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Rolando: la narrazione urbana e il caso Milano

11/12/2014

“Il cambiamento della narrazione urbana è ciclico, plurale, policentrico. Nel corso del ‘900, Milano ha dovuto mutare la trama del racconto di sé. Trama non governata solo dalle istituzioni e dai poteri. Il brand appartiene davvero al popolo, cioè alla società”. Lo sostiene Stefano Rolando, in un’intervista esclusiva per Ferpi sui temi al centro del suo nuovo libro, Citytelling, che verrà presentato mercoledì 17 dicembre presso la Triennale di Milano.

In Citytelling affronta il tema del branding pubblico. Anche Milano, in vista di Expo 2015, come tutte le città che ospitano eventi di portata globale, ha pensato a come raccontare se stessa. Quali processi simbolici ed identitari percorre questa nuova narrazione della città? Quale il ruolo del Comitato Brand Milano?

Il cambiamento della narrazione urbana è ciclico, plurale, policentrico. Cioè grosso modo ad ogni salto di generazione – se prendiamo la vicenda del ‘900 – Milano ha dovuto mediare sue spinte evolutive con spinte (spesso drammatiche) create dalla storia; e ritrovarsi in condizione di rivedere il rapporto tra tradizione e innovazione. E quindi di mutare la trama del racconto di sé. Questa trama non è governata solo dalle istituzioni e neppure solo dai poteri. il brand appartiene davvero al popolo, cioè alla società. Da qui il coro delle voci che racconta cose anche diverse, per interessi diversi, per scopi diversi. Compito dell’istituzione è stimolare il dibattito pubblico, cercare di evitare che una sola parti racconti il tutto e mettere a disposizione informazioni veritiere sui dati della trasformazione della comunità (qualità statistica e progetti). Ecco così anche delineato, in breve, il compito del Comitato Brand Milano, costituito con rappresentanze sociali e professionali per mediare questo rapporto, avanzare proposte, cercare di far maturare in senso civile la problematica.

Quali le trasformazioni che Milano ha saputo attuare per Expo? Al termine della manifestazione la città ne uscirà cambiata ed arricchita? Saprà capitalizzare un’esperienza di tale portata?

Vanno distinti tre ambiti. Il primo è rappresentato dai cambiamenti strutturali della città, che sono oggettivi, economici, sociali, urbanistici. In parte spontanei, in parte trainati dall’evento. La fotografia del nuovo skyline di Milano e’ già un logo. Il secondo è rappresentato dalla battaglia ancora in corso per fare di Expo un racconto architettonico e culturale significativo, in coerenza con la storia della città che lo ospita che è una città di diritti (da Costantino a Beccaria) e un portale della filiera agroalimentare italiana e mediterranea verso il mondo. Questo secondo ambito – con le sue note contraddizioni, con cronache anche inquietanti, ma pure con uno sforzo organizzativo e professionale di livello che è in corso – deve significare un risultato di tematiche, di visitatori e di soluzioni sensate per il dopo Expo. Il terzo ambito è il nesso tra la legacy possibile e prevedibile (ma a tutt’oggi non risolta) e la costituzione della città metropolitana che parte dal primo gennaio 2015 e significa un altro volto, un’ altra dimensione, un’altra storia di Milano. Basta pensare che quella piattaforma si troverà esattamente nel baricentro della città metropolitana in formazione. La domanda che mi fa lei se la fanno tutti quelli che ragionano. Non ci sono ancora tutte le risposte, ma noi lavoriamo – nel nostro segmento – per favorirle. Senza quelle risposte anche la comunicazione narrativa di Milano ne soffrirebbe.

L’approccio al branding pubblico e l’esperienza in corso del Comitato Brand Milano ma anche le trasformazioni della città in vista di Expo saranno al centro di Citytelling, il nuovo libro di Stefano Rolando che verrà presentato a Milano, mercoledì 17 dicembre, con un incontro cui prenderanno parte anche Antonio Calabrò, Don Davide Milani, Patrizia Rutigliano e Paolo Verri.

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