è nel presente e non ci sarà nel futuro lo spazio per tutti quelli che esercitano il ruolo dei giornalisti”. Per Messa, bisogna innanzitutto fare i conti con il cambiamento del consumo dell’informazione, sempre più legato ai dispositivi mobili, che dal punto di vista dell’offerta giornalistica comporta due dati: “Si rafforzano i soggetti dominanti e dei grandi marchi, vedi il Corriere della Sera e Repubblica che in Italia hanno uno share maggiore degli altri siti dei quotidiani degli altri Paesi, e dall’altra parte si produce una frammentazione ed una specializzazione dell’informazione”.
La sfida della crossmedialità
Alla crisi del mercato editoriale si può rispondere però con la crossmedialità. A testimoniarlo è Massimiliano Montefusco, direttore marketing e comunicazione di RDS che ha lanciato RDS Academy, un format innovativo che prevede un programma televisivo su Sky1, il coinvolgimento della piattaforma di Rds e quella Vanity Fair.
“RDS Academy è un primo format di crossmedialità che vede protagonisti tre editori con tre concessionarie che presentano un prodotto unico al mercato”, ha spiegato Montefusco. L’obiettivo? “Oltre a fornire un contratto di lavoro allo speaker vincitore della competizione radiofonica, il concept creativo del format – ha detto direttore marketing e comunicazione di RDS – permetterà ai media che entrano nell’ecosistema di rafforzarsi e dare un beneficio finale al partner commerciale riuscendo a raggiungere più utenti possibili”.
Fonte: Formiche.net

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